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Danno patrimoniale subito dal minore: come si calcola

24 ottobre 2013 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 ottobre 2013



La misura del risarcimento del danno al minore da perdita della capacità di reddito  va calcolata sulla base di un’ attenta valutazione del caso concreto e criteri di probabilità.

È a tutti noto che causare un danno a qualcuno a seguito di un comportamento volontario o colposo implica, per legge [1], l’obbligo di risarcire il soggetto danneggiato per i danni subiti. Se, ad esempio, investo un pedone, percorrendo in bici una strada in controsenso, sarò tenuto a risarcire il soggetto per tutti i danni che siano conseguenza della mia condotta imprudente.

A volte, però, può accadere che il danno riportato non si possa quantificare in modo matematico (ad esempio attraverso il calcolo delle spese mediche sostenute o da sostenere) perché esso può consistere nel mancato guadagno (per esempio, a causa della perdita della capacità lavorativa) che il danneggiato, per fondati motivi, pensava di poter realizzare se non si fosse verificato l’evento dannoso. La legge parla in tal caso di lucro cessante [2]. 

Per procedere a quantificare il “lucro cessante” è necessario che il giudice verifichi prima l’effettiva esistenza del danno e, di conseguenza, che poi proceda alla sua quantificazione, tenendo conto di dati come l’età e l’attività lavorativa svolta dall’infortunato.

Minori

Ma che succede nel momento in cui il soggetto danneggiato sia un minore?

In ogni caso, poiché parliamo di un soggetto che ancora non guadagna, occorre chiedersi in che modo sarà possibile al giudice misurare il reddito che lo stesso avrebbe percepito in assenza della lesione.

Nel caso di un minore, infatti, risulta difficile ipotizzare con quali modalità possa essere quantificato un danno da perdita di capacità lavorativa, visto che ci si riferisce ad un soggetto che non lavora né ha alle spalle un’esperienza lavorativa.

Il giudice, in altre parole, non potrà riferirsi, per il calcolo di tale danno, a parametri di reddito del minore; tuttavia questo non deve costituire un motivo per escludere il diritto al risarcimento.

Tipologie di danno patrimoniale del minore

Il danno che il minore può riportare a seguito di un evento doloso o colposo può riguardare:

– la perdita totale della capacità di produrre un reddito;

– la riduzione di tale capacità (ragione per cui i redditi che egli potrà percepire quando lavorerà saranno inferiori a quelli che avrebbe potuto percepire se non avesse subito la lesione);

– la ritardata possibilità di entrare mondo del lavoro.

Parametri di riferimento per la stima del danno

La difficoltà per il giudice di riferirsi ai parametri relativi ad un soggetto adulto porterà, semmai, il magistrato a dover stimare il danno subito dal minore rifacendosi a criteri di equità, basati su dati di comune esperienza e su tutte le circostanze del caso concreto [3].

 

In quest’ottica, il giudice dovrà tenere conto di tutta una serie di informazioni sul minore, utili a presumere una sua futura attività lavorativa, come:

–  l’età dell’infortunato;

– il suo ambiente socio-familiare;

– le sue aspirazioni (indirizzo di studi, attitudini, interessi).

Solo nel caso in cui, ciononostante, non dovesse risultare possibile fare una previsione circa una sua futura attività lavorativa, il giudice, per quantificare il futuro reddito del minore, potrà prendere come dato di  riferimento il lavoro di uno dei genitori, presumendo che il minore potrebbe esercitarne la stessa professione in futuro [4].

 

Come liquidare il danno

Dopo aver preso a riferimento i suddetti elementi, il giudice, per quantificare con una cifra il danno da mancato guadagno riportato dal minore, potrà riferirsi :

– a termini percentuali, partendo da un reddito figurativo (come, per esempio, il reddito medio nazionale)  moltiplicato per il grado percentuale di incapacità (ad esempio il 20%);

– al salario medio netto di un operaio generico;

– a un reddito/retribuzione medio ipotizzabile per la figura professionale verso cui il minore sembri più indirizzato sulla base degli studi compiuti;

– ai minori redditi che lo stesso percepirà per dover iniziare a lavorare in età più avanzata [5];

– a un valore rappresentato da non meno del triplo della pensione sociale [6] (ma solo in mancanza di altri criteri).

note

[1] Art. 2043 cod. Civ.

[2] Art. 1223 cod. civ.

[3] Cass. Sent.  n. 564/05; Cass. Sent. n. 2890/99; Cass. sent. n. 3539/96; Cass. sent. n. 9118/90; Cass. n. 14678/03.

[4] Cass. sent.  n. 24331/08; Cass. Sent. n. 19445/08.

[5] Cass. n. 1955/1995.

[6] Art. 4 d.l. 857/76.

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