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Fondo patrimoniale: è intoccabile?

18 Maggio 2020
Fondo patrimoniale: è intoccabile?

Pignoramento del fondo patrimoniale: che succede con i debiti dell’attività lavorativa?

Nato con l’intento di proteggere il patrimonio mobiliare e immobiliare dai rischi del futuro onde destinarlo ai bisogni della famiglia e al mantenimento dei figli, il fondo patrimoniale è stato da sempre usato per sottrarre la casa e gli altri immobili ai pignoramenti dei creditori. Ragion per cui, con una serie di progressivi interventi, la Cassazione ne ha ristretto l’operatività. Ma cos’è il fondo patrimoniale e come funziona? Il fondo patrimoniale è intoccabile per davvero oppure rischia di esser un inutile spreco di denaro? 

Una recente ordinanza della Cassazione [1] sembra aprire un nuovo spiraglio alla possibilità di avvalersi del fondo per proteggersi dai debiti dell’attività lavorativa. 

Sarà dunque meglio fare il punto della situazione illustrando, a chi ancora non la conoscesse, questa importantissima figura del diritto civile. Ma procediamo con ordine.

Cos’è e a cosa serve il fondo patrimoniale 

Chi vuol sapere tutto sul fondo patrimoniale farà bene a leggere la nostra guida dal titolo “Il fondo patrimoniale: vantaggi e costi“. Lì scoprirà cos’è il fondo patrimoniale e come tutelarlo. Qui ci limiteremo a dare le informazioni sommarie.

Il fondo patrimoniale è una sorta di scudo giuridico che, tramite un atto notarile, viene istituito sui beni immobili del debitore, sui titoli di credito e sui beni mobili registrati (auto, moto, imbarcazioni). Non è, quindi, possibile creare un fondo patrimoniale su conti correnti o altri depositi di denaro. 

Possono costituire un fondo patrimoniale solo le coppie sposate o che hanno realizzato un’unione civile (quindi, omosessuali). Non è possibile il fondo patrimoniale per i conviventi di fatto.

Una volta costituito, il fondo patrimoniale evita che i beni in esso inseriti possano essere pignorati dai creditori. Non da tutti però. Il fondo patrimoniale protegge solo dai debiti (anche tributari e dovuti a risarcimento) derivanti da attività speculative o voluttuarie ma non da quelli contratti per soddisfare i bisogni della famiglia, siano essi bisogni indispensabili oppure bisogni provocati dall’intento di avere un certo tenore di vita familiare.

Difatti, scopo del fondo patrimoniale è quello di destinare tutti o solo alcuni beni del proprietario «a far fronte ai bisogni della famiglia». Sicché, i relativi frutti (ad esempio, i canoni di affitto) devono essere impiegati per le necessità dei coniugi o dei figli.  

Questo, però, non toglie che il fondo patrimoniale possa essere revocato in qualsiasi momento. Lo stesso si scioglie quando i coniugi decidono di separarsi.

Il fondo patrimoniale è inattaccabile?

Abbiamo detto che i beni inseriti nel fondo patrimoniale non possono essere pignorati dai creditori. Questa affermazione, però, va presa con le pinze. Possiamo, infatti, distinguere due tipi di debiti:

  • debiti sorti dopo la costituzione del fondo patrimoniale: qui la questione diventa un po’ più complessa. Il codice civile stabilisce che il pignoramento sui beni del fondo patrimoniale non può aver luogo «per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia». Significa che i beni del fondo patrimoniale non sono espropriabili se il debitore prova [2] che il creditore era a conoscenza dell’estraneità del debito rispetto ai «bisogni della famiglia» del debitore. Quindi, in buona sostanza, per tutti i debiti contratti per i bisogni della famiglia (spese alimentari, esigenze abitative, di trasporto, salute, istruzione dei figli, ecc.), il fondo non protegge; invece, per tutti gli altri debiti vale lo scudo dell’impignorabilità;
  • debiti sorti prima della costituzione del fondo patrimoniale: il fondo patrimoniale tutela solo a partire dal sesto anno successivo alla sua costituzione. Difatti, nei primi cinque anni dall’annotazione del fondo sull’atto di matrimonio – adempimento necessario per rendere opponibile tale scudo ai terzi – i creditori possono esercitare la cosiddetta «azione revocatoria» che ha lo scopo di rendere inefficace, nei loro confronti, il fondo stesso. Il che significa che i beni in esso inseriti saranno pignorabili. Se però decorrono i cinque anni, il creditore può aggredire il fondo solo se le sue ragioni di credito derivano da un’obbligazione contratta per soddisfare i bisogni della famiglia del debitore (proprio come visto sopra); al che il debitore è tenuto a provare il carattere voluttuario o meramente speculativo del suo debito (prova che, se non riesce, spiana la strada all’esecuzione forzata).

