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Si può disdire un contratto già firmato?

18 Maggio 2020
Si può disdire un contratto già firmato?

Quando un contratto diventa vincolante e obbligatorio e in quali casi è possibile il recesso unilaterale?

I contratti sono vincolanti, si sa. Ma a partire da quale momento? Si può disdire un contratto già firmato se la prestazione non è stata ancora eseguita? 

Di esempi ne potremmo fare a bizzeffe. Immaginiamo una persona che acquisti un divano e che, dopo un iniziale momento di euforia, facendo meglio i conti con il proprio portafogli, intenda recedere dall’ordine prima della consegna. Oppure pensiamo al caso di un proprietario di casa che, dopo aver commissionato dei lavori a un artigiano o a una ditta di ristrutturazione, li disdica prima dell’inizio delle attività. O a chi chieda a un avvocato o a un dentista una prestazione professionale ma dopo ci ripensi. In tutti questi casi, quanto è vincolante la parola data o, peggio, l’impegno messo per iscritto? 

La questione, come appena visto, non si pone solo per gli imprenditori o per i titolari di attività commerciale, ma anche per i consumatori e i professionisti. Il ritmo frenetico della vita e la compulsività con cui si fanno alcuni acquisti – complice una campagna pubblicitaria martellante e mirata – ci portano a compiere d’istinto alcuni gesti che hanno riflessi sul patrimonio personale. Ecco perché è diventato naturale – e anzi piuttosto frequente – chiedersi se si può disdire un contratto già firmato. Di tanto parleremo in questo articolo: spiegheremo cioè fin dove si può spingere il diritto di ripensamento dell’acquirente. Ma procediamo con ordine.

Quando si considera concluso un contratto?

In linea di massima, i contratti diventano vincolanti nel momento in cui si formalizza lo scambio dei consensi delle parti. Questo succede quando si firma il contratto scritto o, se si tratta di un accordo verbale, quando le reciproche volontà si incontrano sugli aspetti essenziali del contratto (oggetto, prezzo e scopo). In buona sostanza, un contratto diventa vincolante nel momento in cui c’è la stretta di mano o – in caso di contratto a distanza – il proponente ha notizia dell’accettazione da parte dell’acquirente.

Facciamo qualche esempio pratico.

Marco vuole acquistare un motorino da Luigi. I due firmano un contratto in cui si accordano su tutti gli aspetti della vendita, rinviando la consegna al giorno successivo. In tal caso, il contratto è vincolante già dalla firma.

Luca aderisce a un’offerta che Roberto ha pubblicato sul proprio sito web in cui mette a disposizione le proprie competenze come personal trainer. Così paga un acconto a Roberto che, in cambio, per le tre settimane successive, gli insegnerà come allenarsi da casa. Il contratto è vincolante nel momento in cui Roberto prende conoscenza dell’adesione di Luca all’offerta, ossia quando quest’ultimo clicca sulla casella di acquisto dell’e-commerce.

Giovanni incarica un avvocato di difenderlo in una causa e così gli versa un anticipo. Tuttavia, dopo solo due settimane, Giovanni trova un’intesa con l’avversario e così chiede all’avvocato di restituirgli i soldi già versati. Il contratto però è già stato concluso al momento del primo pagamento e l’avvocato potrebbe pretendere un onorario commisurato a ciò che ha già fatto.

Matteo intende fare dei lavori in casa e incarica verbalmente una ditta di avviare delle ristrutturazioni per la prossima estate, ma pochi giorni prima dei lavori comunica la disdetta. In tal caso, però, il contratto si considera concluso nel momento del conferimento verbale dell’incarico. 

Si può disdire un contratto già firmato?

Da quanto detto, si comprende che una cosa è l’efficacia del contratto, ossia il momento a partire dal quale il contratto diventa vincolante per entrambe le parti, e un’altra è l’esecuzione del contratto, ossia il momento in cui la prestazione viene resa. In una vendita di beni di modico valore, di solito, i due momenti coincidono: si pensi a chi compra un capo di abbigliamento che, nel momento stesso in cui paga, prende possesso del bene o a chi si siede sulla poltroncina del barbiere per un taglio di capelli. Ma potrebbe anche succedere che la prestazione venga eseguita in un momento successivo, come nel caso di un ordine fatto su internet per il quale la consegna del prodotto avviene nei giorni successivi al pagamento.

Vediamo ora se si può disdire un contratto già firmato. La legge stabilisce che il contratto diventa vincolante nel momento in cui viene concluso; ciò vale anche se la prestazione viene erogata in un momento successivo. Quindi, non è ammesso il recesso unilaterale da un contratto, salvo alcune eccezioni che vedremo a breve.

Lucia, Loredana e Loretta si siedono al tavolo di una pizzeria e ordinano. Dopo qualche minuto dalla comanda, però, le tre decidono di andarsene perché hanno ricevuto la telefonata di alcune amiche che si trovano in un altro locale. Benché le pizze non siano state ancora servite, il contratto si è concluso nel momento dell’ordinazione, sicché il ristoratore potrà pretendere dalle tre il pagamento del prezzo.

Roberto ha chiesto a un imbianchino di rifargli la pittura del soggiorno. I due si sono messi d’accordo telefonicamente sull’importo e sul giorno dei lavori. La sera prima, Roberto chiama l’artigiano per dirgli che non ha più bisogno di lui. Il contratto, però, si è già concluso in un momento precedente e, pertanto, l’imbianchino – che magari ha dovuto rinunciare ad altri incarichi per lo stesso giorno – può pretendere il pagamento o quantomeno il risarcimento del danno per la perdita di lucro per quel giorno di lavoro sfumato.

Dagli esempi appena fatti si comprende che non si può disdire un contratto già firmato anche se la prestazione non è stata ancora eseguita perché differita ad un momento successivo.

Quando si può disdire un contratto già firmato

Ci sono due casi in cui è possibile disdire un contratto benché già concluso. 

La prima ipotesi è quando la prestazione non può più essere eseguita per un’impossibilità sopravvenuta non imputabile alla parte. In tal caso, però, il recesso unilaterale è ammesso solo se l’esecuzione del contratto non è ancora avvenuta.

Tiberio ha pagato un abbonamento annuale ad una piscina. Poco prima di iniziare i corsi, però, subisce un grave incidente automobilistico che lo costringerà a un lungo periodo di riposo. In questo caso, Tiberio può chiedere la restituzione dei soldi perché: a) l’impossibilità di godere della prestazione non dipende da lui; b) il contratto non è stato ancora eseguito. Se, invece, Tiberio avesse sfruttato anche un solo ingresso, la risoluzione del contratto non sarebbe stata più possibile.

Il secondo caso in cui è possibile il recesso dal contratto è quando questo viene concluso non all’interno di un negozio o comunque fuori dai locali commerciali. Si pensi a una vendita porta a porta, su internet o una televendita. In tal caso, il consumatore – colui cioè che acquista senza partita Iva e al di fuori dalla propria attività lavorativa – ha 14 giorni di tempo per esercitare ciò che viene detto diritto di recesso. Egli può cioè disdire il contratto e pretendere la restituzione dei soldi che ha già versato. 

Tale diritto di recesso può essere escluso solo in casi eccezionali (leggi Si può escludere il diritto di recesso) come nel caso di beni confezionati su misura o prestazioni di servizi già attivate, prima delle quali il cliente abbia accettato la rinuncia al recesso.


note

Autore immagine: it.depositphotos.com


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