Coronavirus: gli ostacoli da superare per bonus e aiuti

18 Maggio 2020 | Autore:
Coronavirus: gli ostacoli da superare per bonus e aiuti

Alcuni sussidi si scontrano con dei problemi burocratici che rallentano o impediscono il pagamento.

Si fa presto a dire bonus. Non bisogna mai dare per stabilito che gli aiuti promessi dal Governo con i vari decreti approvati durante l’emergenza coronavirus arrivino in un batter d’occhio: in alcuni casi, occorre stare molto attenti alle procedure per non perdere il diritto ad un sostegno al reddito.

Succede, ad esempio, con il bonus baby sitter, introdotto per chi deve rientrare al lavoro dopo la quarantena ma ha dei figli da assistere a causa della chiusura delle scuole. L’assegno viene rinnovato, è vero, ma non in automatico: c’è bisogno di presentare nuovamente domanda sul sito dell’Inps. L’agevolazione, riservata a chi ha dei figli al di sotto dei 12 anni (a meno che siano disabili, in questo caso, non c’è limite d’età) è passata da 600 a 1.200 euro grazie al decreto Rilancio e non è cumulabile con bonus nido e congedo parentale. Ma chi ha già incassato il primo bonus, ha diritto solo a 600 euro. Stessa regola per il personale sanitario, il cui assegno è passato da 1.000 a 2.000 euro: chi ha già preso il primo bonus, percepirà il secondo dello stesso valore e non raddoppiato.

Migliaia di lavoratori hanno lamentato dei ritardi nel pagamento della cassa integrazione prevista per chi è rimasto a casa (e dovrà rimanerci ancora) durante l’emergenza. Uno strumento quasi obbligato per le aziende costrette alla chiusura o in difficoltà economica, visto il divieto di licenziamento in vigore. Vedersi arrivare i soldi della Cig, dunque, non è così scontato. Per superare questo ostacolo, il decreto Rilancio ha previsto che il datore di lavoro comunichi direttamente all’Inps di quante ore di cig avrà bisogno. In questo modo, l’istituto anticiperà entro 30 giorni, il 40% della somma dovuta. Viene così bypassato l’iter che prevede per la cassa integrazione in deroga la comunicazione alle Regioni.

Le autorità sanitarie – e non solo – temono che con la ripresa delle attività i mezzi di trasporto pubblico diventino un covo di contagi e, per questo, il Governo ha deciso di incentivare l’uso di mezzi alternativi, come la bicicletta o i monopattini elettrici. Ecco, allora, che viene introdotto un bonus per pagare il 60% del costo di una «due ruote» o di un monopattino fino ad un massimo di 500 euro. C’è, anche qui, un «ma»? C’è: ancora non si sa come ottenere l’agevolazione. Si sa che interessa chi acquista uno di questi veicoli alternativi dal 4 maggio al 31 dicembre di quest’anno, che il bonus può essere richiesto una volta sola e che non è valido per l’acquisto di un motorino elettrico. Ma quello che ancora deve essere spiegato è se lo sconto viene fatto alla cassa, al momento dell’acquisto, o se bisogna scaricarlo sulla dichiarazione dei redditi oppure se c’è un altro meccanismo ancora. Per adesso, la mossa migliore è quella di conservare lo scontrino. Tra le altre cose, si parla della messa a punto di una piattaforma su cui caricare la ricevuta dell’acquisto.

Anche sul bonus per colf e badanti c’è un ostacolo da superare. Questi lavoratori domestici, penalizzati dallo stop della loro attività per l’emergenza coronavirus, hanno diritto ad un bonus fino a 1.000 euro per i mesi di aprile e maggio, purché al 23 febbraio scorso avessero in atto uno o più contratti di lavoro di almeno 10 ore settimanali, non siano conviventi con il datore di lavoro e non percepiscano altri sussidi come, ad esempio, il reddito di cittadinanza. Bene: qual è il loro problema? Il problema è che i soldi li devono prendere dall’Inps presentando regolare domanda, ma il modulo per farlo ancora non c’è. L’equazione è ovvia: niente domanda, niente soldi.



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