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L’estinzione della società non cancella i debiti coi creditori, compreso il fisco

28 Luglio 2014
L’estinzione della società non cancella i debiti coi creditori, compreso il fisco

Le differenze tra Srl, Spa, Sas e Snc.

L’estinzione della società a seguito della cancellazione dal registro delle imprese non chiude le porte al recupero dei debiti (anche di quelli tributari) [1]. Non sempre, però, sulla questione sono arrivati orientamenti allineati da parte della giurisprudenza tributaria.

 

Dal 1° gennaio 2004 la cancellazione delle società di capitali e di persone dal registro delle imprese può intervenire anche in pendenza di rapporti in essere (creditori o debitori) che non ne costituiscono quindi un ostacolo. È una differenza fondamentale rispetto alle regole precedenti in base alle quali l’estinzione poteva avvenire solo una volta esauriti tutti i rapporti giuridici esistenti. Prima, quindi, l’emersione di un debito della società cancellata aveva l’effetto di “ridare vita” al soggetto giuridico non più esistente.

Nel nuovo contesto, tuttavia, i rapporti passivi non vengono meno per effetto della cancellazione. Se così fosse, infatti, si lascerebbe libero il debitore di disporre del diritto altrui. È la posizione assunta dalle Sezioni unite della Cassazione che sono tornate sul tema della cancellazione delle società [2] chiarendo che l’estinzione dell’ente non può comportare anche l’estinzione dei diritti dei terzi. Secondo la Corte, questi ultimi, infatti, conservano le medesime garanzie che gli stessi avevano quando la società era in vita e che la cancellazione dà luogo a un fenomeno di tipo successorio. Con la cancellazione, quindi, la società si estingue sul piano giuridico con tutti gli effetti conseguenti e le obbligazioni societarie si trasferiscono ai soci con effetti differenti a seconda che il credito fosse vantato nei confronti di una società di capitali piuttosto che di una di persone.

Dunque, la cancellazione di una società, pur non determinando in via di principio alcuna compressione quantitativa delle garanzie patrimoniali su cui il ceditore poteva fare affidamento anteriormente alla cancellazione, esclude la legittimità di un’azione promossa nei confronti di un soggetto non più esistente (la società cancellata).

La cancellazione determina, infatti, un fenomeno di tipo successorio. Ciò impone al creditore di promuovere l’azione nei confronti dei soci che, al pari degli eredi, si troveranno sia sotto il profilo sostanziale che sotto quello processuale nella posizione della società.

La responsabilità dei soci è derivata dalla responsabilità societaria. L’azione promossa nei loro confronti troverà legittimazione nella sola qualità soggettiva del destinatario. Pertanto il creditore che agisce non deve provare alcuna responsabilità soggettiva di quest’ultimo, poiché la rivendicazione riguarda un debito della società.

Le differenze tra le società

I soci, tuttavia, risponderanno del debito societario in misura diversa a seconda che si tratti di soci di società di capitali o di soci di società di persone.

– I soci di una società di capitali (Srl, Spa) risponderanno del credito della società nei limiti di quanto riscosso a seguito della liquidazione [3];

– I soci di una società di persone (Snc, Sas) rispondono illimitatamente (con il limite della responsabilità che riguarda i soci accomandanti) e ciò in ragione delle norme civilistiche che regolamentano tale forma di società.

Il credito dell’Erario

Tra i creditori societari può figurare anche l’amministrazione finanziaria che, dunque, potrà fare valere il proprio credito per qualsiasi imposta secondo le disposizioni civilistiche.

– Il credito riferibile a una società di capitali potrà essere fatto valere nei confronti dei soci di quest’ultima nei limiti di quanto da ciascuno riscosso in base al bilancio di liquidazione.

– Nei confronti dei soci di una società di persone continuerà, invece, a operare la responsabilità illimitata o limitata (per i soci accomandanti) di natura civilistica che riguarda ordinariamente i soci di tali società.

L’amministrazione finanziaria dispone, però, di uno strumento in più rispetto ai creditori ordinari. Può fare leva sul un potere previsto dalla legge [4]: “i soci o associati, che hanno ricevuto nel corso degli ultimi due periodi di imposta precedenti alla messa in liquidazione danaro o altri beni sociali in assegnazione dagli amministratori o hanno avuto in assegnazione beni sociali dai liquidatori durante il tempo della liquidazione, sono responsabili del pagamento delle imposte dovute dalla società nei limiti del valore dei beni stessi, salvo le maggiori responsabilità stabilite dal codice civile”.

La responsabilità del socio, però, può riguardare solo una pretesa Ires e non altre imposte, ma il socio risponde se e nella misura in cui abbia ricevuto denaro o beni nel corso dei due periodi d’imposta precedenti alla messa in liquidazione oltre che durante la liquidazione stessa. Una circostanza che spetta all’ufficio dimostrare per legittimare la propria azione.

Quando l’ufficio ritiene di poter agire nei confronti dei soci, l’atto impositivo dovrà essere motivato nel senso di esplicitare la sussistenza dei presupposti che legittimano l’operato dell’amministrazione finanziaria pena la sussistenza di un vizio motivazionale insanabile che la parte potrà fare valere in contenzioso.


note

[1] Il perimetro entro cui l’agenzia delle Entrate può attivarsi è quello delineato dalle due disposizioni di riferimento: l’articolo 2495 del Codice civile e l’articolo 36 del Dpr 602/1973.

[2] Cass. S.U. sent. n. 6070/2013, 6071/2013 e 6072/2013.

[3] Art. 2495 cod. civ.

[4] Art. 36 comma 3 DPR 602/73.


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