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Responsabilità bagnino: ultime sentenze

19 Maggio 2021
Responsabilità bagnino: ultime sentenze

Delitti contro la vita; annegamento di una bagnante; nesso causale tra la condotta omissiva di un bagnino e la morte di un ragazzo in piscina.

IL bagnino è titolare di una posizione di garanzia

Il bagnino addetto ad un impianto di piscina è titolare, ai sensi dell’articolo 40, comma 2, c.p., di una posizione di garanzia in forza della quale egli è tenuto a sorvegliare gli utenti della stessa per garantirne l’incolumità fisica. (Nella fattispecie la Corte ha ritenuto immune da censure la affermazione di responsabilità del bagnino per il reato di omicidio colposo in relazione all’annegamento di una minore, per non avere prestato la dovuta attenzione e averla soccorsa solo alcuni minuti dopo il suo inabissamento).

Cassazione penale sez. IV, 04/02/2020, n.13848

Rilascio del brevetto di bagnino di salvataggio

In tema di lavoro del minore presso uno stabilimento balneare, il rilascio del brevetto di bagnino di salvataggio da parte di una società all’uopo autorizzata include anche l’accertamento dell’idoneità psicofisica ai fini dell’ammissione all’attività lavorativa, con conseguente esclusione del reato ex art. 8 comma 1, 26 comma 2 e 81 comma 2 l. n. 977 del 1967.

Cassazione penale sez. III, 30/01/2014, n.19848

Annegamento in prossimità del bagnasciuga

La circostanza che, all’atto del principio di annegamento (presumibilmente da malore) di una bagnante in prossimità del bagnasciuga, l’assistente bagnino non sedesse nella postazione di salvataggio (in quanto impegnato in un intervento nei confronti di altro bagnante) e abbia quindi prestato soccorso con ritardo (cui è conseguita l’inalazione di ingenti quantitativi d’acqua, con grave pregiudizio fisico che ha portato al decesso qualche mese dopo) non vale, di per sé, a provare la negligenza della cooperativa incaricata del servizio di salvamento.

Tribunale Rimini, 15/01/2014

Esclusione responsabilità bagnino

L’attribuzione ad un singolo bagnino, da parte del gestore della piscina, della sorveglianza contemporanea di tre vasche, sebbene vicine, frequentate da una pluralità di bagnanti e nuotatori, rende impossibile l’espletamento del suo incarico (nella specie, la Corte ha escluso la responsabilità del bagnino per l’annegamento di un minore, atteso che l’attento controllo di un settore non gli consentiva di guardare con altrettanta attenzione altro settore della piscina, sicché risultava in concreto impossibile accorgersi di un evento verificatosi in pochi attimi, quale l’immersione per annegamento del minore).

Cassazione penale sez. IV, 15/06/2012, n.38024

Incuria o disattenzione bagnino

Le cause sopravvenute idonee ad escludere il rapporto di causalità non sono solo quelle che innescano un percorso causale completamente autonomo rispetto a quello determinato dall’agente, bensì anche quelle che, pur inserite in un percorso causale ricollegato alla condotta (attiva od omissiva) dell’agente, presentino caratteri di assoluta anomalia, eccezionalità ed imprevedibilità.

(In applicazione del principio, la S.C., in fattispecie di omicidio colposo configurato a carico di una madre, per avere consentito che il proprio figlio dell’età di tre anni si accompagnasse, senza essere specificamente affidato ad alcuno, ad un gruppo di persone che frequentavano la piscina di uno stabilimento balneare nella quale il piccolo era poi annegato, ha ritenuto che non potesse essere qualificata come inopinata od assolutamente imprevedibile per la madre l’assenza di un bagnino addetto alla tutela dei bagnanti che utilizzavano la piscina, od una sua incuria o disattenzione).

Cassazione penale sez. IV, 30/01/2008, n.13939

Condotta omissiva di un bagnino 

È esclusa la sussistenza di un nesso causale tra la condotta omissiva di un bagnino e la morte di un ragazzo in piscina, quando quest’ultimo non è rimasto vittima di una sindrome di annegamento ma da idrocuzione, evento contraddistinto dall’assoluta mancanza di segnali premonitori e dalla drammatica evolutività cui nessuna pratica può essere posta in essere se non in termini ristretti.

Tribunale Catania sez. III, 04/05/2005, n.833

Attività pericolose e responsabilità per i danni alla persona

Le attività pericolose, che per loro stessa natura od anche per i mezzi impiegati, rendono probabile e non semplicemente possibile il verificarsi di un evento dannoso e importano responsabilità ex art. 2050 c.c., devono essere tenute distinte da quelle normalmente innocue che possono diventare pericolose per la condotta di chi le esercita e che comportano responsabilità secondo la regola generale ex art. 2043 c.c.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto esente da vizi la sentenza di merito che aveva escluso che l’uso di una piscina di per sè costituisse attività pericolosa, e nel contesto, in cui la piscina costituiva il semplice elemento coreografico di una festa, aveva attribuito la responsabilità per i danni alla persona subiti da uno degli ospiti, che al buio decideva di tuffarsi nella medesima, esclusivamente alla sua improvvisa e sconsiderata decisione, di cui neppure l’eventuale presenza di un bagnino avrebbe potuto evitare le conseguenze negative).

Cassazione civile sez. III, 15/10/2004, n.20334

Sanzione irrogata ad un bagnino: illegittimità

L’ordine regolante la balneazione, emesso dal comandante del porto ai sensi dell’art. 1164 c.nav., non si rivolge soltanto ai concessionari di stabilimenti balneari ma anche direttamente ai bagnini e agli assistenti alla balneazione. È pertanto illegittima la sanzione irrogata ad un bagnino il quale, asseritamente per ordine del concessionario dello stabilimento, non stazionava nella postazione di salvataggio, ma se ne era allontanato per svolgere un’altra attività all’interno dello stabilimento.

Cassazione civile sez. I, 12/06/2006, n.13589

Assenteismo del bagnino

Incorre in responsabilità penale per colpa il direttore di un complesso alberghiero fornito di piscina, per la morte, in seguito ad annegamento, di un cliente al quale non sia stato prestato tempestivo soccorso, qualora emerga che il servizio di vigilanza e soccorso non veniva in concreto espletato con correttezza e funzionalità a causa dell’assenteismo del bagnino, che sostava in altro luogo e aveva delegato i propri compiti di assistenza e persona inidonea.

(Nella specie la corte ha ritenuto che spettava al detto direttore, indipendentemente dalla circostanza che fosse stato assunto da poco tempo rispetto alla data del verificarsi dell`infortunio, in concreto e sin dal primo momento (dell`assunzione dell`incarico) controllare e vigilare acche` il servizio di soccorso si svolgesse con funzionalita` e correttezza).

Corte di Cassazione, Sezione 4, Penale, Sentenza, 15/09/1988, n. 9234



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