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Notifica atto in un’altra casa del destinatario

18 Maggio 2020
Notifica atto in un’altra casa del destinatario

È valido l’atto giudiziario, la cartella o la multa spedita e consegnata in un luogo diverso dalla residenza?

Fin troppo facile fissare la residenza in un luogo diverso da quello in cui si abita, magari in un palazzo dove non c’è né la targhetta al citofono, né la cassetta delle lettere, solo per sfuggire a multe, cartelle esattoriali e atti giudiziari. Un’ordinanza della Cassazione [1], tanto recente quanto interessante, sdogana, a determinate condizioni, anche le notifiche in un luogo diverso dalla residenza. 

Affronteremo la questione qui di seguito, non tuttavia prima di aver fatto un esempio pratico.

Immaginiamo un uomo che fissi la propria residenza presso una casa ricevuta in eredità, ove però non abita nessuno. L’edificio è senza numero civico e non c’è alcuna indicazione sul campanello della porta. Un giorno si presenta il postino per consegnare una multa ma, non trovando alcuna indicazione, chiede informazioni a un vicino. Questi, conoscendo di vista la persona in questione, indica che la stessa abita in un palazzo lì vicino. Così l’ufficiale giudiziario rintraccia l’interessato e gli consegna il verbale.

Ebbene, in un caso del genere, l’atto notificato in luogo diverso dalla residenza è valido? Vediamo innanzitutto cosa dice la legge.

Dove vanno spediti gli atti

Le notifiche degli atti giudiziari, delle multe o delle richieste di pagamento del fisco devono essere fatte preferibilmente a mani, ossia con consegna, da parte dell’ufficiale giudiziario, presso l’abitazione del destinatario oppure ovunque questi si trova (purché nell’ambito della circoscrizione assegnata all’ufficiale giudiziario stesso). Tanto è sancito dall’articolo 138 del codice di procedura civile. La norma parla quindi di abitazione, e non di residenza.

La residenza, come noto, è solo il dato formale che risulta all’anagrafe, mentre l’abitazione è il luogo ove il cittadino dimora abitualmente. 

In generale, la residenza deve sempre coincidere con la dimora visto che è vietato fornire al Comune un luogo di residenza diverso da quello effettivo (diversamente, si commette reato di falso in atto pubblico). Tuttavia, si possono verificare delle eccezioni: si pensi a una persona che si trovi nella casa del mare durante la stagione estiva.

Così, se l’ufficiale giudiziario dovesse incontrare il destinatario al bar, in spiaggia o sul marciapiede a pochi passi da casa può, in tale circostanza, consegnargli l’atto nelle mani senza bisogno di recarsi in un luogo specifico.

Se non è nota l’abitazione del destinatario, la notifica deve avvenire nel Comune di residenza di questi, ricercandolo nella casa di abitazione o presso l’ufficio o il negozio. È di fatto ciò che succede quasi sempre: l’ufficiale si limita a consegnare l’atto all’indirizzo indicato sulla busta che il mittente, a sua volta, ha riportato secondo quanto risulta dai registri anagrafici. 

Se il destinatario non viene trovato in uno di tali luoghi, l’ufficiale giudiziario consegna copia dell’atto a una persona di famiglia o addetta alla casa, allo ufficio o all’azienda, purché abbia almeno 14 anni e non sia palesemente incapace.

Se presso il luogo di residenza non c’è nessuno, l’ufficiale giudiziario si reca nel Comune ove il destinatario dimora e, se anche tale luogo è sconosciuto o anche lì il destinatario è irreperibile, si tenta la notifica presso il Comune del domicilio (ossia il luogo ove si esercita l’attività lavorativa).

Il legislatore ha, dunque, fissato un ordine tassativo da seguire per l’individuazione del Comune: prima quello di residenza, poi di dimora ed infine di domicilio. Tuttavia, ha poi lasciato libero il notificatore di cercare indifferentemente il destinatario in uno qualsiasi dei tre luoghi previsti: casa, ufficio o dove esercita l’industria o il commercio.

Per individuare il luogo di abitazione occorre guardare all’effettiva ed abituale presenza del soggetto in un dato luogo; l’iscrizione anagrafica, infatti, ha solo un valore presuntivo.

