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Rateazione debiti Equitalia per società

29 Luglio 2014
Rateazione debiti Equitalia per società

Riscossione: Equitalia chiede alle società di capitali con esercizio chiuso da oltre sei mesi una relazione di aggiornamento.

Tempi duri, in questo periodo, per le società di capitali che richiedono la rateazione: è necessario infatti, nella maggior parte dei casi, predisporre una nuova relazione economico-patrimoniale, non essendo più sufficiente il bilancio approvato qualche mese fa, relativo all’esercizio sociale chiuso al 31 dicembre 2013.

È la conseguenza della rigorosa interpretazione degli agenti della riscossione della direttiva a suo tempo emanata da Equitalia spa, in tema di richiesta di rateazione e relativa documentazione da produrre.

Per presentare istanza di rateazione cosiddetta ordinaria (per importo superiore a 50mila euro), oppure straordinaria (per debiti di qualsiasi importo), le società di capitali, cooperative, mutue assicuratrici, i consorzi con attività esterna, in base alle direttive emanate nel tempo da Equitalia devono produrre agli agenti della riscossione:

1. prospetto per la determinazione dell’indice di liquidità e dell’indice alfa;

2. visura camerale aggiornata;

3. copia dell’ultimo bilancio approvato e depositato presso l’ufficio del Registro delle imprese.

Tuttavia, proprio con riferimento al bilancio, le indicazioni di Equitalia prevedono che, nel caso in cui esso si riferisca ad un esercizio chiuso da oltre sei mesi, dovrà essere prodotta una nuova relazione economico patrimoniale.

Per inciso, il contribuente potrà presentare comunque questa relazione, ove ritenga di dover fornire una rappresentazione della propria situazione economico-patrimoniale più aggiornata rispetto a quella risultante dal bilancio. Ne consegue che tutte le società di capitali aventi l’esercizio sociale coincidente con l’anno solare, ai fini della rateazione potranno utilizzare il bilancio approvato, ad andar bene, solo se si rivolgeranno ad Equitalia nei mesi di maggio e giugno. E infatti, considerando che l’approvazione avvenga entro il 30 aprile, non sarà possibile utilizzare il documento per i primi quattro mesi dell’anno (in quanto non approvato); successivamente, dopo il 30 giugno, esso non risponde più alle richieste dell’agente della riscossione, in quanto si riferisce ad un esercizio chiuso da oltre sei mesi.

La società è così obbligata a predisporre una relazione economico-patrimoniale che, di fatto, si traduce in un nuovo bilancio. Infatti, secondo le direttive di Equitalia, essa deve essere:

1. redatta secondo i criteri previsti dal Codice civile  [1];

2. risalente a non oltre due mesi dalla data di presentazione dell’istanza di rateazione;

3. comprensiva di tutte le voci del debito complessivo, per il quale l’agente della riscossione procede;

4. approvata dall’assemblea/organo di controllo contabile;

 

5. relativa ad un periodo di riferimento annuale o infrannuale.

La predisposizione di un nuovo bilancio infrannuale rappresenta un’attività particolarmente onerosa, si pensi solo alle imprese che hanno in corso cantieri o commesse, magari anche all’estero. Senza contare la spesa da affrontare: soprattutto per le imprese di piccole dimensioni, che non dispongono di uffici contabili interni. Del resto, con un debito in scadenza (derivante da accertamento esecutivo, cartella, sentenza sfavorevole), la mancata richiesta (e concessione) della rateazione, ove non venga saldato per intero, comporta che l’agente della riscossione potrà intraprendere tutte le possibili azioni cautelari e, in alcuni casi, esecutive.

Al contribuente, in queste ipotesi, resta la (difficile) possibilità di ottenere (per tempo) la sospensiva amministrativa o giudiziale.

Per la sospensione giudiziale è necessario che vi sia già un contenzioso in corso, ma occorre essere consapevoli che la proposizione dell’istanza di sospensiva giudiziale e/o amministrativa, per le tempistiche che sovente richiede, potrebbe non evitare alle società interessate di pagare per intero la somma dovuta.

In concreto, infatti, per quanto concerne le richieste in via amministrativa da inoltrare all’ufficio dell’agenzia delle Entrate che ha emesso l’atto, ovvero ha iscritto a ruolo, raramente si assiste al loro accoglimento, trattandosi di atto discrezionale.

