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Gazebo: a quanti metri dalla proprietà del vicino?

18 Maggio 2020
Gazebo: a quanti metri dalla proprietà del vicino?

Distanze dal confine: pergolati e gazebo non sempre devono rispettare i tre metri previsti dal Codice civile.

A quanti metri dalla proprietà del vicino deve stare il gazebo? Immaginiamo di voler realizzare una piccola struttura in legno, aperta da tutti i lati, da sfruttare durante la bella stagione per una colazione o una cena con gli amici. Se il nostro terreno dovesse confinare con un’altra proprietà privata, cosa potrebbe dire il vicino del fatto che ci siamo avvicinati troppo alla sua casa? Potrebbe contestare una violazione della privacy? 

A spiegare quali sono le distanze dal confine per un gazebo è una recente ordinanza della Cassazione [1]. Ecco cosa hanno detto i giudici supremi nel caso di specie e come comportarsi in tali situazioni. 

Distanze dal confine 

La prima cosa da fare è analizzare il dettato della legge e, in particolare, l’articolo 873 del Codice civile che detta le distanze che le costruzioni poste su terreni confinanti devono rispettare. La norma stabilisce che le «costruzioni» su fondi finitimi (ossia confinanti, n.d.r.), se non sono unite o aderenti, devono essere tenute a distanza non minore di tre metri. In ogni caso, i regolamenti locali (ad esempio, quelli comunali) possono stabilire una distanza maggiore, mai minore. 

Dunque, la prima cosa da fare prima di realizzare un’opera “permanente” al suolo è verificare se il Comune o la Regione hanno fissato normative speciali, in deroga a quella statale.

Gazebo e autorizzazioni

Quando installato per scopi non transitori, il gazebo si considera (almeno ai fini urbanistici) una «nuova costruzione»: esso, pertanto, necessita della licenza edilizia. In altri termini, il proprietario deve richiedere al Comune il cosiddetto permesso di costruire. Tale permesso è necessario a prescindere dal tipo di ancoraggio al suolo o dal materiale con cui è realizzato il gazebo. Conta piuttosto la modifica all’assetto del territorio che, in caso di opera definitiva e permanente o comunque stagionale, richiede il permesso di costruire.

Viceversa, il gazebo installato solo per pochi giorni (ad esempio, in occasione di un evento) non deve essere autorizzato dall’ente locale. 

Distanza del gazebo dal confine 

Secondo la Corte, non ci sono distanze da osservare rispetto al terreno del vicino se il gazebo non ha uno stabile collegamento al suolo. Ai fini del rispetto delle distanze previste dal Codice civile, infatti, non si può parlare, nel caso di gazebo, di una «costruzione» quando la struttura è autoportante, amovibile e consente il passaggio di aria e luce senza creare intercapedini tra le proprietà. 

Si ha, quindi, uno sdoppiamento della disciplina: ai fini della normativa urbanistica ed edilizia, il gazebo, anche privo di stabile collegamento al suolo, è da considerare una «nuova costruzione» e, quindi, necessita del permesso di costruire. Ai fini invece del rispetto delle distanze dalla proprietà del vicino di casa, il gazebo aperto su tutti i lati e non fissato al terreno non è soggetto ad alcuna normativa e, quindi, può stare anche più vicino di tre metri.

Con la pronuncia in commento, la Cassazione ha respinto il ricorso dei proprietari di un immobile che avevano chiesto la condanna del vicino ad arretrare il gazebo posto a distanza illegale dal confine. Il tribunale ha respinto la domanda e la Corte d’Appello ha confermato la decisione rilevando che il gazebo non costituiva una costruzione ai sensi dell’articolo 873 del Codice civile, poiché autoportante e amovibile, priva di stabile collegamento al suolo e tale da consentire il passaggio di aria e luce, senza dar luogo a intercapedini e, quindi, senza precludere la visuale.

La Suprema Corte ha confermato il proprio tradizionale orientamento secondo cui «ai fini della disciplina sulle distanze legali, è “costruzione” qualsiasi opera stabilmente infissa al suolo che, per solidità, struttura e sporgenza dal terreno, possa creare intercapedini dannose».

È quindi irrilevante, ha proseguito il collegio, che il gazebo sia qualificato come accessorio del fabbricato dal provvedimento di sanatoria. Difatti, ai fini dell’applicazione delle distanze minime dal confine previste dal Codice civile, il giudice deve verificare esclusivamente «se l’opera, in base alle sue caratteristiche strutturali, sia tale da configurare una costruzione».


note

[1] Cass. ord. n. 9004/20 del 15.05.2020. 


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