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Guida sul diritto all’oblio online

20 Maggio 2020
Guida sul diritto all’oblio online

Diritto alla privacy: come cancellare i link da Google che riportano il nome di un soggetto coinvolto in una notizia di cronaca. 

Dopo gli importanti chiarimenti forniti dalle Sezioni Unite lo scorso anno, la Cassazione è tornata a parlare di diritto all’oblio e, più in particolare, di cancellazione dei dati di una persona da internet e dall’algoritmo di Google. 

La nuova pronuncia [1] ha il pregio di potersi considerare una vera e propria guida sul diritto all’oblio online, fissando tutti gli aspetti principali che, tanto il cittadino quanto il creatore di contenuti digitali, devono conoscere ai fini del rispetto del diritto alla riservatezza (diritto alla privacy) e all’informazione giornalistica (diritto di cronaca).

In questo articolo, faremo la sintesi dei punti trattati dalla Suprema Corte, in modo da fornire al lettore un orientamento attuale e completo sull’odierna interpretazione giurisprudenziale in materia appunto di diritto all’oblio. Ma procediamo con ordine.

Cos’è il diritto all’oblio? 

Come tutti sapranno ormai, il diritto all’oblio obbliga l’editore o il titolare di un giornale online a non pubblicare o a cancellare i nomi di soggetti coinvolti in fatti di cronaca non più attuali. Sebbene la legge non dica dopo quanto tempo una notizia possa considerarsi non più attuale, questo concetto è stato interpretato dalla giurisprudenza più volte e, di solito, viene fatto coincidere con due anni dall’ultimo aggiornamento del fatto stesso.

Antonio viene rinviato a giudizio per un reato commesso qualche anno prima. La notizia della decisione del tribunale riceve ampia eco sui giornali locali. Dopo tre anni, però, Antonio si duole di non riuscire a trovare un lavoro per via della gogna mediatica che i siti internet hanno costruito attorno a lui. Chi digita il suo nome su Google si imbatte negli articoli di cronaca. Antonio così si rivolge ai titolari dei siti internet per chiedere la cancellazione delle news. Questi ultimi, però, pur a fronte dei ripetuti solleciti, non gli danno riscontro. Antonio così si rivolge al giudice, con un ricorso in via d’urgenza, affinché ordini ai giornali di cancellare le pagine web o di toglierle dall’indicizzazione dei motori di ricerca. Il tribunale gli dà ragione e condanna i titolari dei siti internet a garantire il diritto alla riservatezza del ricorrente.

L’esempio appena fatto rende molto chiaramente l’idea di cos’è il diritto all’oblio e come funziona. Esso è la conseguenza dei limiti che la legge impone al diritto di cronaca. E, difatti, per giurisprudenza costante, la notizia giornalistica deve sempre rispettare questi tre paletti per poter essere pubblicata:

  • la notizia deve essere vera. Piccole difformità rispetto alla notizia originale, che non modificano la sostanza del fatto, non possono essere ritenute diffamazione (leggi Notizia inesatta: è diffamazione?). Inoltre, per non cadere nel citato reato di diffamazione, è necessario che l’esposizione della notizia non travalichi in giudizi personali dell’autore dell’articolo ma si attenga ai fatti concreti;
  • deve essere di pubblico interesse (anche il gossip è ritenuto tale). Così sarebbe del tutto illegittima la pubblicazione della notizia che tutti i condomini di un palazzo sono andati in vacanza lasciando l’edificio disabitato;
  • l’interesse deve essere attuale: non è possibile pubblicare una notizia dopo molto tempo da quando il fatto si è verificato o, nel caso di giornale online, lasciarla su internet per svariati anni.

Il diritto alla riservatezza

Il diritto di cronaca deve essere sempre bilanciato con la privacy altrui ossia con il diritto alla riservatezza. La Cassazione riconosce il divieto di divulgare notizie attinenti alla vita privata dell’individuo «a meno che non sussista un consenso anche implicito della persona, desunto dall’attività in concreto svolta o, data la natura del fatto divulgato, non sussista un prevalente interesse pubblico di conoscenza».

Il diritto di cronaca prevale quindi se vengono rispettati i limiti del pubblico interesse, della verità degli atti narrati e della continenza dell’esposizione [2].

Il diritto all’oblio

Con l’introduzione delle nuove tecnologie, il diritto all’oblio è divenuto ancora più attuale. Esso si sostanzia nel diritto, da parte del cittadino, a non veder pubblicate notizie che lo riguardino se non più attuali, cosa che succede sempre quando una pagina internet, con la menzione di un fatto di cronaca, resta online per molto tempo.

