Coronavirus, mare e cozze: la nuova scoperta

18 Maggio 2020
Coronavirus, mare e cozze: la nuova scoperta

Uno studio francese ci dà una buona notizia sulla pervasività del Covid che, evidentemente e fortunatamente, non arriva proprio dappertutto.

Che il Coronavirus potesse essere meno aggressivo in acqua, lo avevamo già detto: gli esperti sono convinti che, diluito, possa perdere almeno una parte della sua capacità infettante. Quello che non sapevamo, invece, era che nell’acqua di mare non ce n’è proprio traccia. È quanto risulta da un esperimento condotto in Francia, di cui ci mette al corrente, al solito, l’agenzia di stampa Adnkronos. Prelievi eseguiti su campioni d’acqua marina, ostriche e cozze hanno mostrato che non c’è alcuna traccia di virus al loro interno.

La ricerca è stata portata avanti dall’Ifremer, istituto francese di ricerca per lo sfruttamento del mare di Nantes. È iniziata a metà aprile con prelievi di campioni quindicinali negli stessi siti, racconta il sito di France 3 Normandie. Non c’è ancora certezza totale, dal momento che l’esperimento è stato condotto su un numero limitato di spiagge, ma si tratta di “una buona notizia”, secondo il virologo Soizick Le Guyader, responsabile del laboratorio Ifremer, dove sono stati esaminati i campioni.

Studi in Francia e in altri paesi hanno confermato la presenza del virus nelle acque fognarie: ce ne eravamo occupati tempo fa. Proprio da qui è nata l’idea di questo tipo di analisi, per esaminare acqua marina in zone esposte alla contaminazione di feci umane in tre siti sulla costa normanna, otto su quella bretone, otto su spiagge atlantiche e tre mediterranee. Altri test sono stati effettuati su campioni di ostriche e cozze. Per ora niente virus.

I risultati non stupiscono altri studiosi. Secondo la microbiologa francese Isabelle Poirier dell’istituto Cnam-Intechmer di Cherbourg, citata dal sito, il virus non può sopravvivere ai trattamenti al cloro fatti alle acque sporche prima che siano riversati in mare.

Inoltre, aggiunge Simon Le Hello, responsabile del servizio d’igiene dell’ospedale universitario di Caen, “la sopravvivenza del virus è breve, specie in un ambiente ostile come l’acqua salata“. Lo stesso, continua Le Hello, vale per le piscine dove “il trattamento al cloro non è favorevole alla persistenza del virus”. Mentre per saune, hammam e spa è il calore a uccidere il virus, nota Poirier. Il problema è evitare che in questi luoghi vi sia affollamento.



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