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Come tutelarsi da un debitore

18 Maggio 2020 | Autore:
Come tutelarsi da un debitore

Tutte le strade da percorrere per riuscire a recuperare un credito, anche se chi deve pagare non possiede nulla o cerca di fare il furbo.

A volte, riuscire a recuperare un credito si presenta come una vera e propria impresa. Vi sono, infatti, debitori che per non pagare le inventano tutte. Eppure, anche se si è momentaneamente sprovvisti di denaro, sarebbe giusto cercare un modo per onorare i propri debiti, anche in misura inferiore oppure poco per volta. Anche un creditore, infatti, potrebbe trovarsi privo di liquidità ed avere un forte bisogno di ricevere i pagamenti che gli spettano.

Ecco quindi come tutelarsi da un debitore che dice di non avere soldi per pagare o che ricorre ad ogni sorta di espediente per sfuggire ai creditori.

Come convincere un debitore a pagare?

Naturalmente, la prima cosa da fare quando un debitore non paga è quella di contattarlo e cercare di indurlo, in maniera amichevole, ad onorare i suoi impegni. Può essere, infatti, che si tratti di una persona sostanzialmente onesta, ma in condizioni di momentanea difficoltà. In questi casi, spaventarlo non servirebbe, anzi lo metterebbe sulla difensiva. Meglio trovare un accordo: accontentarsi di una parte della somma dovuta oppure concordare una rateizzazione, mettendo tutto per iscritto.

Non sempre, però, si ha a che fare con persone disponibili a trovare una soluzione. Se il debitore fa orecchio da mercante, è bene rivolgersi subito a un avvocato, affinchè gli scriva chiedendogli formalmente di pagare entro un certo termine (di solito una quindicina di giorni). La lettera deve essere inviata a mezzo raccomandata a.r. o, se il debitore ne è provvisto, posta elettronica certificata (pec).

C’è una scadenza entro la quale devo attivarmi?

I crediti non durano in eterno: infatti, essi devono essere fatti valere entro il termine di prescrizione. Questo termine indica l’estinzione dei diritti per effetto del decorso del tempo [1]. Il termine di prescrizione, in linea di massima, è di 10 anni; tuttavia per alcune categorie di crediti esso è più breve. Il codice civile specifica i vari termini secondo le tipologie di credito.

Quando richiedi il pagamento al debitore formalmente e per iscritto, il termine di prescrizione si interrompe e ricomincia a decorrere da capo, per la stessa durata, dalla data in cui il destinatario ha ricevuto la comunicazione. Per questo, è importante inviare la richiesta di pagamento a mezzo pec, raccomandata a.r. oppure mediante atto notificato a mezzo di ufficiale giudiziario.

Che fare se il debitore rifiuta o non ritira una raccomandata?

Come tutelarsi da un debitore che non ritira la posta per sfuggire ai creditori? Se hai chiesto al debitore il pagamento a mezzo raccomandata a.r., può essere che egli, volendo fare il furbo, rifiuti la lettera oppure, in caso di giacenza all’ufficio postale, non vada a ritirarla nel termine di 30 giorni (che è quello trascorso il quale il plico torna indietro). In entrambi i casi, la raccomandata tornerà al mittente; ma ciò non significa che essa non abbia valore.

Sarebbe troppo semplice, infatti, sfuggire alla consegna di una raccomandata nel tentativo di far perdere tempo al creditore, sperando, magari, che frattanto decorra il termine di prescrizione. Per questo, la legge [2] stabilisce che la comunicazione si presume conosciuta dal debitore nel momento in cui essa giunge al suo domicilio: quindi anche se il postino si vede opporre un rifiuto oppure, non trovando il debitore in casa, gli lascia un avviso di giacenza. A tal proposito, la Cassazione ha chiarito che, nel momento in cui viene lasciato detto avviso, la raccomandata si presume conosciuta dal debitore [3].

Quindi, la raccomandata non ritirata o rifiutata, se non serve a “convincere” il debitore a pagare, ha almeno l’effetto (non da poco) di interrompere il termine di prescrizione del credito.

Che fare se l’indirizzo del debitore è falso?

Può essere che il debitore, per rendersi irreperibile, abbia stabilito come residenza “ufficiale” un luogo nel quale non vive. Si può anche arrivare alla situazione che nessuno dei vicini lo abbia mai visto.