In tali casi, quindi, il cittadino – per quanto vero possa essere il fatto e acclarata una sua eventuale responsabilità penale – ha diritto a vedere tutelata la propria riservatezza. Dinanzi a tale richiesta il titolare del giornale può orientarsi in uno dei seguenti modi: 

  • cancellare la pagina dalla rete internet;
  • cancellare tag e metatag che consentono l’indicizzazione della pagina su internet, consentendo che qualsiasi utente, alla digitazione sul motore di ricerca del nome del soggetto interessato, arrivi a ottenere la notizia in questione non più attuale. Con questa operazione di natura tecnica, la pagina web continua ad esistere ma solo all’interno del giornale, reperibile a chi sfrutta il motore di ricerca interno al sito; non è, invece, raggiungibile da Google o da altri motori di ricerca;
  • cancellare il nome del soggetto dalla pagina internet e ogni riferimento che possano far risalire alla sua persona (ad esempio, con indicazione di pseudonimo o delle relative iniziali). Anche in questo caso, bisognerà garantire la cancellazione dei tag e metatag in modo che nessuno possa risalire all’identità del soggetto in questione tramite una ricerca su Google.

Se il titolare del giornale non acconsente a una di queste soluzioni, l’interessato può alternativamente:

  • presentare un ricorso al Garante della Privacy;
  • presentare un ricorso al Tribunale ordinario in via d’urgenza.

Il diritto all’oblio è dunque un limite al diritto di cronaca, consistente nel «giusto interesse di ogni persona a non restare indeterminatamente esposta ai danni ulteriori che arreca al suo onore e alla sua reputazione la reiterata pubblicazione di una notizia in passato legittimamente divulgata».

Dunque, il diritto all’oblio, a differenza del diritto alla riservatezza, non è rivolto a precludere la divulgazione di notizie e fatti appartenenti alla sfera intima della persona e tenuti fino ad allora riservati, ma ad impedire che fatti, già legittimamente pubblicati, e quindi sottratti al riservo, possano essere rievocati dopo molto tempo trascorso da essi. 

Al venir meno dell’attualità della notizia e dell’utilità sociale della prima pubblicazione, si accompagna il rilievo che lo scorrere del tempo modifica anche la personalità dell’individuo e la ripubblicazione di una notizia già divulgata in un lontano passato può avvalorare una immagine della persona diversa da quella al momento esistente, con lesione della identità personale e della reputazione che alla nuova immagine si accompagna. 

Il diritto all’oblio, dunque, si sostanzia nel diritto ad essere dimenticati e consiste nel diritto a non rimanere esposti, senza limiti di tempo, ad una rappresentazione non più attuale della propria persona, con pregiudizio alla reputazione e alla riservatezza, per la ripubblicazione, a distanza di tempo, di una notizia relativa a fatti commessi in passato o a vicende nelle quali si è rimasti in qualche modo coinvolti.

Così il fatto, ormai acquisito dalla collettività, dopo aver perduto la connotazione pubblica, nell’intervenuto decorso del tempo, con il venir meno dell’interesse alla sua conoscenza, ritorna ad essere privato e lascia spazio al riconoscimento del diritto all’oblio.

Diritto all’oblio online

Del diritto “ad essere dimenticati” è possibile cogliere le particolari relazioni con internet e i social network. In siffatto ambito, ad un sempre più facile accesso alle informazioni o dati diventa ancora più necessario tutelare l’oblio delle persone. 

Il Gdpr – ossia il nuovo Regolamento europeo sulla privacy che ha sostituito il vecchio Codice della privacy contenuto nella legge n. 196 del 2003 – ha per la prima volta riconosciuto il diritto all’oblio (nel 65° Considerando là dove esso è menzionato, tra parentesi, in una disposizione dedicata alla “cancellazione” dei dati personali).

Nel diritto all’oblio su internet, assume particolare rilievo il fattore tempo. Questo non è più riferito al periodo che intercorre tra la pubblicazione dell’informazione e la sua ripubblicazione (se così fosse, il giornale potrebbe periodicamente riproporre la news in ogni momento, eludendo il diritto all’oblio) bensì a quello di permanenza della notizia su internet. Sicché, se non ci sono successivi aggiornamenti della notizia (ad esempio, un provvedimento di rinvio a giudizio dopo l’avvio delle indagini), la pagina internet va cancellata o deindicizzata.


note

[1] Cass. sent. n. 9147/2020.

[2] Cas. sent. n. 5259/1984.


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