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Posso chiedere l’anticipo del Tfr?

18 Maggio 2020
Posso chiedere l’anticipo del Tfr?

Il trattamento di fine rapporto alla finalità di tutelare la situazione economica del lavoratore in caso di cessazione del rapporto di lavoro.

Sei un lavoratore dipendente? Ti trovi a sostenere una spesa imprevista? Prima di chiedere un prestito in banca vorresti verificare la possibilità di ottenere almeno una parte del Tfr accumulato? Lo stipendio mensile percepito dal lavoratore non costituisce l’intero trattamento economico spettante al dipendente a fronte della prestazione di lavoro resa. Ciò in quanto lo stipendio mensile costituisce solo una parte del trattamento economico spettante al dipendente, essendoci delle voce retributive che vengono erogate in un momento cronologico differito nel tempo. La principale di queste voci è il trattamento di fine rapporto, che viene accumulato anno per anno durante il rapporto di lavoro ma viene materialmente erogato solo alla fine del rapporto di lavoro.

Il lavoratore, consapevole dell’esistenza di tale somma accantonata, potrebbe dunque chiedersi: posso chiedere un anticipo del Tfr? Come vedremo, la possibilità, almeno astrattamente, di ottenere un’anticipazione della liquidazione esiste. Tuttavia, al fine di vedersi accolta la richiesta, devono ricorrere una serie di condizioni.

Queste condizioni sono state introdotte dalla legge da un lato per non sminuire la funzione del trattamento di fine rapporto, che consiste nel proteggere il lavoratore quando perde il lavoro, e dall’altro lato per non creare problemi di liquidità alle imprese.

Che cos’è il Tfr?

Il rapporto di lavoro è un rapporto sinallagmatico, che, in termini semplici, significa che nel rapporto di lavoro le parti si assumono, reciprocamente, delle obbligazioni nei confronti dell’altra parte. La principale obbligazione del lavoratore è recarsi regolarmente al lavoro, presso la sede di lavoro e nel rispetto dell’orario di lavoro indicati nel contratto di lavoro, e svolgere diligentemente la prestazione di lavoro oggetto del contratto stesso.

La principale obbligazione del datore di lavoro è, invece, il pagamento dello stipendio mensile. Tuttavia, lo stipendio mensile non costituisce l’intero trattamento economico che spetta al lavoratore come corrispettivo per la prestazione di lavoro resa. Esistono delle componenti della retribuzione che vengono erogate al dipendente in momenti temporali diversi rispetto allo stipendio mensile.

Un esempio è rappresentato dalle cosiddette mensilità aggiuntive, e cioè dalla tredicesima e quattordicesima mensilità, che spettano al dipendente se previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro applicato al rapporto di lavoro. Come noto, tali mensilità aggiuntive non vengono erogate al dipendente mensilmente ma due volte l’anno, a Natale ed in estate.

Un altro istituto che viene erogato in un momento diverso rispetto allo stipendio mensile è il trattamento di fine rapporto, spesso indicato con l’acronimo Tfr o liquidazione. Si tratta, anche in questo caso, in sostanza, di una retribuzione differita, ossia, un trattamento economico che viene erogata al lavoratore in un momento differito nel tempo, quando il rapporto di lavoro cessa.

Quando scatta il diritto al Tfr?

La funzione fondamentale del Tfr è quella di tutelare, dal punto di vista economico, il lavoratore in caso di cessazione del rapporto di lavoro.

Nel nostro ordinamento costituzionale, infatti, la retribuzione è considerata un bene di primaria importanza poichè consente al lavoratore ed alla sua famiglia di condurre una esistenza libera e dignitosa [1].

Quando il lavoro viene a mancare, tuttavia, il diritto alla retribuzione cessa ed, è, dunque importante per il lavoratore poter contare su una somma di denaro accantonata negli anni. Proprio per questa finalità, il Tfr viene accantonato annualmente dal datore di lavoro ma viene pagato in un’unica soluzione quando il rapporto di lavoro cessa.

In questo modo, nonostante la perdita del lavoro, il lavoratore può contare su una somma di denaro a disposizione per gestire il periodo necessario a trovare un nuovo impiego. Ovviamente, tale somma sarà più o meno “ricca” a seconda della durata del rapporto di lavoro intercorso e del reddito percepito dal lavoratore.

Da ciò deriva che il Tfr spetta al lavoratore in ogni ipotesi di cessazione del rapporto, indipendentemente dal motivo per cui il contratto di lavoro viene risolto.

Ne consegue che il Tfr spetta in caso di:

Come si calcola il Tfr?

Le modalità di calcolo del Tfr sono stabilite direttamente dalla legge. La disposizione codicistica [2] prevede che, in ogni ipotesi di cessazione del rapporto di lavoro, al lavoratore subordinato spetta un trattamento di fine rapporto che si calcola sommando, per ogni anno di servizio, una somma pari alla retribuzione dovuta per l’anno stesso divisa per 13,5.

La quota annuale di Tfr viene riproporzionata per frazioni di anno. Per quanto concerne le frazioni di mese, la quota mensile spetta solo per frazioni di mese uguali o superiori a 15 giorni.