In questo caso, non preoccuparti. Quella che fa fede è la residenza anagrafica risultante dal Comune. E anche se il debitore l’ha trasferita in un altro luogo, sarà possibile scoprirlo. Basta, infatti, chiedere un suo certificato di residenza all’Ufficio anagrafe. Se il debitore ha portato la residenza in un altro Comune, ciò sarà specificato nel certificato: in questo caso è possibile rivolgersi al relativo Ufficio anagrafe.

Sappi che l’Ufficio anagrafe non può rifiutarti il certificato, essendo previsto dalla legge che esso venga rilasciato a chiunque ne faccia richiesta [4], quindi anche a persone diverse dal diretto interessato, che nemmeno hanno con quest’ultimo rapporti di parentela.

Una volta individuata la residenza anagrafica potrai inviare le tue comunicazioni a questo indirizzo senza paura di sbagliare: saranno infatti legalmente valide ed efficaci. Il debitore, ovviamente, non le leggerà, ma questo, visto che si tratta di una persona poco disposta a collaborare (altrimenti non avrebbe stabilito una residenza falsa), in fondo ha poca importanza. Ciò che rileva è che si producano gli effetti legali delle comunicazioni, primo tra tutti l’interruzione della prescrizione.

Cosa occorre per agire contro il debitore?

Come tutelarsi da un debitore se le richieste di pagamento non servono a nulla? Se i solleciti di pagamento non hanno prodotto effetto, a maggior ragione se il debitore non li ha nemmeno letti, probabilmente è giunto il momento di intraprendere nei suoi confronti un’azione legale. L’obiettivo è quello di giungere al pignoramento dei beni del debitore allo scopo di venderli e soddisfare il tuo credito con il ricavato; oppure di pignorare direttamente il suo denaro o parte del suo stipendio.

Questo lo vedremo meglio in seguito; frattanto, però, devi sapere che non è possibile giungere al pignoramento se non si dispone di un titolo contro il debitore. Il titolo è un provvedimento del giudice che ordina al debitore di pagare la somma che ti deve. A tal proposito, hai due possibilità:

  • se il credito è certo, liquido (cioè determinato nel suo ammontare) ed esigibile (cioè già scaduto) puoi chiedere e ottenere un decreto ingiuntivo. In questo caso il giudice emette un provvedimento che ordina al debitore di pagare quanto dovuto entro 40 giorni dalla notifica;
  • se mancano i suddetti presupposti, puoi sempre fare causa al debitore ed ottenere una sentenza di condanna nei suoi confronti. Si tratta però di un procedimento più lungo e costoso.

Ottenuto il titolo devi notificarlo al debitore tramite ufficiale giudiziario. Successivamente, devi notificargli un altro atto, detto atto di precetto, che consiste nell’intimazione di pagare la somma dovuta, con gli interessi e le spese, dandogli un termine non inferiore a 10 giorni.

La legge consente di notificare titolo e precetto insieme. La decisione spetta a te e al tuo avvocato. Infatti, se ritieni che, dopo la notifica del titolo, il debitore possa spaventarsi e pagare, è meglio evitare ulteriori spese e limitarsi a questo, sperando che il tentativo faccia effetto. Se, invece, si tratta di un debitore incallito, meglio notificare insieme al titolo anche il precetto, in modo tale da procedere spediti verso il pignoramento (detto anche procedura esecutiva).

Cosa posso pignorare al debitore?

Esistono diverse forme di pignoramento alle quali puoi ricorrere. Scegliere l’una o l’altra dipende da due fattori:

  • ciò che il debitore possiede;
  • l’entità del tuo credito: infatti le varie procedure sono diverse per costo, durata ed efficacia.

Ecco quali sono le procedure esecutive che la legge prevede:

  • il pignoramento mobiliare. Riguarda i beni che arredano la casa del debitore. E’ fruttuoso se si riesce a trovare qualcosa di valore che sia facile da vendere (ad esempio gioielli o mobili d’antiquariato) o, meglio ancora, denaro contante;
  • il pignoramento immobiliare. Ha per oggetto i beni immobili del debitore (case, terreni). E’ una procedura lunga e costosa, quindi vale la pena di ricorrervi se il credito è consistente, di almeno qualche migliaio di euro;
  • il pignoramento del veicolo;
  • il pignoramento dello stipendio o della pensione, che comunque sono attaccabili solo per un quinto del loro ammontare mensile. E’ la forma preferibile se il debitore è stipendiato o pensionato, sempre che non ci abbiano pensato prima altri creditori;
  • il pignoramento del denaro depositato nel conto corrente;
  • il pignoramento di crediti che il debitore ha verso terze persone. In tal caso il terzo sarà tenuto a pagare direttamente te anzichè il tuo debitore.

