Coronavirus: «I numeri ufficiali sono falsati»

18 Maggio 2020 | Autore:
Coronavirus: «I numeri ufficiali sono falsati»

Fase 2, i contagiati reali da Sars-CoV-2 sono “tra 5 e 10” volte quelli riportati nei bollettini. Crisanti sulle riaperture: «è una decisione politica che deve avvenire a un rischio accettabile».

Oggi, 18 maggio, molte attività commerciali alzeranno di nuove le serrande (ristoranti, bar, negozi, parrucchieri, centri estetici e una parte delle attività sportive). Un momento tanto atteso per milioni di italiani che con entusiasmo, e ancora un po’ di timore per il contagio, sono pronti a ricominciare, a rimettersi in gioco, ad adottare tutte le misure di prevenzione necessarie per evitare la diffusione del Coronavirus, il tanto temuto nemico invisibile che per mesi ha messo in ginocchio il nostro Paese.

Oggi, l’Italia riparte. Ma è ragionevole riaprire tutto? In un’intervista a ‘La Verità’ il virologo Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di Medicina molecolare e Microbiologia dell’università di Padova, precisa che si tratta di «una decisione politica che deve avvenire a un rischio accettabile. Purtroppo, in Italia questo rischio non è misurabile perché non abbiamo il vero numero totale di casi. I numeri ufficiali sono falsati, perché riportano soltanto i positivi ai quali è stato fatto il tampone».

L’esperto ha «sempre auspicato fossero conteggiati anche coloro che telefonavano da casa ai servizi sanitari locali riferendo una sintomatologia compatibile. Senza contare anche questi, il totale vero non lo sapremo mai».

Stimare che nel nostro Paese i contagiati reali da Sars-CoV-2 siano “tra 5 e 10” volte quelli riportati nei bollettini “è abbastanza vicino al dato reale”, secondo l’esperto che torna anche sul tema mascherine (bisogna indossarle “assolutamente, al contrario di quanto ci hanno detto all’inizio. Non ho una ricetta alternativa”), sul fatto che «l’epidemia si vince sul territorio e ogni ricovero in ospedale è una sconfitta», e sulla questione tamponi che restano necessari «senza dubbio».

«Stiamo ricevendo una fortissima richiesta delle attività produttive -riferisce – e in Veneto, nonostante una capacità di fare tamponi superiore alla media italiana, non siamo in grado di far fronte a tutte le domande».

Pertanto in questa fase l’esame va mirato, limitando i tamponi «alle persone a rischio cioè il personale sanitario, le Rsa e quanti, per motivi di lavoro o altro, vengono a contatto con un gran numero di persone».

E se si dovessero riaccendere i focolai? «Come è stato fatto a Vo’ – risponde il virologo – si dovrebbe dichiarare micro zone rosse e partire con i tamponi».



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