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Pensione anticipata con computo

20 Maggio 2020 | Autore:
Pensione anticipata con computo

Lavoratori con almeno un mese di contribuzione accreditato presso la gestione separata: pensione a 64 anni.

Anticipare la pensione di vecchiaia di tre anni, senza aumentare gli anni di contributi richiesti per il trattamento, è una possibilità offerta agli iscritti Inps con meno anzianità lavorativa, cioè privi di contributi alla data del 31 dicembre 1995.
Questi lavoratori, difatti, sono assoggettati al calcolo interamente contributivo della pensione: si tratta di un sistema di determinazione del trattamento che di solito non è molto favorevole, in quanto basato sui soli versamenti e sull’età pensionabile.
Tuttavia, gli assoggettati al calcolo interamente contributivo beneficiano di alcune tipologie di pensione agevolata, delle quali non possono normalmente fruire i lavoratori che possiedono contributi Inps alla data del 31 dicembre 1995, quindi assoggettati al calcolo misto (in parte retributivo, in parte contributivo) della pensione.
Uno di questi trattamenti agevolati è la pensione anticipata cosiddetta contributiva, che si ottiene con 64 anni di età e 20 anni di contributi, se l’importo dell’assegno è superiore a una determinata soglia.
Ma il lavoratore in possesso di anzianità contributiva precedente al 1996, se decide di optare per il calcolo interamente contributivo della pensione, può aver diritto a questa pensione anticipata agevolata?
La risposta è affermativa solo in parte: è difatti possibile l’accesso alla pensione anticipata con computo presso la gestione separata, non con la semplice adesione all’opzione contributiva.
Di che cosa si tratta? Che cos’è il computo?
Si tratta di una facoltà che è offerta ai lavoratori in possesso di almeno un mese di contributi accreditati presso la gestione separata: questi lavoratori, se soddisfano specifiche condizioni, possono decidere di far confluire tutti i contributi accreditati presso le gestioni dell’Inps all’interno della gestione separata, quindi di assoggettare tutti i contributi al sistema di calcolo contributivo (unico sistema di calcolo vigente presso questa cassa di previdenza).
In tal modo, possono ottenere i trattamenti pensionistici agevolati destinati ai lavoratori privi di anzianità contributiva precedente al 1996.
Questa possibilità non è offerta, invece, se si opta semplicemente per il calcolo interamente contributivo della pensione, senza effettuare il computo. Facciamo il punto completo della situazione, per comprendere meglio.

Che cos’è l’opzione contributiva?

L’opzione contributiva è una possibilità offerta dalla legge Dini di riforma delle pensioni [1]: aderendo all’opzione, il lavoratore assoggetta tutti i propri contributi al sistema di calcolo contributivo (qui la Guida al calcolo contributivo della pensione).
Per aderire all’opzione, il lavoratore deve soddisfare le seguenti condizioni:
  • avere accreditati almeno 15 anni di contributi;
  • possedere meno di 18 anni di contributi alla data del 31 dicembre 1995;
  • possedere almeno cinque anni di contributi dal 1996.

L’opzione contributiva conviene?

Per quale motivo un lavoratore dovrebbe aderire all’opzione contributiva, dal momento che l’importo della pensione è normalmente inferiore se calcolato col sistema contributivo?
Innanzitutto, va chiarito che l’importo della pensione non è sempre penalizzato dal calcolo contributivo: sussistono alcuni casi in cui questa tipologia di determinazione del trattamento risulta più conveniente rispetto al calcolo retributivo, che invece si basa sulle ultime retribuzioni o sugli ultimi redditi e sulle settimane di versamenti accreditate in determinati periodi, in base alla gestione a cui appartiene il lavoratore ed all’anzianità contributiva (qui la Guida al calcolo retributivo).
In passato, inoltre, chi aderiva all’opzione contributiva aveva la possibilità di ottenere dei trattamenti pensionistici agevolati, come una tipologia di pensione di anzianità con requisiti più leggeri rispetto alla pensione di anzianità ordinaria, fruibile dalla generalità dei lavoratori.
Quest’ultima possibilità, però, è attualmente prevista solo per chi ha maturato entro il 2011 i requisiti pensionistici previgenti rispetto alla riforma Fornero [2] della previdenza.