Soprattutto in caso di rapporti di lavoro particolarmente lunghi potrebbe accadere che la quota di Tfr accantonata molti anni fa perda, nel tempo, il suo valore reale. Proprio per questo, la legge prevede un meccanismo di rivalutazione del Tfr.

In particolare, al 31 dicembre di ogni anno, il Tfr, con esclusione della quota maturata nell’anno in corso, viene rivalutato applicando un tasso misto così composto: tasso dell’1,30 % in misura fissa e un ulteriore tasso costituito dal 75% dell’aumento dell’indice dei prezzi registrato dall’Istat.

Tfr: la base di calcolo

Per un corretto calcolo del Tfr occorre conoscere, esattamente, quali sono le voci retributive che devono essere computate nella base di calcolo del Tfr stesso. La disposizione codicistica prevede che la retribuzione annua utile per il calcolo del trattamento di fine rapporto sia costituita da tutte le somme corrisposte in dipendenza del rapporto di lavoro, comprese eventuali prestazioni in natura, escluso il rimborso delle spese.

Per entrare a far parte della base di calcolo del Tfr le predette somme devono essere caratterizzate dal requisito della non occasionalità.

A differenza dell’indennità sostitutiva del preavviso, il cui calcolo è rigidamente previsto dalla legge ed è inderogabile, nel caso del Tfr la legge affida ai contratti collettivi di lavoro la possibilità di derogare alla previsione normativa e di andare a disciplinare in modo diverso quali elementi devono rientrare e quali no nella base di calcolo del Tfr.

Posso chiedere l’anticipo del Tfr?

Durante la vita lavorativa può accadere che il dipendente abbia bisogno di una somma di denaro per sostenere una spesa importante. In questi casi, il lavoratore si chiede: posso chiedere l’anticipo del Tfr? E’ infatti evidente che risulta poco comprensibile per lavoratore dover chiedere un prestito ad un istituto di credito, magari con l’applicazione di importanti tassi di interesse, quando ha a disposizione una somma di denaro accantonata presso il datore di lavoro.

La legge consente la richiesta di anticipo del Tfr ma con alcune condizioni. Innanzitutto, il lavoratore, per poter richiedere l’anticipo del Tfr, deve avere maturato almeno 8 anni di anzianità di servizio presso lo stesso datore di lavoro. In secondo luogo, il dipendente non può chiedere l’anticipo dell’intero Tfr accantonato.

L’ammontare richiesto a titolo di anticipazione Tfr, infatti, non può superare la percentuale del 70% del trattamento cui il lavoratore avrebbe diritto se in quel momento cessasse il rapporto di lavoro. Inoltre, per evitare che la richiesta di anticipazione del Tfr da parte di numerosi dipendenti nello stesso momento possa mettere in difficoltà la tenuta contabile dell’impresa, la legge prevede che le richieste di anticipo del Tfr sono soddisfatte dai datori di lavoro, ogni anno, nel limite del 10% degli aventi diritto e comunque nel limite del 4% del numero totale dei dipendenti. Oltre a questi limiti, la legge esige anche una valida giustificazione per la richiesta di anticipo del Tfr.

Infatti, la richiesta di anticipazione del Tfr, per essere accolta, deve anche essere determinata non da una generica necessità di denaro, ma dalla necessità di sostenere una particolare tipologia di spesa tra quelle indicate dalla legge, ossia:

  • spese sanitarie per terapie e interventi straordinari riconosciuti dalle strutture pubbliche competenti;
  • acquisto della prima casa per sé o per i propri figli, che deve essere documentato con atto notarile.

La legge prevede che l’anticipazione del Tfr può essere ottenuta una sola volta nel corso del rapporto di lavoro e viene detratta, a tutti gli effetti, dal trattamento di fine rapporto. Anche in questo caso, la legge riconosce ai contratti collettivi di lavoro la possibilità di prevedere condizioni di miglior favore per i lavoratori per la richiesta dell’anticipo del Tfr.

I Ccnl possono, dunque, attenuare le rigorose limitazioni previste dalla legge ma non possono aggiungerne delle altre. In molti casi, ad esempio, i Ccnl hanno previsto che la richiesta di anticipo del Tfr possa essere presentata anche per sostenere spese diverse da quelle indicate dalla legge (ad es. per spese di formazione, per acquisto di una vettura, etc.). Oppure, in altri casi, la legge ha previsto anche a lavoratori con un’anzianità di servizio inferiore ad 8 anni di fare richiesta di anticipo del Tfr.

La derogabilità della norma, in ogni caso, è solo in melius. Ciò vuol dire che i Ccnl non possono introdurre una disciplina che limita ulteriormente la possibilità del lavoratore di richiedere l’anticipo del Tfr ma possono solo “allargare le maglie” in cui è possibile presentare la richiesta.

I contratti collettivi possono anche stabilire dei criteri di priorità nell’accoglimento delle domande di anticipazione Tfr presentate da personale dipendente.


note

[1] Art 36, Cost.

[2] Art. 2120 cod. civ.


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