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Indebitato fino al collo: cosa fare?

13 Agosto 2020 | Autore:
Indebitato fino al collo: cosa fare?

Troppi debiti e poca liquidità economica? Come fare per evitare di toccare il fondo. Le norme a tutela delle persone che rischiano il crollo finanziario.

Ti sei sposato e per sostenere i costi di ricevimento, luna di miele, organizzazione delle nozze e costruzione della casa hai dovuto accendere un mutuo.

Successivamente sono nati i figli. La tua è una famiglia monoreddito, tua moglie non riesce a trovare un impiego e con uno stipendio soltanto non riesci a far quadrare i conti. Sei, quindi, costretto a chiedere un finanziamento personale.

Purtroppo a causa della crisi economica anche il lavoro inizia ad andare male. Il tuo capo decide di convertire il tuo contratto da tempo pieno a part time. Devi nuovamente rivolgerti alla banca e domandare liquidità.

I prestiti che hai chiesto ti vengono tutti concessi, ma si pone un diverso problema. Inizi a essere indebitato fino al collo: cosa puoi fare? Il tuo esiguo stipendio non basta a sostenere tutte le spese. Le rate assorbono quasi completamente la tua disponibilità.

E per il resto come vivi? Come compri il latte ai tuoi figli? Come paghi l’assicurazione dell’auto?

Sono tutte questioni che il nostro legislatore ha preso in seria considerazione, anche a causa dei numerosi suicidi degli ultimi anni.

Approfondiamo la materia e verifichiamo quali sono le soluzioni messe a tua disposizione.

Cosa si intende con il termine sovraindebitamento?

Il nostro sistema giuridico si è occupato della questione del sovraindebitamento e, quindi, ha prestato particolare attenzione alla situazione in cui si trovano gran parte degli italiani.

Il problema dei debiti eccessivi può, infatti, avere delle ricadute economiche e personali importanti.

Il mancato adempimento provoca un disagio al creditore che ha erogato una somma di denaro e non riesce a recuperare la cifra concessa. Se tutti i debitori non ottemperano ai propri obblighi il sistema economico non può reggere. Si entra in un circuito vizioso in cui si rischia il crollo dell’impianto finanziario del nostro Paese.

Inoltre, la difficoltà di far fronte ai propri impegni produce delle ripercussioni importanti nella vita sociale e affettiva del debitore. Pensa, ad esempio, ai numerosi casi di depressione, alla disperazione di chi non ce la fa a sostenere i ritmi economici, all’elevata percentuale di suicidi. Ricordi gli episodi di gente che si è data fuoco dinanzi alle sedi di alcune istituzioni?

Per tutti questi motivi, il legislatore nel 2012 ha adottato la cosiddetta “legge salva suicidi[1] e nel 2019 si è occupato della questione nel nuovo codice della crisi di impresa [2].

Tutte le norme introdotte in materia hanno il fine di bilanciare due interessi in gioco: da un lato quello del creditore di rientrare in possesso dei suoi soldi e dall’altro quello del debitore di non rimanere strozzato dalla sua condizione.

Quali sono le soluzioni adottate dal legislatore?

La legge del 2012 è finalizzata a risolvere le crisi da sovraindebitamento.

Perché si possano applicare le norme in essa contenute è necessario che siano presenti due condizioni:

  • il soggetto indebitato deve essere un consumatore, ossia una persona fisica che ha assunto degli obblighi per scopi personali. Essi non devono essere ricollegabili all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente esercitata;
  • deve sussistere uno stato di squilibrio tra le obbligazioni assunte dal debitore e il patrimonio a sua disposizione. Tale situazione deve condurre a una rilevante difficoltà di adempiere oppure, nella peggiore delle ipotesi, all’impossibilità definitiva di far fronte alle proprie obbligazioni.

La disciplina del sovraindebitamento è stata poi semplificata e ampliata nel 2019. In questo caso, il legislatore ha esteso le norme anche a professionisti, ad alcune tipologie di imprenditori e, in generale, a tutti i debitori nei confronti dei quali non è possibile applicare le leggi sullo stato di insolvenza. Tuttavia, il nuovo codice della crisi di impresa non è ancora entrato in vigore. La data prevista del 14 agosto 2020 è slittata al 2021.

Cosa fare quando si è indebitati fino al collo?

La legge salva suicidi prevede un’articolata procedura che puoi attivare per tutelarti.

In particolare hai la possibilità di proporre un accordo di composizione della crisi. Puoi, infatti, chiedere ai creditori di trovare una soluzione condivisa per risolvere il tuo problema.

In tal caso devi necessariamente farti aiutare da un organismo di composizione della crisi (OCC). È quest’ultimo che deve redigere il testo del documento e presentarlo:

  • al Tribunale competente per territorio;
  • all’agente della riscossione;
  • agli uffici fiscali.

Devi, infatti, sapere che la procedura si svolge dinanzi a un giudice che deve omologare l’accordo. In altri termini, il magistrato svolge una funzione simile a quella della separazione consensuale: verifica che il patto sia conforme alla legge, che risponda all’interesse delle parti e che non violi disposizioni inderogabili.

Il contenuto della proposta è libero, ma al suo interno devi indicare:

  • tempi e modalità di pagamento dei creditori;
  • eventuali garanzie rilasciate per l’adempimento dei debiti;
  • modalità per l’eventuale liquidazione dei beni: in tal caso, il giudice nomina un liquidatore che avvia le procedure di vendita del tuo patrimonio e ripartisce il ricavato tra i creditori. Tale procedura è attivata anche quando oggetto dell’accordo sono beni pignorati.

Se non hai un patrimonio sufficiente a consentire il soddisfacimento dei creditori, è necessario l’intervento di uno o più garanti. Questi ultimi affiancano il proprio reddito al tuo per consentire il pagamento di quanto dovuto.

Quali sono le procedure per chi ha debiti con un solo creditore?

Può capitare che il debito sia elevato, ma faccia riferimento a un unico creditore. In questo caso, la possibilità principale è quella di concordare una soluzione al di fuori della procedura da sovraindebitamento.

Le transazioni possono essere adottate sia con enti finanziari sia con soggetti privati.

In tali ipotesi, laddove il creditore acconsenta e salvo patto contrario, è possibile fare ricorso (alternativamente o congiuntamente) a tali opportunità:

  • saldo e straccio: è un accordo che ti consente di pagare in una o due rate l’intera cifra dovuta ridotta della metà o della percentuale concordata con il creditore;
  • sospensione del finanziamento in corso per un periodo determinato da entrambe le parti;
  • riduzione delle rate mensili e prolungamento del periodo di restituzione del debito;
  • salto della rata: alcuni contratti prevedono la possibilità di posticipare il pagamento di una o più rate a un momento diverso da quello della scadenza.

Tutte queste ipotesi, da un lato, consentono a te di avere un pò di sollievo e, dall’altro lato, riconoscono al creditore la garanzia dell’adempimento della somma dovuta.


note

[1] Legge 27.01.2012 n. 3 “Disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonche’ di composizione delle crisi da sovraindebitamento”

[2] D. Lgs. 12.01.2019 n. 14 “Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza”


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