Computo presso la gestione separata

Ad oggi, chi vuole ottenere i trattamenti pensionistici agevolati riservati a coloro che sono assoggettati al calcolo interamente contributivo della pensione, deve far confluire tutti i contributi presso la gestione separata, attraverso l’operazione di computo.
I requisiti per aderire al computo [3] sono gli stessi previsti per l’opzione contributiva, con in aggiunta il possesso di almeno un mese di contributi presso la gestione separata. Aderendo al computo, è possibile ottenere sia la pensione di vecchiaia a 71 anni, con soli cinque anni di contributi, sia la pensione anticipata contributiva, con un minimo di 64 anni di età, oltre ai trattamenti ordinari (pensione di vecchiaia ordinaria con 67 anni di età e 20 anni di contributi, pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, un anno in meno per le donne).

Requisiti per la pensione anticipata a 64 anni

Vediamo nel dettaglio le condizioni richieste per ottenere la pensione anticipata contributiva:
  • un’età minima pari a 64 anni;
  • almeno 20 anni di contribuzione effettiva;
  • un importo del trattamento almeno pari a 2,8 volte l’assegno sociale, cioè almeno pari a 1287,52 euro mensili per l’anno 2020; chi non raggiunge questo importo minimo non può pensionarsi, nonostante abbia compiuto 64 anni e possieda 20 anni di contributi.

Come ottenere un mese di contributi presso la gestione separata?

Sono in molti i lavoratori che possiedono i requisiti utili all’opzione contributiva ed alla pensione anticipata contributiva, ma non possiedono almeno un mese di contribuzione presso la gestione separata: senza contributi accreditati presso questa gestione, però, è impossibile avvalersi del computo.
Ma come ottenere un mese di accrediti presso la gestione separata dell’Inps? Bisogna in primo luogo sapere quali lavoratori sono obbligati al versamento della contribuzione, o comunque possono contribuire presso questa gestione.
Si tratta di:
  • lavoratori parasubordinati (collaboratori, amministratori, dottori di ricerca, appartenenti a collegi o commissioni);
  • liberi professionisti non obbligati ad iscriversi alla cassa di categoria, oppure privi di cassa di categoria;
  • lavoratori occasionali o venditori porta a porta con compensi annui superiori a 5mila euro;
  • lavoratori che operano con i cosiddetti nuovi voucher, ossia col contratto di prestazione occasionale, oppure col libretto famiglia.
Dunque, basta appartenere ad una delle categorie elencate e versare un mese di contribuzione presso la gestione separata per potersi avvalere del computo.
Ma come si determina un mese di contribuzione? A quanto ammonta?
Per calcolare l’ammontare di contributi corrispondente ad un mese, è innanzitutto necessario conoscere il reddito minimale vigente presso la gestione separata. Si tratta dello stesso minimale vigente annualmente presso le gestioni degli artigiani e dei commercianti, per il 2020 pari a 15.953 euro annui.
Questo minimale deve essere diviso per 12, per ottenere il minimale mensile, poi moltiplicato per l’aliquota corrispondente alla categoria di appartenenza. Le aliquote vigenti presso la gestione separata, difatti, non sono uguali per tutti, ma differiscono ad esempio per i lavoratori parasubordinati rispetto ai liberi professionisti.
Per conoscere tutte le aliquote vigenti: Guida ai contributi gestione separata.

Il lavoratore autonomo iscritto presso la gestione separata versa complessivamente il 25,72% sul minimale di reddito pari a 15.953 euro; all’anno, per l’accredito di 12 mesi di contributi, deve pagare dunque 4.103,11 euro; per l’accredito di un mese di contributi deve versare 341,93 euro.

Solo una volta verificato l’accredito di almeno un mese di contributi presso la gestione, è possibile optare per il computo, quindi ottenere la pensione anticipata con computo a 64 anni.
L’opzione per il computo può essere effettuata direttamente al momento della pensione, contestualmente alla domanda di pensione stessa.

note

[1] L. 335/1995.

[2] DL 201/2011.

[3] Art.3 DM 282/1996.


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1 Commento

  1. La ringrazio per il suo articolo esaustivo. Tuttavia duole ammettere che la P.a. non sembra esserne a conoscenza, o perlomeno i dipendenti del settore pensionistico. Credo che non si possa accettare che il riconoscimento legale di un simile istituto (pertanto in grado di giovare molteplici lavoratori) non abbia poi un risvolto pratico. Mi auguro che le cose possano smuoversi quanto prima e mi auguro venga imposto un aggiornamento costante (anche se si parla di un dm del 1996!). Mi permetto di muovere una critica nei confronti degli operatori per la semplice constatazione che io e la mia famiglia attendiamo da un anno che qualche soggetto provveda ad aprire la, sicuramente singolare, pratica.

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