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Quanto costa impugnare un licenziamento

19 Maggio 2020
Quanto costa impugnare un licenziamento

Costo avvocato e contributo unificato per vertenza di lavoro: dalla contestazione della lettera di licenziamento alla causa in tribunale. 

Sei stato licenziato, ma a tuo avviso il provvedimento è illegittimo. Intendi pertanto impugnarlo in tribunale. Tuttavia, sei ormai senza stipendio e non vuoi affrontare spese in un momento così delicato. È vero: percepirai l’assegno di disoccupazione dell’Inps per i prossimi due anni, ma sarà appena sufficiente a mandare avanti la tua famiglia. Così ti sei messo a cercare su internet uno studio legale che ti assista gratuitamente o, comunque, che possa difenderti a basso prezzo. 

Prima di prendere un appuntamento vuoi informarti e sapere quanto costa impugnare un licenziamento in modo da non trovarti spiazzato dinanzi alla parcella che lo studio legale ti presenterà.

Qui di seguito proveremo a fornirti alcune indicazioni chiare ed utili che ti serviranno a farti un’idea. 

Tariffa avvocato cause di lavoro

Non esiste più una tariffa fissa per la difesa in tribunale. Anche se un tempo gli avvocati erano tenuti a rispettare dei minimi indicati in un’apposita tabella, oggi non è più così. Ciascun professionista dunque può concordare, con il proprio cliente, il prezzo che vuole e le condizioni contrattuali migliori. 

Così è possibile prevedere una parcella à forfait, di solito parametrata alla difficoltà del caso, oppure in base al tempo e al numero di udienze, oppure subordinata al risultato conseguito. 

L’avvocato ha comunque l’obbligo – per legge e deontologia – di presentare al cliente, prima dell’accettazione dell’incarico, il preventivo scritto in cui indica il costo complessivo del giudizio. In assenza di preventivo scritto e di accordo tra le parti, la parcella del legale verrà ridimensionata dal giudice sulla base di un decreto ministeriale del 2014 che, di norma, contempla onorari inferiori rispetto alle medie di mercato. 

Detto ciò, possiamo andare ad analizzare quanto costa impugnare un licenziamento sulla base dei prezzi di norma applicati. 

Come si impugna il licenziamento

La prima cosa che ti chiederà l’avvocato nel momento in cui gli chiedi di impugnare il licenziamento è di cosa, in particolare, hai bisogno. Questo perché l’impugnazione del licenziamento consta di diverse fasi. 

Innanzitutto, entro 60 giorni dal ricevimento della lettera di licenziamento, è necessario inviare la contestazione scritta che va spedita presso la sede dell’azienda. La contestazione è una generica comunicazione – spedita con pec o con raccomandata – ove il dipendente dichiara di non accettare il licenziamento e di voler fare ricorso in tribunale. In questa sede, non c’è ancora necessità di indicare i motivi di opposizione. 

Questa fase viene detta «impugnazione stragiudiziale del licenziamento».

A questo punto, l’azienda può proporre un tentativo di conciliazione con il lavoratore presso i sindacati o presso la Direzione Territoriale del Lavoro per concordare un risarcimento.

Nei 180 giorni successivi all’invio della contestazione appena descritta, se le parti non trovano un accordo, l’avvocato deve depositare in tribunale il ricorso per l’impugnazione del licenziamento, dando vita alla causa vera e propria. 

Questa fase viene detta «impugnazione giudiziale del licenziamento».

Nulla toglie che, nel corso del giudizio, datore e dipendente possano trovare un accordo e chiudere il giudizio.

Quanto costa impugnare il licenziamento?

La lettera di contestazione del licenziamento può essere scritta da un avvocato ma anche dallo stesso lavoratore o dal sindacato. Ecco perché molti studi legali non fanno pagare tale attività, tenuto anche conto della genericità della comunicazione che non richiede, come detto, specifiche contestazioni in diritto. Dunque, il più delle volte, la lettera di contestazione del licenziamento è gratis. Poiché ogni professionista è libero di stabilire una propria tariffa, sarà bene sempre chiedere prima di conferire l’incarico. Dovrebbe essere, in realtà, lo stesso avvocato a comunicare, di propria iniziativa, il preventivo scritto.

Qualora, dopo la lettera di contestazione, le parti dovessero addivenire a un accordo, dovrà essere avviato il giudizio. In tal caso, l’avvocato dovrà concordare in anticipo la parcella con il cliente, eventualmente anche a “risultato raggiunto”. Non sono ammessi patti “a percentuale” sull’incassato.

Se poi si dovesse giungere in giudizio, la parcella dell’avvocato lieviterà sulla base della complessità, della durata della causa e dell’importo da riscuotere dal datore di lavoro. Si stima una media tra 3mila e 7mila euro.

Oltre all’onorario dell’avvocato bisogna pagare anche il contributo unificato, ossia le tasse previste per il giudizio civile. Tali importi però non sono dovuti dalle persone fisiche titolari di un reddito imponibile ai fini Irpef, risultante dall’ultima dichiarazione, superiore a 34.107,72 euro (ossia pari al triplo dell’importo previsto per l’ammissione al gratuito patrocinio). A tal fine, si calcola anche il reddito dei familiari conviventi (compreso il coniuge). Il dato reddituale può essere autocertificato.

Per tutti gli altri casi, valgono gli importi indicati nella seguente tabella.

Valore della causaPrimo grado (1)Appello (1) (2)Cassazione
(indipendentemente
dal reddito)
Fino a € 1.100,00€ 21,50€ 32,25€ 86,00
Superiore a € 1.100,00 fino a € 5.200,00€ 49,00€ 73,50€ 196,00
Superiore a € 5.200,00 fino a € 26.000,00€ 118,50€ 177,75€ 474,00
Superiore a € 26.000,00 fino a € 52.000,00€ 259,00€ 388,50€ 1.036,00
Superiore a € 52.000,00 fino a € 260.000,00€ 379,50€ 569,25€ 1.518,00
Superiore a € 260.000,00 fino a € 520.000,00€ 607,00€ 910,50€ 2.428,00
Superiore a € 520.000,00€ 843,00€ 1.264,50€ 3.372,00
Valore indeterminabile€ 259,00€ 388,50€ 1.036,00

Impugnazione licenziamento: avvocato gratis col gratuito patrocinio

I titolari di un reddito non superiore a 11.493,82 euro risultante dall’ultima dichiarazione Irpef (considerati anche i familiari conviventi), sono ammessi al gratuito patrocinio. Si tratta di un beneficio che consente di ottenere una difesa gratuita dall’avvocato il quale, a fine giudizio, sarà poi pagato dallo Stato. In tale ipotesi, l’avvocato non può chiedere alcuna somma al cliente, neanche a titolo di rimborso spese o di benzina per gli spostamenti.


note

Autore immagine: it.depositphotos.com


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