Relativamente alle richieste giudiziali, da inoltrare alla commissione provinciale o regionale, a seconda dello stato del procedimento in genere i tempi per la fissazione dell’udienza e, per la decisione, sono più lunghi di quelli previsti per l’adozione delle misure cautelari, e talvolta anche esecutive, da parte dell’agente della riscossione, con la conseguenza che anche il successivo ottenimento della sospensiva del giudice sarebbe priva di effetti.

Si immagini, ad esempio, che il debito non rateizzabile derivi da una cartella di pagamento. Decorsi 60 giorni dalla notifica, in caso di mancato pagamento, l’agente della riscossione attiverà, a propria discrezione e a seconda dell’entità della somma dovuta, misure cautelari e/o esecutive (ipoteca, fermo amministrativo, blocco dei pagamenti della Pa, pignoramenti).

In tal caso, sempreché vi sia un contenzioso in corso e sussistano i presupposti per la richiesta (fumus boni iuris, cioè parvenza della fondatezza delle proprie ragioni e periculum in mora, cioè danno grave e irreparabile in caso di mancata sospensione dell’atto), la società potrebbe provare a chiedere la sospensione direttamente alla commissione tributaria.

La sola presentazione dell’istanza non produce alcun effetto, essendo necessaria la decisione del giudice tuttavia, sia per la mole di lavoro delle commissioni tributarie, sia perchè verosimilmente questa attività non è remunerata, si verifica non di rado che l’udienza sia fissata in ritardo – se non mai fissata – rinviando il tutto alla discussione del merito della controversia, quando ormai è troppo tardi.


GLI ALLEGATI RICHIESTI ALLE SOCIETÀ DI CAPITALI PER LA RATEAZIONE

Per chiedere la rateazione ordinaria di debiti oltre 50mila euro o la rateazione straordinaria di debiti di qualsiasi importo, le società di capitali e le società cooperative devono presentare a Equitalia un’istanza a cui vanno allegati il prospetto per la determinazione degli indici di liquidità e Alfa, la visura camerale aggiornata e copia dell’ultimo bilancio approvato e depositato presso il Registro delle imprese.

LA RELAZIONE ECONOMICO PATRIMONIALE RICHIESTA IN LUOGO DEL BILANCIO

Nel caso in cui l’ultimo bilancio approvato della società di capitali o della società cooperativa che chiede la rateazione per oltre 50mila euro si riferisca a un esercizio che si è chiuso da oltre sei mesi, occorre produrre una relazione economico-patrimoniale, annuale o infrannuale, che deve essere stata redatta da non oltre due mesi prima della presentazione dell’istanza e deve essere stata approvata dall’assemblea dei soci o dall’organo di controllo contabile.

L’ESCLUSIONE DALLA RATEAZIONE

Nel caso in cui la società di capitali o la società cooperativa  con bilancio relativo a un esercizio chiuso da oltre sei mesi non riesca  a produrre la relazione economico-patrimoniale richiesta  le conseguenze saranno pesanti. Non solo la società non potrà essere ammessa  ad alcun piano di rateazione per debiti oltre 50mila euro,  ma sarà anche obbligata a pagare in un’unica soluzione il proprio debito al fine di bloccare le azioni esecutive da parte di Equitalia.

L’ISTANZA DI SOSPENSIVA GIUDIZIALE

Per bloccare la riscossione coattiva, la società può presentare  un’istanza di sospensiva giudiziale alla commissione tributaria (provinciale o regionale) presso cui è pendente il ricorso contro l’atto di accertamento o la cartella attestante il debito. Tuttavia, in attesa della decisione da parte di giudici tributari e in mancanza di pagamento del debito per intero, Equitalia potrebbe attivare misure cautelari.

L’ISTANZA DI SOSPENSIONE IN VIA AMMINISTRATIVA

Sempre al fine di bloccare la riscossione coattiva, in alternativa o in aggiunta all’istanza di sospensiva giudiziale, la società potrà presentare istanza di sospensione della riscossione direttamente all’ente creditore. La sospensione amministrativa è tuttavia un provvedimento discrezionale dell’ufficio che ha emesso l’atto, o ha formato il ruolo e, a oggi, non si registrano numerosi casi di accoglimento di tali istanze.

note

[1] Art. 2423 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com


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