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Se due persone divorziano a chi spetta mantenere il figlio?

20 Maggio 2020
Se due persone divorziano a chi spetta mantenere il figlio?

Alimenti: quale dei due genitori deve contribuire alle necessità dei bambini o dei figli maggiorenni?

Un nostro lettore ci ha chiesto: se due persone divorziano a chi spetta mantenere il figlio? La risposta è presto detta: banalmente a entrambi, ma con obblighi diversi. 

Del mantenimento ai figli, abbiamo parlato più volte nelle pagine di questo giornale; tuttavia l’occasione è buona per riprendere il discoro e chiarire, peraltro, cosa cambia tra coppie di conviventi e coppie sposate e, nell’ambito di quest’ultima categoria, se sono previste differenze tra coppie semplicemente separate e coppie invece che hanno già divorziato.

Prima però di spiegare a chi spetta il mantenimento se due persone divorziano, ricordiamo che tali regole seguono un binario diverso rispetto a quelle per il mantenimento dell’ex coniuge. In entrambi i casi, però, chi non versa quelli che comunemente (ma anche impropriamente) vengono chiamati “alimenti” rischia una incriminazione penale per il reato di violazione degli obblighi familiari.

Ma procediamo con ordine.

Mantenimento figli per coppie sposate e non sposate: c’è differenza?

A tutti è noto che, se una coppia di conviventi si separa, nessuno dei due ha l’obbligo di mantenere l’altro, anche se uno dei due dovesse essere privo di un reddito. 

Non va così invece per gli eventuali figli nati dalla relazione. Difatti, in tal caso valgono le stesse regole per le coppie sposate che descriveremo a breve. 

Chi però convive con una persona che ha già dei figli, nati da una precedente relazione, non deve versare alcun mantenimento per questi, mantenimento invece dovuto solo dal genitore naturale.

Mantenimento figli per coppie separate e divorziate: c’è differenza?

Abbiamo intitolato questo articolo “a chi spetta il mantenimento se due persone divorziano” tenendo conto della domanda che ci è stata rivolta ma le stesse argomentazioni che andremo a fare di qui a breve valgono anche per le coppie che hanno intrapreso solo il primo step: quello della separazione. 

I figli – sostiene la giurisprudenza – hanno diritto a conservare lo stesso tenore di vita che avevano quando ancora i genitori stavano insieme. E ciò vale sia prima che dopo il divorzio. Lo scopo è garantire ai bambini – ed anche ai figli che abbiano raggiunto la maggiore età – quelle tutele che padre e madre, anche se ancora uniti in matrimonio, devono loro fornire fino al raggiungimento dell’indipendenza economica. 

Come dicevamo in apertura, se il mantenimento dei figli è sempre scontato, quello all’ex coniuge non lo è altrettanto. E difatti, l’ex coniuge ha diritto a un assegno di mantenimento solo a condizione che: a) il suo reddito sia inferiore a quello dell’altro coniuge; b) non sia stato dichiarato dal giudice responsabile per la fine del matrimonio (cosiddetto addebito); c) la sua età o le condizioni di salute non gli consentano di trovare un’occupazione per rendersi autonomo.

Se due persone divorziano, a chi spetta mantenere i figli?

In realtà le condizioni di mantenimento dei figli vengono già anticipate dal giudice all’atto della separazione dei coniugi e, il più delle volte, se non intervengono mutamenti di reddito dalle parti, confermate in sede di divorzio. Quindi, il discorso che faremo può essere convertito anche a risposta di una domanda simile: se due persone si separano, a chi spetta mantenere i figli?

Le regole sono dunque le seguenti.

Collocazione e affidamento dei figli

Il giudice fissa innanzitutto quale sarà il coniuge presso cui il figlio o i figli andranno a vivere (è il cosiddetto coniuge collocatario): di solito si tratta della madre. Il figlio che ha compiuto almeno 12 anni deve essere ascoltato dal tribunale per dire “la sua”.

Diversa è la decisione sull’affidamento ossia il genitore che avrà il potere di decidere sulle scelte più importanti dei bambini. La regola vuole che l’affido sia condiviso, ossia spetti sia al padre che alla madre, salvo nel caso in cui uno dei due non sia capace e possa compromettere il sano equilibrio psicofisico del bambino; in tal caso si avrà un affidamento esclusivo.

Assegno di mantenimento per i figli

Definire quale genitore vivrà insieme ai figli ha delle importanti ripercussioni su due aspetti: 

  • l’assegnazione della casa coniugale: a prescindere a chi sia intestato l’immobile, il giudice affida il diritto di abitazione al genitore con cui i figli vanno a vivere;
  • l’assegno di mantenimento: il genitore che non convive con i figli dovrà versare all’altro un assegno annuale, spalmato su 12 mensilità, per contribuire alle spese ordinarie dei figli.

Abbiamo appena usato il verbo «contribuire» non certo a caso. Infatti l’assegno non deve coprire tutte le esigenze per i bambini visto che entrambi i genitori devono provvedere al loro mantenimento, in proporzione alle rispettive possibilità. Questo significa che il genitore collocatario dovrà fare la sua parte, provvedendo alle normali spese e necessità quotidiane, ricevendo a fronte di ciò il contributo economico da parte del genitore non collocatario. 

Il tribunale, nel definire l’assegno di mantenimento per i figli, non ripartisce le spese a metà tra padre e madre, ma tiene conto delle rispettive capacità economiche. Quindi ben potrebbe essere che, dinanzi a una donna priva di reddito, tutto il mantenimento dei figli gravi sull’uomo. Nello stesso tempo però l’eventuale presenza di un reddito in capo alla madre collocataria non esclude certo l’obbligo per l’ex marito di contribuire, in base alle sue possibilità, al mantenimento dei figli. Questo perché l’obbligo di mantenere i figli discende dal semplice fatto di averli fatti nascere e non già dalla disparità di reddito tra i due genitori.

Oltre all’assegno mensile di mantenimento, il giudice condanna il coniuge non collocatario a versare, di volta in volta che ce ne sia necessità, un contributo per tutte le spese straordinarie che dovessero sorgere in futuro: si pensi alle necessità mediche, ai viaggi, all’acquisto di un mezzo di trasporto, ecc.

La percentuale di partecipazione alle spese straordinarie è di solito fissata al 50% ma il tribunale potrebbe anche prevederne una diversa, a seconda delle condizioni economiche delle parti. 

Revisione dell’assegno di mantenimento 

La decisione del giudice che fissa l’assegno di mantenimento dei figli può essere sempre oggetto di successiva revisione ma solo se cambiano le circostanze di fatto come:

  • il reddito di uno dei due genitori;
  • le esigenze dei figli (ad esempio per le spese universitarie).

Il giudice revoca l’assegno di mantenimento nel momento in cui viene dimostrato che questi 

  • hanno raggiunto l’indipendenza economica, ossia un lavoro conforme alle loro ambizioni tenuto comunque conto dell’attuale crisi occupazionale;
  • oppure non si danno da fare per rendersi indipendenti, ad esempio non studiando e non cercando un’occupazione.

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