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Mobbing verticale

18 Maggio 2020
Mobbing verticale

Vessazioni e persecuzioni sul luogo di lavoro: come difendersi?

Lavori come operaio in una grande azienda. Sei stato assunto per occuparti del processo di fresatura, ma con il tempo il capo ti ha adibito a diverse mansioni dequalificanti rispetto al tuo inquadramento professionale. Nonostante l’affaticamento fisico e mentale, non ti sei mai opposto agli ordini del tuo datore di lavoro, anzi hai sempre svolto i compiti con diligenza. A lungo andare, però, non sei più riuscito a gestire tale situazione e nei hai parlato con il tuo capo, il quale non ha fatto altro che rimproverarti, anche di fronte agli altri colleghi, e ti ha costretto a lavorare oltre l’orario straordinario. A seguito di tali costrizioni, hai accusato un malore e, trasportato all’ospedale, ti è stato diagnosticato un forte stress provocato dall’eccessivo carico di lavoro. Se ti trovi in una situazione del genere, sappi che il mobbing verticale è un fenomeno che, se non viene fermato in tempo, può portare a serie conseguenze sulla salute fisica e mentale. Ma in cosa consiste? Come difendersi? Niente paura, te lo spiego in questo articolo.

Cos’è il mobbing?

Prima di entrare nello specifico della questione, devi capire cos’è il mobbing e come funziona. Detto in parole semplici, il mobbing è quella condizione negativa in cui viene a trovarsi un lavoratore quando è vittima di vessazioni da parte di colleghi e datore di lavoro. Facciamo un esempio che ti aiuti a capire.

Tizia lavora come segretaria in uno studio professionale. I suoi compiti sono: rispondere al telefono, prendere appuntamenti e smistare la posta. Tuttavia, Tizia è costretta a gestire anche la contabilità dell’intero studio con prolungamento delle ore di lavoro. Ciò nonostante, non riceve uno stipendio adeguato alle sue mansioni e viene costantemente rimproverata dal datore di lavoro che l’accusa di essere lenta e stupida.

Ebbene, come puoi notare nell’esempio, il mobbing è un insieme di vessazioni costanti allo scopo di umiliare il lavoratore e spingerlo alle dimissioni.

Come capire di essere vittima di mobbing?

Le persone che cadono nella trappola del mobbing si accorgono troppo tardi di essere diventate delle vittime. Per questa ragione, è bene conoscere gli elementi che permettono di identificare il fenomeno e tutelarsi con gli strumenti giusti. Gli elementi del mobbing sono:

  • la ripetizione costante, per almeno sei mesi, di atteggiamenti vessatori e persecutori (ad esempio rimproveri verbali, insulti, provocazioni, molestie sessuali, ecc.);
  • il danno alla salute psicofisica del lavoratore (ad esempio, ansia, attacchi di panico, ecc.);
  • l’intenzionalità del mobber (cioè di chi pone in essere le vessazioni) di provocare un danno alla vittima;
  • il rapporto di causa ed effetto tra le vessazioni e il danno patito.

Mobbing verticale

Nel momento in cui gli atteggiamenti vessatori provengono dal datore di lavoro o dal superiore gerarchico si parla di mobbing verticale, comunemente noto anche come “bossing”. 

In pratica, si tratta di comportamenti persecutori perpetrati da chi si trova in una condizione di superiorità rispetto alla vittima. Lo scopo è sempre lo stesso: isolare il lavoratore, emarginarlo e spingerlo a licenziarsi. Chi pone in essere il mobbing verticale (pensa, ad esempio, al capoufficio, al dirigente, al manager, ecc.) non fa altro che abusare dei propri poteri, utilizzandoli in modo illecito e dannoso per denigrare il lavoratore e ostacolarne la carriera professionale.

Le condotte più note in ambito di mobbing verticale sono:

  • costante e ossessiva vigilanza;
  • demansionamento: cioè attribuzione di mansioni inferiori rispetto alle proprie competenze e qualifica professionale;
  • sanzioni disciplinari applicate senza motivo;
  • revoca bonus e benefits aziendali (ad esempio, cellulare, computer, macchina aziendale, ecc.);
  • rimproveri verbali;
  • molestie sessuali e minacce.

Per completezza, diciamo che quando le medesime condotte vengono messe in atto da colleghi di pari grado si parla invece di mobbing orizzontale.

Mobbing verticale: come difendersi?

Ritieni di essere vittima di mobbing da parte del tuo datore di lavoro? In tal caso, puoi segnalare il fatto:

  • agli sportelli anti-mobbing presenti in tutta Italia;
  • alla polizia o ai carabinieri con una denuncia-querela, qualora le vessazioni abbiano anche un rilievo penale e quindi integrano un reato (come, ad esempio, la diffamazione, la minaccia, le molestie sessuali, ecc.);
  • alla sezione lavoro del tribunale, presentando un ricorso in cui dimostri gli atteggiamenti vessatori e i danni subiti.

Attenzione però: per chiedere il risarcimento del danno – sia in sede penale che civile – devi provare il mobbing e i danni alla tua salute. In tal senso, sono utili i certificati medici, i testimoni e qualsiasi documentazione (messaggi, mail, ecc.) che dimostri la condotta scorretta del tuo capo.

Mobbing e straining: qual è la differenza?

Fin qui abbiamo detto che, affinché possa parlarsi di mobbing, le condotte oppressive nei confronti del lavoratore devono essere costanti e ripetute nel tempo per almeno sei mesi. Invece, quando le condotte persecutorie consistono in pochi episodi sporadici, allora si parla più precisamente di straining. Ti faccio due esempi.

Tizio lavora come impiegato presso una società di consulenza. Da circa 8 mesi, i colleghi di lavoro lo hanno preso di mira con insulti e minacce, al punto che Tizio non riesce più a lavorare e comincia a perdere i capelli.

Caia è addetta alla contabilità presso un istituto di credito di Bari, città in cui vive con la famiglia. Tuttavia, il datore di lavoro decide di trasferirla presso la sede di Milano. A causa dello spostamento, Caia non riesce ad integrarsi con i colleghi, non si occupa più di contabilità e comincia a soffrire di depressione.

Come puoi notare, la differenza tra mobbing e straining sta nel fatto che, nel primo caso, le vessazioni devono essere reiterate nel tempo mentre, nel secondo caso, è sufficiente un unico episodio con conseguenze durature.



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