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Diffida ad adempiere: conseguenze

20 Maggio 2020
Diffida ad adempiere: conseguenze

Lettera di messa in mora e diffida ad adempiere: differenze ed effetti per creditore e debitore. 

Quali sono le conseguenze di una diffida ad adempiere? La domanda viene spontanea tutte le volte in cui si riceve la raccomandata di un avvocato che dà un termine perentorio per eseguire una prestazione. Il più delle volte viene richiesto un pagamento, ma ben potrebbe trattarsi della riconsegna delle chiavi di un appartamento, della recisione di rami che protendono sul terreno altrui, della liberazione di un immobile da rifiuti, del rispetto delle condizioni di separazione o divorzio.

Il codice civile tuttavia usa il termine «diffida ad adempiere» solo con riferimento alla possibilità di sciogliere il contratto, per altrui inadempimento, senza bisogno di ricorrere al giudice. 

Cerchiamo di capire meglio cos’è la diffida ad adempiere e quali sono le sue conseguenze.

Diffida ad adempiere: cos’è?

Nel gergo comune la diffida ad adempiere è una richiesta che viene fatta, formalmente, da un soggetto (di solito rappresentato dal suo avvocato) nei confronti di un’altro. Questa nozione è piuttosto lata e, al suo interno, possiamo distinguere due concetti diversi:

  • la costituzione in mora
  • la diffida ad adempiere vera e propria.

Li esemplificheremo qui di seguito.

Si tenga tuttavia presente che, per avere effetto, la diffida ad adempiere sempre sempre consentire, al mittente, di avere la prova della spedizione e del suo riferimento. Il che, in termini pratici, richiede l’invio di una raccomandata a.r. o di una Pec. 

Costituzione in mora

Spesso, quando si parla di diffida ad adempiere, ci si riferisce in realtà alla cosiddetta lettera di costituzione in mora. 

Giovanni avanza da Simone 200 euro, così gli invia una raccomandata in cui gli rinnova l’invito ad onorare l’impegno preannunciandogli che, in caso contrario, ricorrerà alle vie giudiziarie.

La costituzione in mora è quindi una lettera con un sollecito di pagamento. Ma da questa derivano degli effetti particolarmente gravi per il debitore. Li vedremo qui di seguito.

Conseguenze della costituzione in mora del debitore

Dalla costituzione in mora derivano, per il debitore, quattro conseguenze indicate dall’articolo 1219 del codice civile e seguenti:

  • iniziano a decorrere gli interessi di mora. Per cui il debitore, oltre al pagamento della somma originariamente dovuta, dovrà anche versare tali ulteriori maggiorazioni. La misura degli interessi di mora è quella degli interessi legali prevista annualmente dal Ministero dell’Economia, ma le parti nel contratto possono prevedere anche una misura superiore (come succede sempre con le banche) o inferiore;
  • si interrompe il termine di prescrizione. Pertanto, il debitore resta obbligato alla prestazione per un altro termine pari a quello di prescrizione che però inizia a decorrere questa volta dal giorno successivo a quello di ricevimento della lettera;
  • gli eventuali danni successivi alla costituzione in mora che dovesse subire il creditore a causa dell’inadempimento, saranno a carico del debitore. Si pensi, ad esempio, a un’azienda che fallisce proprio perché un suo cliente non paga un importo particolarmente elevato. Dunque, dalla costituzione in mora il debitore sarà tenuto a risarcire tutti gli eventuali danni che il creditore dovesse dimostrare essere dipesi dal mancato pagamento;
  • il debitore resta tenuto a risarcire il creditore qualora la prestazione dovesse divenire impossibile anche per una causa non imputabile al debitore stesso (cosa che, invece, in circostanze normali, non comporta alcun obbligo).

In alcuni casi, però, la costituzione in mora non è necessaria e il debitore è subito in mora. Pertanto le conseguenze che abbiamo appena rappresentato si verificano automaticamente, a prescindere dall’invio di una diffida. Ciò succede in tre casi:

  • quando il debito deriva da fatto illecito. Si pensi a chi, con la bici, investe un pedone o al proprietario di un appartamento dal quale si producono infiltrazioni di acqua che danneggiano il vicino del piano di sotto. In tale ipotesi quindi il debitore è già in mora dal momento in cui si è verificato il fatto illecito e non c’è quindi bisogno della diffida; 
  • quando il debitore dichiara per iscritto di non voler adempiere;
  • quando il contratto prevedeva un termine per il pagamento e questo è ormai scaduto.  

Diffida ad adempiere in senso stretto

Diversa dalla costituzione in mora è la vera e propria diffida ad adempiere che è invece disciplinata dagli articoli 1454 e seguenti del codice civile. Anche in questo caso, un esempio aiuterà il lettore a comprendere prima di cosa si tratta.

Romualdo e Annibale firmano un contratto. Romualdo ha bisogno di un abito da matrimonio da indossare per le nozze della figlia Ludmilla. Annibale è un sarto molto famoso ma altrettanto impegnato. Così, a soli 30 giorni dalle nozze, non è stata neanche fatta la prima prova del vestito. Romualdo, preoccupato che la prestazione non gli venga eseguita per tempo, invia ad Annibale una diffida ad adempiere in cui gli dà solo 7 giorni di tempo per consegnargli l’abito. In caso contrario – lo avverte – dovendo cercare un’altra soluzione, il contratto si riterrà automaticamente “risolto” ossia sciolto ed alcun pagamento (e tantomeno risarcimento) gli darà.

La diffida ad adempiere quindi è una forma di autotutela contro gli inadempimenti così gravi da rendere del tutto inutile dopo la prestazione. Nell’esempio di poc’anzi, infatti, il padre della sposa non avrà alcun interesse a ricevere il vestito il giorno dopo le nozze. 

Il codice civile stabilisce che la diffida ad adempiere debba dare un termine di non meno di 15 giorni, tuttavia la giurisprudenza ritiene che siano possibili anche termini più brevi a seconda della natura del contratto e della prestazione.

Effetti della diffida ad adempiere

Gli effetti della diffida ad adempiere sono presto spiegati. Con la scadenza del termine, il contratto si considera ormai sciolto senza bisogno dell’intervento del giudice. Si tratta della cosiddetta risoluzione per inadempimento che, di solito, solo il magistrato può pronunciare. 

Insomma, l’invio di una diffida ad adempiere serve ad evitare di dover ricorrere ad una causa. Certo, nulla toglie che la controparte possa contestare la diffida e pretendere la prestazione. In tal caso interverrà il giudice a giudicare se la diffida è stata correttamente inviata. Ed a tal fine vengono valutate due circostanze:

  • deve esserci stato un effettivo ritardo o inadempimento;
  • tale ritardo o inadempimento deve essere “grave” ossia deve aver fatto venire l’interesse del creditore a rivedere la prestazione. Si pensi a una persona che abbia bisogno di un computer per preparare la tesi di laurea ma il prodotto gli venga spedito con due mesi di ritardo.


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