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Coronavirus: boom di certificati malattia Inps

19 Maggio 2020
Coronavirus: boom di certificati malattia Inps

La crescita è maggiore nel settore privato; per i lavoratori pubblici la diminuzione si spiega con lo smart working e per evitare penalizzazioni retributive.

Nel primo trimestre 2020, sono stati quasi nove milioni, precisamente  8.918.748, i certificati medici di malattia arrivati all’Inps, di cui i tre quarti (77,3%) provengono dal settore privato, con un incremento del 17% rispetto al corrispondente periodo del 2019, quando erano stati presentati  883.953 certificati in meno (8.034.795) e la componente privata era del 73,6%.

Concentrando l’analisi nel periodo tra il 2 febbraio e l’11 aprile, quello in cui si è concentrata l’epidemia di Coronavirus, i certificati sono stati oltre 6,58 milioni, il 14% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Lo rileva l’Inps in una nota diffusa dall’Adnkronos, sottolineando che a fronte dell’incremento per il settore privato si registra invece una per il comparto pubblico (-4%). L’Istituto osserva che l’andamento differenziato tra i due settori, “è riferibile sostanzialmente agli effetti nel primo trimestre 2020 dell’epidemia di Coronavirus iniziata in Italia alla fine di febbraio: come noto, l’incidenza del Covid-19 ha colpito maggiormente le regioni del Nord con una fortissima incidenza soprattutto in Lombardia e nelle regioni limitrofe”.

Proprio in Lombardia i certificati sono cresciuti del 176% nella settimana 8-14 marzo. Questa circostanza – cioè la maggiore presenza dei contagiati nelle regioni a più alto tasso di industrializzazione – “spiegherebbe il forte incremento del numero di certificati del settore privato, rispetto all’analogo periodo del 2019″ prosegue l’Inps.

Invece, “per quanto attiene al settore pubblico – escludendo le regioni del Nord Ovest, dove comunque si registra mediamente un incremento – la diminuzione del numero di certificati del primo trimestre 2020 rispetto all’analogo periodo del 2019, potrebbe essere spiegato con l’introduzione per quasi tutti i lavoratori pubblici del regime di smart working” spiega l’Inps.

“A partire infatti dall’inizio del lockdown (9 marzo 2020), gran parte dei dipendenti pubblici ha lavorato in modalità agile presso il proprio domicilio: si presume che tale situazione ha avuto come conseguenza un accesso molto limitato agli studi dei medici di base, i quali sono stati contattati quasi esclusivamente per le certificazioni riferibili al Covid 19, mentre sono state evitate le richieste relative alle eventuali malattie di lieve entità, verosimilmente al fine di non incorrere nella penalizzazione retributiva prevista in questo settore, nei casi di assenza dal lavoro per malattia” osserva l’Istituto.



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