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Bambino picchiato a scuola: cosa fare?

12 Agosto 2020
Bambino picchiato a scuola: cosa fare?

Bullismo: quando un minore viene aggredito dai compagni di classe, chi è responsabile?

Da un po’ di tempo, hai notato che il tuo bambino è particolarmente taciturno. All’inizio, hai pensato che dipendesse dalla sua timidezza. Adesso, però, sei preoccupata perché non ha nessun amico e i suoi voti a scuola sono peggiorati. Per giunta, un giorno è tornato a casa con un occhio nero. Allarmata, hai deciso di parlare con l’insegnante, la quale ti ha comunicato che in classe va tutto bene e che non ci sono problemi tra i vari alunni. Tu, però, non sei convinta. Nell’articolo che segue cercheremo di capire cosa fare se un bambino viene picchiato a scuola. I casi di bullismo, infatti, sono sempre più frequenti e occorre agire in fretta perché le conseguenze possono essere anche molto serie. Se tuo figlio è stato picchiato a scuola puoi presentare subito una denuncia-querela nei confronti di chi ha posto in essere il comportamento aggressivo. Ma procediamo con ordine e vediamo cos’è il bullismo e come difendersi.

Bullismo: in cosa consiste?

Il termine bullismo viene utilizzato per indicare una serie di comportamenti violenti messi in atto nei confronti di una persona più debole, incapace di difendersi. Parliamo, in pratica, di offese, percosse, minacce, insulti, ecc. Il bullismo a scuola è un fenomeno particolarmente diffuso. Ti faccio un esempio pratico.

Tizia ha 11 anni e si è trasferita da poco in una nuova scuola media. Tuttavia, l’accoglienza da parte degli alunni non è delle migliori: Tizia, infatti, viene isolata, esclusa e schernita per il suo aspetto fisico al punto che è costretta a pranzare da sola nella mensa della scuola.

Possiamo, quindi, affermare che il bullismo è:

  • un comportamento intenzionale;
  • sistematico, cioè continuato nel tempo;
  • attuato nei confronti di persone che non sono in grado di difendersi: solitamente, si tratta di ragazzini timidi e solitari.

Bullismo: le tipologie

Il bullismo si manifesta con atteggiamenti di prepotenza nei confronti di ragazzini più piccoli di età e, quindi, più deboli. I protagonisti sono principalmente due:

  • il bullo, fisicamente più forte ed emotivamente immaturo. Nella maggior parte dei casi, si tratta di soggetti che hanno un rendimento scolastico molto basso e che si muovono sempre in gruppo;
  • la vittima: poco incline alla violenza e con un gran bisogno di integrarsi. 

A questo punto, possiamo distinguere il bullismo in:

  • diretto: in pratica, consiste nell’aggredire fisicamente o verbalmente la vittima. Pensa, ad esempio, al bambino che picchia un compagno di scuola più piccolo;
  • indiretto: quando la vittima viene emarginata dal resto del gruppo per un difetto fisico;
  • cyberbullismo: quando il comportamento aggressivo non avviene di persona ma su internet, quindi attraverso l’uso di un computer o di un altro dispositivo elettronico.

Bambino picchiato a scuola: cosa fare?

Se il tuo bambino è stato picchiato a scuola puoi presentare una denuncia (o una querela) per percosse o lesioni alle autorità competenti (polizia, carabinieri, Procura della Repubblica). La denuncia fa scattare un procedimento penale volto ad accertare la responsabilità e ad ottenere la condanna del colpevole. Attenzione però: per procedere penalmente è necessario che il bullo abbia compiuto 14 anni.

Prima di quest’età, infatti, il soggetto non è imputabile per la legge in quanto non ha ancora raggiunto la maturità per comprendere il valore delle sue azioni. Di conseguenza, il bullo minore di 14 anni non è giudicabile né punibile. Ciò, tuttavia, non vuol dire che la vittima non avrà giustizia. Si può, infatti, chiedere un risarcimento del danno e agire sul piano civile sia contro i genitori del bullo che contro la scuola che non ha vigilato sugli alunni durante l’orario scolastico (oltre che durante l’uscita dall’istituto).

In tal senso, è indispensabile dimostrare il comportamento illecito del bullo e il danno patito dalla vittima attraverso i certificati medici (pensa, ed esempio, al bambino che ha riportato un occhio tumefatto) ed eventuali testimoni che abbiano assistito ai fatti (ad esempio, il bidello che ha assistito all’aggressione nei confronti di tuo figlio).

Se il bullo ha un’età compresa tra i 14 e i 18 anni occorre dimostrare la sua capacità di intendere e di volere. Inoltre, in tali casi, è competente il tribunale per i minorenni, il quale, nella maggior parte dei casi, tende ad applicare pene con una finalità rieducativa, come ad esempio la “messa alla prova“. In pratica, per il minore che commette per la prima volta un reato il processo penale viene sospeso e il ragazzo viene inserito in una comunità per un percorso di studi o di avviamento al lavoro, in modo che prenda consapevolezza delle azioni commesse. Terminato il periodo di tempo prescritto, il minore viene inserito nuovamente nel suo contesto di provenienza.

Bambino picchiato a scuola: quando si configura il reato?

Devi sapere che il nostro Codice penale non prevede espressamente il reato di bullismo. Tuttavia, le vessazioni potrebbero avere un rilievo penale, cioè configurare dei reati.  Facciamo qualche esempio che ti aiuti a comprendere la portata della questione.

Tizio frequenta la scuola media. Da settimane, però, viene perseguitato dal suo compagno di scuola, più grande di due anni, il quale gli dice che se non gli consegna 100 euro lo picchierà di botte fino a farlo sanguinare.

Caia viene derisa tutti i giorni a scuola per il suo aspetto fisico e gli occhiali da vista. Tale condotta la porta ad isolarsi sempre di più e a non fare amicizia con nessuno.

Sempronio frequenta il primo liceo nella scuola della sua città. Ogni giorno, all’uscita della scuola, un gruppo di compagni di classe lo picchia e lo insulta pesantemente.

Come puoi notare, tutti gli esempi fatti finora configurano dei reati, come ad esempio minacce, lesioni, percosse, estorsioni, ecc. Ebbene, in tali casi si può presentare, come già spiegato, una denuncia o una querela (a seconda della procedibilità) alle autorità competenti e sperare nella condanna del bullo o di chi ne è responsabile (se il minore non ha ancora compiuto 14 anni).



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