Come conoscere la situazione economica del debitore?

A questo punto, ti chiederai come scoprire se il debitore possiede qualcosa da pignorare. Niente paura: non dovrai rivolgerti a un investigatore privato. La legge consente [5] di presentare un’istanza al Presidente del Tribunale chiedendo l’autorizzazione ad effettuare la ricerca telematica dei beni del debitore. All’istanza bisogna allegare il titolo e il precetto. La procedura ha un costo di 43 euro (è il contributo unificato, cioè la tassa che bisogna pagare per le attività giudiziarie), oltre, naturalmente, al compenso che chiederà l’avvocato.

Ottenuto il provvedimento di autorizzazione, sarà l’ufficiale giudiziario ad effettuare le ricerche in tutte le possibili banche dati: quelle della pubblica amministrazione e degli enti previdenziali, quella dell’Agenzia delle Entrate, il Pubblico registro automobilistico (Pra), i registri immobiliari, gli Istituti di credito. Alla fine, egli redigerà un verbale dal quale risulteranno le banche dati consultate e i risultati della ricerca.

In questo modo, potrai sapere se il debitore possiede immobili o un autoveicolo, percepisce uno stipendio o una pensione, ha crediti verso terzi; è possibile anche scoprire con quali Istituti di credito intrattiene rapporti.

Cosa faccio se il mio debitore non possiede nulla?

Ma come tutelarsi da un debitore impossidente? Se il tuo debitore non possiede nulla oggi, ciò non significa che tale situazione debba durare per sempre. Può essere infatti che in futuro egli trovi un lavoro, oppure diventi intestatario di un immobile o abbia un credito verso qualcuno.

La prima cosa che devi fare è impedire che si verifichi la prescrizione del tuo credito; come ti ho detto il codice civile stabilisce diversi termini in relazione alle varie tipologie di crediti, quindi devi individuare quello che ti interessa ed impedirne la scadenza, inviando di tanto in tanto al debitore una richiesta di pagamento a mezzo raccomandata. Importante, in queste situazioni, è la tempestività. Se scopri che il debitore ha trovato un lavoro dipendente oppure ha un credito verso qualcuno, devi procedere subito al pignoramento prima che ci pensino altri (cosa che può accadere se si tratta di una persona abituata a non pagare i debiti).

Può essere anche che il debitore avesse in precedenza intestati degli immobili ma, sapendo di rischiare un pignoramento, li abbia venduti o donati ad altri, oppure li abbia destinati a un fondo patrimoniale. In questi casi il rimedio c’è; infatti:

  • in caso di vendita o donazione, entro un anno da quando essa è avvenuta si può procedere ugualmente al pignoramento, anche in capo a terze persone [6];
  • in ogni caso è possibile esercitare, entro 5 anni dall’atto, un’azione finalizzata a renderlo inefficace, detta azione revocatoria [7]. In tal caso, occorre dimostrare che il debitore abbia ceduto il bene con la consapevolezza di procurare un danno al creditore; se l’atto è a titolo oneroso 8cioè se il venditore ha ricevuto un corrispettivo per la cessione, come avviene nella vendita) occorre che anche il terzo fosse consapevole della frode;
  • per quanto riguarda il fondo patrimoniale, si tratta di un insieme di beni destinati a soddisfare i bisogni della famiglia [8]. Il fondo si costituisce dal notaio e viene annotato a margine dell’atto di matrimonio. I beni che lo costituiscono sono pignorabili soltanto per soddisfare i crediti nati per esigenze diverse da quelle familiari: ad esempio per investimenti. Quindi, se si condidera che gran parte delle spese avvengono per soddisfare necessità della famiglia (anche quelli contratti per svolgere un’attività professionale o d’impresa), i margini per attaccare il fondo sono piuttosto ridotti. In ogni caso anche per la costituzione del fondo patrimoniale è possibile esercitare l’azione revocatoria, se si dimostra che ciò è avvenuto in frode al creditore.

note

[1] Art. 2934 e ss. cod. civ.

[2] Art. 1335 cod. civ.

[3] Cass. sent. n. 6527/2003.

[4] Art. 33 co. 1 dpr n. 223/1989.

[5] Art. 492 bis cod. proc. civ.

[6] Art. 2929 bis cod. civ.

[7] Art. 2901 cod. civ.

[8] Art. 167 cod. civ.


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