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Spettegolare: è reato?

20 Maggio 2020
Spettegolare: è reato?

Il confine tra privacy, diffamazione e curiosità triviale non passibile di querela penale: quando si può fare un pettegolezzo e quando no.

Hai saputo che una persona, venuta a conoscenza di alcuni fatti della tua vita personale, li ha comunicati a sua volta ad un’altra persona. Ora temi che quest’ultima possa, a sua volta, comunicare in giro le tue questioni riservate danneggiandoti pubblicamente. 

Ti chiedi così se puoi chiamare ai danni il primo responsabile della divulgazione, avendo questi dato il “la” alla fuga di notizie. Si può rivendicare la propria privacy dalle altrui ingerenze? Detto in termini ancora più semplici e diretti, spettegolare è reato?  La questione è stata già analizzata dalla Cassazione [1]. Cerchiamo di fare il punto della situazione rispondendo alle domande più frequenti che, in tema di riservatezza, l’uomo comune può porsi prima di ricorrere al consulto con un avvocato.

Si può divulgare un fatto altrui?

Prima di chiarire se spettegolare è reato, dovremmo valutare se la notizia diffusa è vera e, in tal caso, se contiene dati sensibili come, ad esempio, le condizioni di salute di una persona. 

Quando viene diffusa una notizia falsa di una persona è possibile parlare di diffamazione, e quindi procedere a una querela, solo a patto che:

  • i fatti abbiano una connotazione offensiva nei confronti della vittima (si pensi a un insulto, alla rivelazione della situazione debitoria di una persona o di un reato da questa commesso, ecc.). Non è quindi diffamazione “parlare bene” di qualcuno o comunicare i suoi successi;
  • il fatto venga comunicato ad almeno due persone, anche in momenti tra loro distinti (si pensi a Mario che prima parla con Giovanna e poi con Domenico dei fatti di Luca). Non c’è quindi diffamazione quando una persona offende un’altra dinanzi a un terzo soggetto e quest’ultimo, a sua volta, lo dica a un altro ancora (a meno che ciò non fosse già evidente al primo “diffusore” della notizia). 

Quando invece viene diffusa una notizia contenente dati riservati, si può parlare di violazione della privacy solo quando questi dati siano coperti dalla riservatezza: si pensi alla comunicazione dell’orientamento sessuale di una persona, della sua cartella clinica, ecc. Anche il numero di telefono è un dato personale e, in teoria, prima di riferire ad altri il cellulare di qualcuno, bisognerebbe chiedere a quest’ultimo il consenso. 

Pertanto, chi comunica un fatto di una terza persona senza indicare il nome di questa né fornire elementi che possano far risalire alla sua identità non commette reato. Così come non lo commette chi comunica un fatto di un’altra persona nel quale non sono contenute informazioni riservate come, ad esempio, l’indirizzo di residenza o la data di nascita (trattandosi di informazioni pubbliche).

Spettegolare è reato?

Veniamo infine al quesito di partenza: si può spettegolare? Comunicare a una o a più persone un fatto che, di per sé, non invade la sfera di riservatezza ma comunque può essere caratterizzato da una illegittima ingerenza nei fatti altrui è un comportamento passibile di querela o comunque di una richiesta di risarcimento del danno?

Secondo la Cassazione, il semplice desiderio di riservatezza non è stato ritenuto dal legislatore un interesse tutelabile. Pertanto, chi non ha saputo o voluto tener celati i fatti della propria vita non può pretendere che il segreto sia mantenuto dalla discrezione altrui. 

La curiosità ed anche un innocuo pettegolezzo, se pur costituiscono una manifestazione non elevata dell’animo, non danno luogo di per sé ad un illecito giuridico [2].

Laddove però la Suprema Corte parla di innocuo pettegolezzo sembra riferirsi ai fatti che, di per sé, non siano offensivi e pregiudizievoli della reputazione. Si pensi, ad esempio, alle simpatie che una persona ha nei confronti di un’altra o a un litigio avvenuto in pubblico. 

Laddove invece il pettegolezzo comporti un attentato all’onore e alla reputazione della vittima, si potrà parlare di diffamazione ma solo a condizione che – come detto sopra – tale comunicazione avvenga nei confronti di almeno due persone. Il pettegolezzo, seppur gravemente offensivo, rivelato solo ad una persona non è reato e non può essere passibile di querela o richiesta di risarcimento del danno.


note

[1] Cass. sent. n. 4487/1956 del 22.12.1956.

Autore immagine: it.depositphotos.com


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