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Lo sai che? Furto d’identità su Facebook: come tutelarsi

Lo sai che? Pubblicato il 25 ottobre 2013

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> Lo sai che? Pubblicato il 25 ottobre 2013

Ecco come difendersi nel caso in cui venga clonata l’identità di un utente su Facebook o su un altro social network: dalla segnalazione dell’abuso alla querela presso la Polizia Postale.

Se hai subìto un furto d’identità su Facebook e hai fatto qualche ricerca sui motori di ricerca per trovare la soluzione al tuo problema, ti sarai di certo imbattuto in un guazzabuglio di informazioni non sempre pertinenti e, spesso, poco utili sotto l’aspetto pratico.

Gli avvocati ti parlano di sentenze, gli assicuratori di polizze, gli informatici di tecniche tutt’altro che alla portata del tuo mouse. Ma ciò di cui tu hai realmente bisogno – una concreta e, soprattutto, immediata tutela – non è facile da trovare. Anzi, viene quasi il sospetto che una tutela effettiva non esista.

La forza di chi ruba il nome altrui, e magari ne utilizza anche la foto o altri riferimenti (anagrafici, familiari, di residenza, ecc.) per generare confusione negli altri utenti della rete, è la velocità di propagazione delle informazioni sul web. L’immediatezza con cui si realizza un comportamento infamante è paragonabile alla moltiplicazione dei virus nell’aria (non a caso si parla di “effetto virale”).

Inutile, quindi, sciorinare i numerosi precedenti giurisprudenziali con cui i tribunali hanno condannato azioni delittuose di tale tipo. Che si tratti di un illecito è fuor di dubbio.

Il problema dell’utente, però, non è tanto arrivare a una condanna del colpevole (almeno in prima battuta), quanto piuttosto tutelare sé stesso ed evitare danni irreparabili dal punto di vista “sociale”.

Quali sono, dunque, le tutele immediate da intraprendere?

Il primo passo: la scoperta

Se già sai che qualcuno ti ha “clonato” il profilo Facebook, allora puoi passare al successivo punto. Ma potrebbe anche essere che il colpevole, per non farsi scoprire proprio da te, si guardi bene dal chiederti l’amicizia. E allora tu potresti essere all’oscuro del furto d’identità. Esiste, allora, un metodo per verificare se qualcuno ha prelevato indebitamente le tue foto. Lo abbiamo già descritto nell’articolo “Scopri se qualcuno ha clonato il tuo profilo Facebook e le tue foto” a cui rinviamo.

Segnala l’abuso

La prima cosa da fare è certamente informare Facebook dell’abuso. Il social network di Zuckerberg ha predisposto un indirizzo apposito a cui segnalare ogni illecito: abuse@facebook.com.

Ovviamente, non tutti i profili riportanti lo stesso nome di un altro utente vengono chiusi da Facebook. Diversamente, non si potrebbero ammettere omonimie, che invece sono assai frequenti. È necessario, dunque, che alla identità del nome corrisponda anche un altro fatto illecito, come il furto di una fotografia, un comportamento minaccioso e persecutorio, una serie di azioni nei confronti di terzi soggetti volte a generare volutamente confusione con la vostra identità.

Segnala e blocca l’utente

Pertanto, specie se il molestatore ti sta importunando, un secondo consiglio è quello di selezionare l’opzione “segnala/blocca utente”. Per fare ciò, vai sulla pagina dell’utente in questione, clicca sull’icona a forma di freccia verso il basso (è collocata vicino all’immagine a forma di rotella e alla scritta “messaggio”). Quindi, seleziona, dal menu, la voce “Segnala/blocca…”.

Un consiglio da tener presente è di invitare i tuoi amici a ripetere la medesima operazione, in modo che Facebook possa comprendere, dall’elevato numero di segnalazioni, che c’è “qualcosa che non va” e possa attivarsi immediatamente.

A questo punto, dopo la segnalazione, Facebook procederà a identificarti attraverso l’invio, sul tuo cellulare, di un sms con un codice di verifica. Quindi la piattaforma dovrebbe provvedere a chiudere il falso account nell’arco di poche ore.

 

Fai una querela alla Polizia Postale

Tutto ciò potrebbe non bastare o potrebbe anche essere che Facebook non si attivi immediatamente.

Così sarà necessario passare alle “vie legali”. Recati al più presto alla polizia postale e sporgi querela. Ovviamente, mai come in questo caso dovrai essere sicuro che di “furto d’identità” si tratti e non di semplice omonimia: accusare una persona di un reato, pur sapendo che questa è innocente, costituisce calunnia, perseguibile a sua volta penalmente.

La giustizia farà il suo corso, lento e “burocratizzato”. La polizia postale, cioè, chiederà l’autorizzazione al PM del tribunale per avviare le indagini; il Pubblico Ministero firmerà il provvedimento di autorizzazione e poi si intraprenderanno le attività volte a identificare il criminale. Identificazione che non sempre potrebbe dare i suoi frutti. Numerosi sono i modi, sulla rete, per rimanere nell’anonimato (come chi, per esempio, utilizzi una connessione wi-fi sprotetta di terzi soggetti). Sfuggire all’identificazione delle forze di polizia non è certo un gioco da ragazzi, ma non è neanche impossibile.

Invia la querela a Facebook

Potrebbe essere utile inviare a Facebook (al predetto indirizzo: abuse@facebook.com) una scansione della querela depositata presso la Polizia Postale, con tutti gli allegati.

Raccogli le prove

L’utente col profilo clonato deve conservare le prove digitali del furto d’identità. Contrariamente a quanto comunemente si crede, non è sufficiente “catturare la schermata” della pagina incriminata (cosiddetto “screenshot”) o tantomeno stamparla su carta. Tali prove, infatti, possono essere facilmente contestate e messe in discussione nel corso del processo. Gli avvocati non avranno difficoltà a far sorgere il dubbio che detti documenti siano stati manipolati o falsificati.

L’ideale, quindi, è far ricorso alle cosiddette “Best Practices” internazionali di Digital Forensics, sancite dalla Convenzione di Budapest del 2001 [1], dove si parla di strumenti e tecniche che garantiscano la inalterabilità e l’originalità della prova.

Sono tecniche, oltreché costose, utilizzate nel nostro Paese solo da pochi esperti, ma che danno ottimi margini di riuscita, proprio perché mantengono inalterata la genuinità della prova e “inchiodano” il colpevole.

In mancanza di ciò, lo screenshot e la stampa restano sempre le tecniche più comuni e facili da utilizzare.

Costituisciti parte civile

Se sei fortunato, dopo qualche mese la polizia postale avrà individuato il reo e inizierà il processo penale vero e proprio, con tutte le conseguenze che la procedura comporta. In questo caso, il consiglio è di costituirti “parte civile” per chiedere un risarcimento del danno a causa del patimento sofferto. A tal fine dovrai necessariamente munirti di un avvocato che ti rappresenti e difenda. È assolutamente consigliabile scegliere uno studio legale esperto nella materia in commento (e, allo stato attuale, non sono molti).

note

[1] Recepite in Italia dalla L. 48/2008.


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2 Commenti

  1. Qualcuno ha tentato di entrare nel mio contatto fb….. per ora ho fatto modifiche…ma vorrei avere sempre notizie su come possa comportarmi nel caso succeda ancora…Grazie Antonella Mele

    1. Qualcuno mi ha rrubato il mio account di Facebook ha cambiato il mio password anche la domanda trabocchetto, non riesco più entrare nel mio account come posso fare per ricuperarla?!

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