Dipendenti pubblici in smart working anche dopo la fase 2

20 Maggio 2020
Dipendenti pubblici in smart working anche dopo la fase 2

Il ministro della Pa, Fabiana Dadone, vuole rendere strutturale il lavoro agile per il 40% dei lavoratori.

“Vorrei mantenere tra il 30 e il 40 per cento dei dipendenti pubblici in smart working anche nel post-Covid”. Così oggi il ministro della Pubblica amministrazione, Fabiana Dadone, manifesta il progetto di svolta digitale degli uffici pubblici.

Una proposta che arriva a poche ore dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto Legge Rilancio, che ora prevede come diritto lo smart working per i genitori con figli minori di 14 anni anche nel settore privato, mentre i dipendenti pubblici potevano già beneficiarne con il Decreto Cura Italia. Ma la ministra Dadone guarda oltre e ora punta ad introdurlo in via generalizzata e stabile nell’intero comparto del pubblico impiego.

“Abbandoniamo il feticcio del cartellino, le polemiche sui furbetti, e iniziamo a far lavorare per obiettivi, con scadenze giornaliere, settimanali, mensili”, dice la ministra in un’intervista a La Stampa, riportata anche dall’Adnkronos, in cui parla del futuro della Pubblica Amministrazione che immagina “più flessibile, dinamica, digitalizzata”.

Tutto questo passando attraverso la stabilizzazione dello smart working, che renderebbe strutturale il lavoro agile, facendo diventare questa modalità di svolgimento delle prestazioni lavorative il regime normale anche dopo la fase 2 e oltre il termine della pandemia di Coronavirus.

La ministra Dadone aveva già emanato, in piena emergenza Covid-19, una direttiva per incentivare le pubbliche amministrazioni a consentire ai propri dipendenti di lavorare da casa in modalità agile.

Adesso, invece, “non si tradurrà solo in un ‘lavorare da casa‘, ci saranno anche delle postazioni di co-working – spiega la ministra. “E servirà un cambio di mentalità, nella formazione del personale e nel ruolo dei dirigenti. Chi lavorerà in smart working e per quanto tempo lo decideranno in autonomia le diverse amministrazioni”.

Si tratta, per Dadone, di “una trasformazione che non è più rinviabile”. I passi per attuarla sono già individuati: “Lo strumento per iniziare è “la digitalizzazione – afferma Dadone – Abbiamo già agevolato l’acquisto di tecnologia da parte della Pa. Ora dobbiamo permettere alle diverse banche dati delle nostre istituzioni di parlarsi, come abbiamo previsto nel decreto Rilancio, in modo che un’informazione data ad un ente pubblico sia poi a disposizione di tutti gli altri”.

Renato Brunetta, deputato di Forza Italia e già ministro per la Pubblica amministrazione, che per anni è stato il promotore ‘guerra ai furbetti del cartellino‘ intervistato dall’Adnkronos afferma che ora in Italia “la più grande riforma della Pubblica Amministrazione potrebbe farla il Coronavirus”.

E su alcuni punti l’ex ministro concorda con l’attuale titolare del dicastero: “Non diamo al cartellino più peso di quanto non abbia. Quello che è successo durante la pandemia con lo smart working dovrebbe far riflettere tutti: abbiamo bisogno di un processo di riorganizzazione complessivo nel mondo del lavoro”, con una Pa “che dovrebbe guardare di più al risultato“, monitorando su “qualità del lavoro, misura della produttività, efficienza trasparenza, rapporti di customer satisfaction“.


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