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Periodo di prova e indicazione mansioni

19 Maggio 2020
Periodo di prova e indicazione mansioni

In tema di nullità del patto di prova per presunta genericità o mancata specifica delle mansioni, si può far riferimento al Ccnl della categoria interessata. 

Il dipendente assunto in prova può essere licenziato, prima della scadenza del suddetto periodo, anche senza motivazioni e giuste cause. Il periodo di prova (la cui durata viene stabilita dai contratti collettivi) serve, infatti, a vagliare le qualità del lavoratore e a consentire una valutazione serena da parte dell’azienda sulle sue capacità e compatibilità con l’ambiente lavorativo.

Tuttavia, la legge prevede alcune garanzie per il dipendente assunto in prova affinché tale strumento non si riveli una facile scappatoia da vincoli e sanzioni previste dalla legge per i licenziamenti. 

Innanzitutto, il patto di prova deve risultare per iscritto. In secondo luogo, non può superare la durata stabilita dai Ccnl. In ultimo, le mansioni del dipendente devono essere indicate con precisione nella lettera di assunzione o nel contratto di lavoro. Questo perché, se da un lato è vero che il datore è libero di valutare come negativa la prova offerta dal dipendente e così licenziarlo a proprio insindacabile giudizio, dall’altro lato è necessario che tale valutazione sia effettuata su mansioni specifiche e predefinite. Il lavoratore deve insomma essere in grado di sapere su che cosa verrà messo alla prova proprio per dare un saggio delle proprie capacità.

La questione sulla connessione tra periodo di prova e indicazione delle mansioni all’atto dell’assunzione è stata oggetto di numerose sentenze. Ci si è chiesto, in particolare, se è necessario che tali mansioni vengano indicate nel contratto con il dipendente oppure se è sufficiente un rinvio al contratto collettivo nazionale. 

Va da sé che la soluzione al quesito ha un impatto pratico notevole: difatti, qualora il patto in prova dovesse essere illegittimo per mancata indicazione delle mansioni, la prova stessa sarebbe nulla e il dipendente avrebbe tutto il diritto a impugnare il licenziamento con conseguente riammissione sul posto di lavoro.

Una recente pronuncia del tribunale di Bari [1] ha ripreso l’ultimo orientamento della Cassazione in materia facendo così il punto sull’indicazione delle mansioni nel periodo di prova. Ecco qual è l’attuale interpretazione dei tribunali.

Indicazioni delle mansioni nel periodo di prova

Il patto di prova, che deve essere necessariamente per iscritto, deve contenere l’indicazione specifica delle mansioni che vengono affidate al lavoratore e sulle quali verrà messo alla prova. Se, al contrario, all’atto di sottoscrizione del patto di prova non vengono indicate le specifiche mansioni su cui il lavoratore sarà valutato, il patto stesso si considera nullo, e ciò proprio perché è impossibile per il dipendente essere messo alla prova se non sa cosa deve fare.

Un’elencazione estesa di tutte le mansioni che il dipendente dovrà svolgere non è sempre facile. Così in molte aziende è in uso la pratica di far riferimento al contratto collettivo di lavoro. Nei Ccnl, infatti, viene classificato il personale per categoria (impiegati, operai, quadri) e livello di inquadramento. Di solito, all’interno dei livelli, i Ccnl elencano le più ricorrenti figure professionali specificando per ciascuna quali sono le mansioni da svolgere. In questo caso, è chiaro che il riferimento al contratto collettivo consente comunque al dipendente, leggendo il Ccnl, di sapere nel dettaglio le sue mansioni. Di certo, se il Ccnl non contiene una descrizione analitica delle mansioni, il richiamo non può bastare.

Quanto alla nullità del patto di prova per mancata indicazione delle mansioni assegnate al lavoratore, il tribunale di Bari si è rifatto all’orientamento più recente della Cassazione secondo cui [2] il patto di prova è legittimo anche se le mansioni che il lavoratore dovrà svolgere non sono indicate analiticamente ma si fa rinvio al contratto di categoria. 

Nel caso di specie, sia nella lettera di impegno che nella successiva assunzione comunicata per iscritto al lavoratore, vi era specifico richiamo al contratto di categoria ed il livello di riferimento conteneva a propria volta, una specifica indicazione delle mansioni ricomprese.

Precedenti della Cassazione

Il licenziamento del lavoratore in prova è illegittimo quando non è stata consentita, per inadeguatezza della durata dell’esperimento o per altri motivi, quella verifica del suo comportamento e delle sue qualità professionali alle quali il patto di prova è preordinato. Sicché, il lavoratore può “dimostrare il positivo superamento dell’esperimento nonché l’imputabilità del licenziamento ad un motivo illecito o discriminatorio”. 

La ragione del patto di prova va ravvisata nella tutela dell’interesse di entrambe le parti contrattuali a sperimentare la reciproca convenienza al contratto di lavoro. Pertanto, è necessario che esso contenga anche la specifica indicazione delle mansioni in relazione alle quali l’esperimento deve svolgersi atteso che la facoltà del datore di lavoro di esprimere la propria insindacabile valutazione sull’esito della prova presuppone che questa debba effettuarsi in ordine a mansioni esattamente identificate ed indicate [3].

A tal fine, si è altresì affermato che il riferimento al sistema classificatorio della contrattazione collettiva può ritenersi sufficiente ad integrare il requisito della specificità dell’indicazione delle mansioni del lavoratore in prova solo se, rispetto alla scala di categorie, qualifiche, livelli e profili professionali, il richiamo contenuto nel patto di prova sia fatto alla nozione più dettagliata. 

Se la categoria di un determinato livello accorpa una serie di profili professionali, è l’indicazione del singolo profilo a soddisfare l’esigenza di specificità delle mansioni, mentre l’indicazione della sola categoria difetterebbe di tale connotazione e sarebbe generica.  


note

[1] Trib. Bari, sent. n. 159/2020 del 15.01.2020.

[2] Cass. sent. n. 1957/2011 e n. 11722/2009. 

[3] Cass. sent. n.3451/2000, n. 14538/199, n. 5811/1995.


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