Coronavirus e perdita di potenza, perché può essere vero

18 Maggio 2020
Coronavirus e perdita di potenza, perché può essere vero

Il virologo Guido Silvestri spiega che è un dato di fatto che il Covid-19 stia colpendo in modo meno aggressivo. Lo dicono i numeri.

I casi in cui la malattia è stata sviluppata in forma grave sono passati dal 10% del totale all’1%. A fare i conti è il virologo Guido Silvestri, che insegna alla Emory University di Atlanta. Il che fa pensare che il Coronavirus abbia effettivamente perso un po’ di aggressività nel colpire. C’è stato un dibattito molto acceso su questo tema, tra chi ritiene che il Covid si stia affievolendo e chi, invece, insiste che non sia scientificamente provato, non essendo stata rilevata alcuna mutazione nella sua struttura che possa certificare il cambiamento. Anzi: mettere in giro questa idea, secondo chi non la sostiene, sarebbe addirittura “pseudoscienza” o comunque pericoloso, perché potrebbe indurre le persone a comportamenti meno prudenti o a pensare di essersi lasciati il Covid alle spalle.

Per Silvestri il depotenziamento è un dato fattuale e osservabile. Ne ha parlato nella sua rubrica settimanale che scrive da giorni, per analizzare alcuni aspetti della malattia. Il virologo sostiene che “l’ipotesi di una intrinseca riduzione della gravità clinica di Covid-19 in Italia sia quella che spiega nel modo più parsimonioso i dati attualmente a nostra disposizione”.

Silvestri si sofferma, appunto, “sull’intensa querelle del virus che diventa più buono, sì o no. Quella, per intenderci, per cui Massimo Clementi, Giuseppe Remuzzi e altri sono stati pubblicamente accusati di fare pseudoscienza per aver espresso una loro opinione basata sulle loro esperienze cliniche. Siccome a me piacciono i numeri – dice – sono andato un pochino a sfruculiare nei dati pubblici della protezione civile. Così ho ‘plottato’ per il periodo dal 29 febbraio al 17 maggio il rapporto in percentuale tra pazienti in terapia intensiva per Covid-19 e totale casi positivi”.

Mentre durante i primi venti giorni dell’epidemia osservava un 8-10% di casi di infezione grave, adesso la percentuale è dell’1,1. “Questi sono numeri – afferma Silvestri – e su questi non si discute”. Il virologo propende per “un andamento intrinsecamente migliore della malattia che può essere spiegato come perdita di virulenza da parte del virus (al momento non dimostrata in vitro o nell’animale da esperimento, ma ipotizzabile sulla base del noto fenomeno del co-adattamento tra virus e ospite) e/o come infezioni meno severe in quanto causate da inoculo virale più basso per le più alte temperature ambientali (consistente con la ben nota stagionalità dei virus respiratori). Come sempre spero che ognuno faccia le sue considerazioni senza lasciarsi andare a frasi ingiuriose, perché nel nostro ambiente la parola pseudoscienza è un insulto. A mio avviso l’ipotesi di una intrinseca riduzione della gravità clinica di Covid-19 in Italia è quella che spiega nel modo più parsimonioso i dati attualmente a nostra disposizione”.



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