Il test sui criceti che prova l’efficacia delle mascherine

18 Maggio 2020
Il test sui criceti che prova l’efficacia delle mascherine

Un originale esperimento dell’università di Hong Kong ci dà, per la prima volta, un indicatore di quanto si riduce il rischio di contagio indossandole.

“Il criceto mascherato”: non è un nuovo gioco di società e non vogliamo nemmeno fare i simpatici (come potremmo?). È un nuovo esperimento scientifico sul Coronavirus, peraltro di una certa importanza, perché cerca di rispondere alla domanda delle domande, quella che tutti, almeno una volta, ci siamo posti: le mascherine sono una protezione adeguata? E, se sì, quali? Se ne è discusso molto. Vi abbiamo parlato di come l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) non fosse convinta dell’efficacia dell’uso esteso delle mascherine per proteggersi e proteggere dal Covid. C’è poi da distinguere tra le mascherine di stoffa, spesso fatte in casa, e quelle chirurgiche, che assicurano senz’altro una migliore schermatura.

Di quanto riducono il rischio contagio

Ecco: da quest’ultimo esperimento ricaviamo un’ulteriore conferma sulla validità delle chirurgiche. A condurlo, come spiega una nota dell’agenzia di stampa Adnkronos, l’università di Hong Kong, che ha usato come cavie 45 criceti.

Secondo Yuen Kwok-yung, del dipartimento di Malattie infettive della facoltà di medicina dell’ateneo di Hong Kong, autore dello studio, “l’efficacia di indossare una mascherina chirurgica è enorme” perché riduce “dal 60 al 75% il rischio di contagio”. Yuen Kwok-yung è uno studioso di fama: uno dei principali conoscitori della Sars, tra i primi, tra l’altro, ad accorgersi della pericolosità e pervasività del Coronavirus. Fu il rapporto del ricercatore e di un gruppo di suoi colleghi a convincere le autorità cinesi ad ammettere davanti al mondo che il Covid rappresentava una minaccia. Yuen Kwok-yung è stato convinto fin dalla prima ora dell’utilità delle mascherine nella lotta al Covid, considerandole un’arma importante per il contrasto al virus.

Criceti mascherati e non

L’esperimento è consistito nel rinchiudere due gruppi di criceti in alcune gabbie: un gruppo era composto da animali sani, l’altro da criceti infetti. I ricercatori hanno foderato alcune delle gabbie con mascherine chirurgiche Ffp1, per poi creare un sistema di ricircolo dell’aria dalla gabbia dei malati a quella dei sani.

Il 66% dei criceti sani, sistemati all’interno di una delle gabbie non protette da mascherine, si è ammalato in una settimana; in una delle gabbie protette, invece, si è ammalato solo un terzo degli animali. Monitorando, invece, le condizioni dei criceti malati in una delle gabbie ricoperte da mascherine il tasso di infezione è sceso del 15%.

“Ora sappiamo che un gran numero di persone infette non mostra sintomi, quindi l’uso universale della mascherina è davvero importante”, ha detto l’autore dello studio, aggiungendo, però, che dovranno seguire ulteriori approfondimenti, in merito.

Un primo passo

I risultati della ricerca, infatti, non sono stati ancora pubblicati, parliamo, quindi, di uno studio preliminare. C’è poi da dire che gli effetti osservati su piccoli animali possono differire dalle conseguenze per l’uomo. Ma, secondo Benjamin Cowling, professore alla School of Public Health dell’università di Hong Kong, questo rimane un esperimento importante e un buon indicatore dell’importanza delle mascherine chirurgiche.

“Questo è il primo studio a osservare specificamente gli effetti delle mascherine sul Covid-19 – spiega Cowling -. Mostra che le mascherine chirurgiche possono essere utilizzate per bloccare la trasmissione attiva, se indossate da persone infette, ma che possono essere anche usate per proteggere persone che non sono infette”. Importanti di sicuro, ma non la panacea di tutti i mali, precisano comunque i ricercatori che hanno lavorato all’esperimento.

“Ci sono molti fattori responsabili del successo nella risposta all’epidemia, primi fra tutti il distanziamento sociale per ridurre i contagi e le famose ‘3 T’: testare, tracciare e trattare i malati. Le mascherine chirurgiche sicuramente aiutano ma non crediamo siano il motivo principale del successo”.



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