Una volta che l’ufficiale giudiziario trova il destinatario dell’atto glielo consegna nelle mani. È diritto di quest’ultimo non accettarlo, ma in tal caso la notifica si considera ugualmente eseguita: l’ufficiale giudiziario ne dà atto nella relata e tutti gli effetti della notifica si producono lo stesso.

La notifica deve avvenire per forza nel luogo di residenza?

La notifica, anche se avviene in un luogo diverso dalla residenza, domicilio o dimora, è sempre valida se il destinatario: 

  • riceve l’atto nelle proprie mani: ciò avviene quando l’ufficiale giudiziario incontra l’interessato personalmente; 
  • oppure dimostra di averlo ricevuto: si pensi al caso di chi, nell’opporsi a un atto, ne contesti la notifica perché avvenuta in un luogo diverso dalla residenza, domicilio o abitazione. In realtà, un comportamento del genere non fa che confermare il ricevimento dell’atto stesso che, altrimenti, non potrebbe essere conosciuto e, quindi, impugnato. 

La notifica in un luogo diverso dalla residenza è, quindi, valida. Ma se l’ufficiale giudiziario limita la propria ricerca solo alla dimora del destinatario e, non trovandolo, non si reca presso la sua residenza, o viceversa, la notifica è nulla. Questo significa che, affinché la notifica possa dirsi valida, è necessario un minimo di ricerche (anche acquisite attraverso informazioni ottenute dalla gente del luogo) per verificare ove il soggetto effettivamente vive.

In sintesi: se la notifica raggiunge il suo scopo, ossia perviene nelle mani del suo destinatario, questi non può sollevare alcun tipo di contestazione, a prescindere dal luogo in cui avviene la notifica. Viceversa, se il destinatario non riceve l’atto, la notifica si considera nulla se non risulta che l’ufficiale giudiziario ha effettuato le ricerche nei tre Comuni (quello di residenza, di dimora o di domicilio); in questo caso, però, se il destinatario dovesse sollevare opposizione contro l’atto asseritamente “non notificato in modo corretto”, sanerebbe la nullità perché ammetterebbe di averlo ricevuto. 

L’unico modo per impugnare una notifica nulla è quella di attendere il successivo atto e, solo allora, eccepire l’omessa notifica, facendo decadere tutto il procedimento.

Che succede se il destinatario dell’atto è momentaneamente assente?

Potrebbe succedere che l’ufficiale giudiziario individui con certezza la casa del destinatario e che, tuttavia, alla porta non risponda né lui, né alcun convivente. Che si fa in questi casi? Lo dice l’articolo 140 del codice di procedura civile: «se non è possibile eseguire la consegna per irreperibilità [momentanea: è il tipico caso di chi è al lavoro, N.d.R.] o per incapacità o rifiuto delle persone indicate nell’articolo precedente, l’ufficiale giudiziario deposita la copia nella casa del Comune dove la notificazione deve eseguirsi», lascia poi un avviso in busta chiusa e sigillata nella cassetta delle lettere del destinatario, e gliene dà notizia con una seconda raccomandata con avviso di ricevimento (anche detta raccomandata informativa).

Quando la notifica in un’altra casa del destinatario è valida

Se l’ufficiale giudiziario riesce a trovare la porta di casa del destinatario, che pure non ha la residenza nello stabile, la notifica è ugualmente valida. E ciò perché ciò che risulta all’anagrafe ha soltanto un valore presuntivo. 

Se dunque l’incaricato alla notifica riesce a rintracciare l’abitazione dell’interessato in un luogo diverso dalla sua residenza, e non riesce a trovarlo neanche qui, può fare il deposito dell’atto presso la casa comunale. Spetta al destinatario dimostrare allora di non avere alcun collegamento con tale indirizzo.

Se gli accertamenti in base ai quali viene rintracciata la casa dell’interessato fanno presumere che la residenza effettiva non coincide con quella anagrafica, l’ufficiale giudiziario può effettuare la notifica proprio presso tale casa e, in caso di assenza momentanea, fare il deposito presso la casa comunale e l’invio della raccomandata informativa.  


note

[1] Cass. ord. n. 9049/20 del 18.05.2020.

[2] Art. 138 cod. proc. civ.

[3] Art. 139 cod. proc. civ.

[4] Cass. ord. n. 14361/18.


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