Fondo patrimoniale: quando non protegge?

Possiamo così tracciare uno spartiacque: 

  • è possibile pignorare i beni del fondo se il debito è nato per soddisfare i bisogni della famiglia; 
  • non è possibile pignorare i beni del fondo se il debito è nato per soddisfare bisogni diversi da quelli della famiglia, ossia di natura speculativa o voluttuaria (bisogni cioè non indispensabili, come possono essere i beni di lusso). 

La questione si gioca, dunque, sul concetto di «bisogni della famiglia» del debitore.

Al riguardo, la Cassazione ha sposato un’interpretazione estensiva [3]: sono bisogni non solo le esigenze “indispensabili” (ad esempio: procurarsi l’alimentazione e l’abitazione) ma anche i comportamenti tenuti per perseguire uno scopo di «pieno mantenimento» e di «armonico sviluppo della famiglia» («in ragione dell’indirizzo della vita familiare e del tenore prescelto» «in conseguenza delle possibilità economiche familiari»); nonché quelli preordinati «al potenziamento» della «capacità lavorativa» del debitore.

Secondo il tradizionale insegnamento della Cassazione, anche i debiti contratti per l’attività lavorativa rientrano tra i bisogni della famiglia perché è proprio grazie ad essa che è possibile mantenere i congiunti. In particolare, si tratta dei debiti contratti nell’esercizio dell’attività professionale e imprenditoriale, nonché le inerenti obbligazioni tributarie [4].

Rientrano nei bisogni di famiglia anche le tasse, perché spesso collegate al lavoro o alla casa, che sono bisogni familiari [5]. 

Si può allora dire che il fondo abbia un’operatività molto marginale, destinata più che altro a chi ha le possibilità economiche di spendere in beni di lusso o di fare investimenti. Di tanto avevamo già parlato nell’articolo “Abolito di fatto il fondo patrimoniale“.

Come dicevamo in apertura, però, sembra che la Cassazione abbia voluto aprire, da ultimo, uno spiraglio di maggiore tutela per il patrimonio familiare. Nella recente decisione qui in commento [1], la Corte ha infatti escluso il pignoramento dei beni vincolati in fondo patrimoniale se si tratta di un credito «solo indirettamente destinato alla soddisfazione delle esigenze familiari del debitore, rientrando nell’attività professionale da cui quest’ultimo ricava il reddito occorrente per il mantenimento della famiglia»; e ciò in quanto vi è la «necessità di una interpretazione non restrittiva delle esigenze familiari, da non ridurre ai soli bisogni essenziali della famiglia».

Il fondo patrimoniale tutela dai risarcimenti?

Il fondo patrimoniale non tutela solo dai debiti derivanti da contratti ma anche da risarcimenti del danno. Anche in questo caso, il fondo non tutela dal pignoramento se la ragione del risarcimento deriva da fatti inerenti alle esigenze familiari (si pensi al risarcimento derivante da una tubatura di un appartamento destinato a casa famigliare [6]).


note

[1] Cass. ord. n. 8201/20 del 27.04.2020.

[2] Cass. sent. n. 4175/2020.

[3] Cass. sent. n. 134/1984, 11683/2001, 15862/2009, 15886/2014, 26126/2019, 5017/2020.

[4] Cass. sent. n. 3738/2015, 23876/2015, 1652/2016, 9188/2016, 22761/2016, 4593/2017, 20998/2018, 5017/2020

[5] Cass. sent. n. 5369/2020.

[6] Cass. sent. n. 8991/2003, 11230/2003, 12998/2006.


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