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Responsabilità bagnino: ultime sentenze

4 Luglio 2020
Responsabilità bagnino: ultime sentenze

Delitti contro la vita e l’incolumità individuale; annegamento nella piscina del cliente di un albergo; annegamento di una bagnante in prossimità del bagnasciuga; stabilimento balneare; immersione per annegamento del minore; nesso causale tra la condotta omissiva di un bagnino e la morte di un ragazzo in piscina.

Assenteismo del bagnino

Incorre in responsabilità penale per colpa il direttore di un complesso alberghiero fornito di piscina, per la morte, in seguito ad annegamento, di un cliente al quale non sia stato prestato tempestivo soccorso, qualora emerga che il servizio di vigilanza e soccorso non veniva in concreto espletato con correttezza e funzionalità a causa dell’assenteismo del bagnino, che sostava in altro luogo e aveva delegato i propri compiti di assistenza e persona inidonea.

(Nella specie la corte ha ritenuto che spettava al detto direttore, indipendentemente dalla circostanza che fosse stato assunto da poco tempo rispetto alla data del verificarsi dell`infortunio, in concreto e sin dal primo momento (dell`assunzione dell`incarico) controllare e vigilare acche` il servizio di soccorso si svolgesse con funzionalita` e correttezza).

Corte di Cassazione, Sezione 4, Penale, Sentenza, 15/09/1988, n. 9234

Reato di omicidio colposo

Integra il reato di omicidio colposo la condotta del direttore di un albergo che non inibisca materialmente ai clienti l’accesso alla piscina negli orari in cui non è garantito il servizio di salvataggio, ma si limiti ad esporre il regolamento di utilizzo della medesima contenente un divieto in tal senso, qualora degli ospiti vi anneghino facendo il bagno nell’orario non consentito.

(In motivazione la Corte ha precisato che l’avventato comportamento dei clienti doveva ritenersi prevedibile dal direttore dell’albergo, che dunque non poteva ritenere assolto l’obbligo connesso alla sua posizione di garanzia attraverso l’affidamento nella scrupolosa osservanza del regolamento della piscina da parte dei medesimi).

Cassazione penale sez. IV, 22/10/2008, n.45698

Condotta omissiva di un bagnino 

È esclusa la sussistenza di un nesso causale tra la condotta omissiva di un bagnino e la morte di un ragazzo in piscina, quando quest’ultimo non è rimasto vittima di una sindrome di annegamento ma da idrocuzione, evento contraddistinto dall’assoluta mancanza di segnali premonitori e dalla drammatica evolutività cui nessuna pratica può essere posta in essere se non in termini ristretti.

Tribunale Catania sez. III, 04/05/2005, n.833

Piscina di uno stabilimento balneare

Le cause sopravvenute idonee ad escludere il rapporto di causalità non sono solo quelle che innescano un percorso causale completamente autonomo rispetto a quello determinato dall’agente, bensì anche quelle che, pur inserite in un percorso causale ricollegato alla condotta (attiva od omissiva) dell’agente, presentino caratteri di assoluta anomalia, eccezionalità ed imprevedibilità.

(In applicazione del principio, la S.C., in fattispecie di omicidio colposo configurato a carico di una madre, per avere consentito che il proprio figlio dell’età di tre anni si accompagnasse, senza essere specificamente affidato ad alcuno, ad un gruppo di persone che frequentavano la piscina di uno stabilimento balneare nella quale il piccolo era poi annegato, ha ritenuto che non potesse essere qualificata come inopinata od assolutamente imprevedibile per la madre l’assenza di un bagnino addetto alla tutela dei bagnanti che utilizzavano la piscina, od una sua incuria o disattenzione).

Cassazione penale sez. IV, 30/01/2008, n.13939

Rilascio del brevetto di bagnino di salvataggio

In tema di lavoro del minore presso uno stabilimento balneare, il rilascio del brevetto di bagnino di salvataggio da parte di una società all’uopo autorizzata include anche l’accertamento dell’idoneità psicofisica ai fini dell’ammissione all’attività lavorativa, con conseguente esclusione del reato ex art. 8 comma 1, 26 comma 2 e 81 comma 2 l. n. 977 del 1967.

