Coronavirus, lo studio sulla perdita di gusto e olfatto

20 Maggio 2020
Coronavirus, lo studio sulla perdita di gusto e olfatto

Il lavoro di un’équipe internazionale, composta da 500 scienziati, sui questionari di oltre quattromila pazienti.

Avevano già parlato della perdita del gusto e dell’olfatto come potenziali sintomi di Coronavirus. Erano stati scoperti in un secondo momento, rispetto all’infezione respiratoria che è stata, sin da subito, il tratto più caratteristico e preoccupante della malattia. Ora uno studio di un team internazionale composto da 500 scienziati, anche italiani, certifica questo effetto qualificandolo come spia precoce del Covid-19. È un lancio dell’agenzia di stampa Adnkronos a raccontarci com’è stato portato avanti l’approfondimento.

La metodologia

Un lavoro immane di raccolta di dati su 30 Stati – 4039 i pazienti che hanno risposto a un questionario in 11 giorni – al quale ha partecipato, per l’Italia, Alberto Macchi, otorino dell’ospedale di Circolo di Varese e presidente dell’Accademia italiana di rinologia. I pazienti positivi al Covid che hanno risposto al questionario sono uomini e donne di età compresa tra i 19 e i 79 anni.

L’articolo che presenta i dati raccolti è pubblicato in versione pre-print sulla piattaforma MedRXiv, e – informano gli autori – attualmente è sottoposto a revisione indipendente. I ricercatori hanno costituito il Global consortium for chemosensory research (Gccr), un consorzio internazionale che ha l’obiettivo di valutare le possibili relazioni tra malattie respiratorie (compresa Covid-19) e i loro effetti su gusto e olfatto. A coordinare i lavori del consorzio è Valentina Parma che lavora alla Temple University di Philadelphia.

I risultati 

Dallo studio emerge come l’olfatto risulti ridotto del 79,7%, il gusto del 69% e la funzione chemestetica (irritazioni delle mucose delle vie respiratorie o degli occhi, tipicamente ciò che accade tagliando la cipolla o un peperoncino) del 37% già prima dell’insorgere dei sintomi virali più noti, cioè tosse, difficoltà respiratorie, eccetera. “È importante sottolineare – evidenzia Macchi – che la perdita dell’olfatto sembra avvenire anche in assenza di ostruzione nasale percepita e dunque può essere una spia molto precoce dell’infezione”.

In tutti i pazienti l’olfatto, il gusto e la funzione chemestetica sono stati significativamente ridotti rispetto al loro stato prima della malattia. “Altri rapporti aneddotici e scientifici – sottolinea il dottor Macchi – avevano già fornito indicazioni di un legame tra Covid-19 e alterazioni chemosensoriali come l’anosmia (riduzione dell’olfatto). Tuttavia, questi rapporti non sono riusciti a distinguere i potenziali effetti sul gusto, hanno ignorato la chemestesi, in genere mancavano di misurazioni quantitative e erano per lo più limitati ai dati provenienti da singoli paesi”.

Il nuovo studio “invece si svolge su un campione molto vasto e internazionale e abbraccia la percezione auto-segnalata in tre distinte modalità chemosensoriali (odore, gusto e chemestesi) prima e durante Covid-19″, prosegue Macchi. I risultati mostrano che la compromissione chemosensoriale associata a Covid-19 non si limita all’olfatto, ma influenza anche il gusto e la chemestesi. L’impatto multimodale e la mancanza di ostruzione nasale percepita suggeriscono – concludono gli scienziati – che l’infezione da Sars-Cov-2 “può interrompere i meccanismi neurosensoriali”.


1 Commento

  1. Mi piacerebbe sapere quanto durano questi sintomi perché mio figlio dopo 65 giorni non è più positivo ma ancora non è tornato gusto e olfatto

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