Coronavirus: il business dei test sierologici

17 Maggio 2020
Coronavirus: il business dei test sierologici

L’analisi dell’epidemiologo Pier Luigi Lopalco.

Serve davvero al cittadino comune fare i test sierologici? Sono un importante screening di popolazione?  A fare un’attenta analisi del fenomeno è l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco, ordinario di Igiene all’Università di Pisa e responsabile del coordinamento regionale emergenze epidemiologiche dell’Agenzia regionale strategica per la salute e il sociale della Regione Puglia.

C’è stato il momento della richiesta popolare dei tamponi a tappeto e, a riguardo, l’esperto precisa”Spero la gente abbia capito che un tampone negativo alle ore 8:00 non esclude essere positivo alle ore 8:01 e, sola sola, abbia realizzato che forse hanno ragione gli esperti a fare quello che fanno (si chiamano esperti per questo motivo). Ora è il momento della sierologia. La spinta popolare a fare il test sierologico è forte e, ovviamente, i furbacchioni hanno fiutato odore di business a lunga distanza”.

A cosa serva, al cittadino comune, fare un test sierologico? Gli anticorpi, spiega in una nota che la nostra redazione ha appena ricevuto dall’agenzia Adnkronos, “iniziano ad essere identificabili a partire dalla fine della seconda settimana dopo l’inizio dei sintomi, quindi più o meno fine della terza settimana da quando abbiamo contratto l’infezione. Questo significa che se io risulto oggi positivo agli anticorpi, comunque per due-tre settimane ho potuto contagiare allegramente chi mi stava vicino. Non serve dunque a identificare i portatori. Per quello serve il tampone”.

Se comunque risulto positivo, posso stare tranquillo? L’epidemiologo Pier Luigi Lopalco: “Purtroppo no. Esiste una finestra temporale in cui sono presenti gli anticorpi, ma comunque anche il tampone è positivo: cioè ho le IgG ma ho anche il virus in gola. Morale della favola, se sono positivo al test sierologico, devo comunque mettermi in isolamento e fare il tampone”, continua Lopalco.

Ma se il tampone è negativo e le IgG sono positive, sono immune? Ancora una volta la risposta è “forse. Un livello alto di IgG (bisogna quindi fare un test che ne misuri il titolo) potrebbe correlare con la presenza di anticorpi neutralizzanti (protettivi), manon è sicuro sia così e, certamente, dipende anche dalla qualità del test che viene fatto. Purtroppo, per verificare la presenza di anticorpi davvero protettivi bisogna fare un test assai complesso che richiede la verifica della neutralizzazione del virus su una coltura cellulare. E’ evidente che un test del genere sono in pochissimi laboratori a poterlo fare. Le conclusioni, a questo punto, traetele da soli”, conclude l’epidemiologo.



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