Cassazione penale sez. III, 30/01/2014, n.19848

Sanzione irrogata ad un bagnino: illegittimità

L’ordine regolante la balneazione, emesso dal comandante del porto ai sensi dell’art. 1164 c.nav., non si rivolge soltanto ai concessionari di stabilimenti balneari ma anche direttamente ai bagnini e agli assistenti alla balneazione. È pertanto illegittima la sanzione irrogata ad un bagnino il quale, asseritamente per ordine del concessionario dello stabilimento, non stazionava nella postazione di salvataggio, ma se ne era allontanato per svolgere un’altra attività all’interno dello stabilimento.

Cassazione civile sez. I, 12/06/2006, n.13589

Principio di annegamento in prossimità del bagnasciuga

La circostanza che, all’atto del principio di annegamento (presumibilmente da malore) di una bagnante in prossimità del bagnasciuga, l’assistente bagnino non sedesse nella postazione di salvataggio (in quanto impegnato in un intervento nei confronti di altro bagnante) e abbia quindi prestato soccorso con ritardo (cui è conseguita l’inalazione di ingenti quantitativi d’acqua, con grave pregiudizio fisico che ha portato al decesso qualche mese dopo) non vale, di per sé, a provare la negligenza della cooperativa incaricata del servizio di salvamento.

Tribunale Rimini, 15/01/2014

Bagnino: sorveglianza contemporanea di tre vasche

L’attribuzione ad un singolo bagnino, da parte del gestore della piscina, della sorveglianza contemporanea di tre vasche, sebbene vicine, frequentate da una pluralità di bagnanti e nuotatori, rende impossibile l’espletamento del suo incarico (nella specie, la Corte ha escluso la responsabilità del bagnino per l’annegamento di un minore, atteso che l’attento controllo di un settore non gli consentiva di guardare con altrettanta attenzione altro settore della piscina, sicché risultava in concreto impossibile accorgersi di un evento verificatosi in pochi attimi, quale l’immersione per annegamento del minore).

Cassazione penale sez. IV, 15/06/2012, n.38024

Attività pericolose e responsabilità per i danni alla persona

Le attività pericolose, che per loro stessa natura od anche per i mezzi impiegati, rendono probabile e non semplicemente possibile il verificarsi di un evento dannoso e importano responsabilità ex art. 2050 c.c., devono essere tenute distinte da quelle normalmente innocue che possono diventare pericolose per la condotta di chi le esercita e che comportano responsabilità secondo la regola generale ex art. 2043 c.c.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto esente da vizi la sentenza di merito che aveva escluso che l’uso di una piscina di per sè costituisse attività pericolosa, e nel contesto, in cui la piscina costituiva il semplice elemento coreografico di una festa, aveva attribuito la responsabilità per i danni alla persona subiti da uno degli ospiti, che al buio decideva di tuffarsi nella medesima, esclusivamente alla sua improvvisa e sconsiderata decisione, di cui neppure l’eventuale presenza di un bagnino avrebbe potuto evitare le conseguenze negative).

Cassazione civile sez. III, 15/10/2004, n.20334

Omesso impedimento dell’accesso all’impianto in assenza del bagnino

Integra il reato di omicidio colposo la condotta del direttore di un albergo che non inibisca materialmente ai clienti l’accesso alla piscina negli orari in cui non è garantito il servizio di salvataggio, ma si limiti ad esporre il regolamento di utilizzo della medesima contenente un divieto in tal senso, qualora degli ospiti vi anneghino facendo il bagno nell’orario non consentito. (In motivazione la Corte ha precisato che l’avventato comportamento dei clienti doveva ritenersi prevedibile dal direttore dell’albergo, che dunque non poteva ritenere assolto l’obbligo connesso alla sua posizione di garanzia attraverso l’affidamento nella scrupolosa osservanza del regolamento della piscina da parte dei medesimi).

Corte di Cassazione, Sezione 4, Penale, Sentenza, 10/12/2008, n. 45698



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