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Evasione fiscale e redditi non dichiarati al Fisco: le conseguenze

23 Ottobre 2013 | Autore:
Evasione fiscale e redditi non dichiarati al Fisco: le conseguenze

Non pagare le imposte o sottrarsi alle pretese del Fisco comporta diversi rischi: oltre ad avere problemi con l’Agenzia delle Entrate ed Equitalia, l’evasore subisce anche un procedimento penale, con il rischio di sequestro dei beni. Non tutti i casi di evasione hanno però rilevanza penale. l’articolo illustra brevemente oltre quale soglia scatta il penale.

Non pagare le tasse o dichiarare un reddito inferiore al Fisco può costare caro. La legge punisce gli evasori non solo attraverso l’applicazione di “salate” sanzioni sulle imposte non pagate o dichiarate (che comunque devono essere restituite), ma prevede, in alcuni casi, anche un procedimento penale, con il rischio di subire una condanna e la confisca dei propri beni.

Questo significa che il soggetto che viene scoperto dal Fisco dovrà difendersi su più fronti, sostenendo le spese di due avvocati: un tributarista che lo difende dall’Agenzia delle Entrate innanzi al giudice tributario e un penalista che lo difende nel processo penale. I due processi sono separati e autonomi: ciò significa che l’uno potrebbe anche avere una conclusione diversa dall’altro e quindi con un maggior rischio.

Inoltre, con la legge finanziaria del 2008 [1], per tutti i fatti compiuti dall’1.1.2008, è stata prevista, nel caso di reati fiscali, la possibilità di bloccare i beni del soggetto attraverso il sequestro, che in caso di condanna, si tramuta in confisca. Questo significa che i beni sequestrati diventano di proprietà dello  Stato, che con la confisca li acquisisce a titolo definitivo.

Il sequestro si ottiene in modo abbastanza semplice perché è prevista la possibilità di richiederlo “per equivalente”: lo Stato può sequestrare qualsiasi bene che abbia un valore equivalente alle imposte non pagate, con relativi interessi e sanzioni: quindi, non solo conti correnti, ma anche case, aziende, autovetture, quote e azioni, ecc.

Naturalmente l’avvio di un procedimento penale e il rischio di subire un sequestro non scatta sempre, ma solo in determinati casi di evasione, per come previsti dalla legge [2].

Quando scatta il procedimento penale per evasione e quindi il sequestro

I casi in cui la legge prevede l’applicazione di pene sono previsti di fronte a fenomeni particolarmente gravi o nel caso in cui le imposte evase superino determinate soglie.

Utilizzo di fatture o documenti per operazioni inesistenti

Da sempre è punito l’utilizzo e l’emissione di documenti e fatture false, considerato fenomeno di grave allarme sociale perché turba il libero mercato e il corretto esercizio di attività commerciali. In questo caso la pena è prevista a prescindere dell’importo evaso.

Dichiarazione fraudolenta 

La legge prevede poi delle pene anche nel caso di presentazioni di dichiarazione “fraudolenta” ossia in cui il contribuente ricorre ad artifizi o raggiri vari per dichiarare valori inferiori, sempre purché siano superate determinate soglie.

Nel caso di dichiarazione fraudolenta il procedimento penale si avvia nel caso in cui l’ammontare dell’imposta evasa è superiore a euro 30.000,00. Ciò significa che, nel caso delle società che pagano il 27,5% di IRES, sarà sufficiente dichiarare ricavi in meno o inserire costi in più per € 109.090,91 mediante artifizi o raggiri per subire un procedimento penale. Nel caso dell’IVA, attualmente al 22%, il procedimento penale e il possibile sequestro scatta se si superano € 136.363,63 di ricavi omessi o costi non effettivi.

Dichiarazione infedele

La legge penale tributaria non opera solo quando il contribuente ricorre a raggiri o artifizi vari, ma anche quando presenta una semplice dichiarazione con redditi inferiori a quelli effettivi. Il legislatore punisce, infatti, anche la semplice dichiarazione dei redditi infedele e cioè non rispondente al vero o quella che viene omessa: in questo caso una legge del 2011 [3] ha ridotto le soglie (con un ampliamento delle possibili contestazioni)  prevedendo che il procedimento penale ha inizio nel caso in cui l’imposta evasa è superiore a euro 50.000,00.

Ciò significa che, nel caso delle società che pagano il 27,5% di IRES, sarà sufficiente dichiarare ricavi in meno o inserire costi in più per € 181.818,18 per subire un procedimento penale. Nel caso dell’IVA, ora al 22%, il procedimento penale e il possibile sequestro scatta se si superano € 227.272,73 di ricavi omessi o costi non effettivi.

Omessi versamenti 

Oltre a queste ipotesi il procedimento penale scatta anche quando non si pagano le imposte e quindi non solo quando non si dichiarano. La legge penale punisce, infatti, anche le ipotesi di omesso versamento dell’IVA o di ritenute certificate, purchè superiore a € 50.000,00, o anche i casi in cui  il soggetto, in modo fraudolento, si sottrae al pagamento delle imposte.


note

[1] Art. 1, comma 143, legge n. 244 del 24.12.07

[2] D.Lgs. n. 74 del 10.03.2000

[3] D.L. 138/2011


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