Coronavirus, perché la strada è ancora lunga

18 Maggio 2020
Coronavirus, perché la strada è ancora lunga

Il bilancio negativo dell’Organizzazione mondiale della sanità, in assemblea generale.

Abbiamo ancora molto da fare per dirci al riparo dal Coronavirus, almeno secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Nel giorno in cui l’Italia riparte – qualcuno l’ha battezzata “Fase 2 della Fase 2” – l’Oms fa il punto del contrasto alla pandemia nella 74esima assemblea generale a Ginevra. “La strada è ancora lunga”, dice da subito il direttore generale dell’organizzazione Tedros Adhanom Ghebreyesus. Il motivo, essenzialmente, è uno. Secondo Ghebreyesus, “dai primi studi di sieropevalenza emerge una fotografia ormai dettagliata: la porzione di popolazione che ha sviluppato anticorpi non supera il 20% e in molte aree è meno del 10%. In altre parole, la maggioranza della popolazione è ancora suscettibile al virus”.

Il dg ha inviato a uscire con la massima cautela dal lockdown: un allentamento troppo repentino delle restrizioni potrebbe far risalire rapidamente la curva dei contagi. “Tutti i paesi hanno affrontato grandi sfide per questo virus – ha proseguito Ghebreyesus -. Alcuni stanno ora valutando come allentare le restrizioni che hanno richiesto un così pesante pedaggio sociale ed economico. Ma muoversi troppo in fretta, senza mettere in atto l’architettura della sanità pubblica per rilevare e reprimere il contagio, espone a un rischio reale di ostacolare la propria ripartenza”.

Il bilancio, intanto, avanza: l’Oms conta 4,5 milioni di casi e trecentomila morti. “Numeri che non raccontano per intero la storia della pandemia – osserva il direttore -: ogni perdita di vite lascia una cicatrice per famiglie, comunità e nazioni. La pandemia ha messo in luce il meglio e il peggio dell’umanità: forza e paura; solidarietà e sospetto; rapporto e recriminazione. Questo contagio ci ha mostrato disuguaglianzeingiustiziecontraddizioni del nostro mondo. Vite e mezzi di sussistenza sono stati persi o sconvolti. Centinaia di milioni di persone hanno perso il lavoro. La paura e l’incertezza abbondano. L’economia si dirige verso la sua più forte contrazione dalla Grande Depressione. Gli impatti sulla salute della pandemia si estendono ben oltre la malattia e la morte causate dal virus. Questa è molto più di una crisi sanitaria”.



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