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Licenziamento periodo di prova e Naspi

13 Agosto 2020 | Autore:
Licenziamento periodo di prova e Naspi

Il dipendente licenziato che non ha ancora concluso la prova ha diritto all’indennità di disoccupazione?

Col patto di prova, lavoratore e datore di lavoro stabiliscono che la definitiva instaurazione del rapporto lavorativo possa avvenire solo trascorso un determinato periodo, durante il quale le parti verificano la reciproca convenienza del contratto e possono recedere senza obbligo di preavviso e senza motivazione.

Compiuto il periodo di prova con esito favorevole per entrambe le parti, l’assunzione diviene definitiva: il servizio svolto è comunque valido a tutti gli effetti, in quanto si computa nell’anzianità di servizio e dà diritto al trattamento di fine rapporto, alle ferie ed ai permessi, ai ratei di tredicesima e quattordicesima.

Ma, qualora dovesse intervenire il recesso durante il periodo di prova, si ha comunque diritto alla Naspi? Che cos’è previsto dalla legge riguardo al licenziamento periodo di prova e Naspi?

Durante il periodo di prova, lavoratore e datore di lavoro hanno facoltà di recedere dal rapporto senza obbligo di motivazione, forma, preavviso e pagamento della relativa indennità sostitutiva. Questo significa che il lavoratore in prova licenziato non ha diritto all’indennità di disoccupazione?

Per comprenderlo, è indispensabile fare un breve punto della situazione sulla Naspi.

Che cos’è la Naspi?

La Naspi è l’indennità di disoccupazione che spetta alla generalità dei lavoratori dipendenti, in presenza di specifici requisiti retributivi, personali e lavorativi. Sono esclusi dal diritto a questa indennità solo i dipendenti pubblici a tempo indeterminato ed alcune specifiche categorie di lavoratori.

Chi ha diritto alla Naspi?

I beneficiari della Naspi sono:

  • i dipendenti di aziende, enti e professionisti del settore privato, compresi i lavoratori con qualifica di dirigente;
  • i dipendenti con contratto a tempo determinato degli enti pubblici; sono invece esclusi i dipendenti pubblici a tempo indeterminato;
  • gli apprendisti, a prescindere dalla tipologia di apprendistato attivato;
  • i soci lavoratori di cooperativa che abbiano stabilito, con la propria adesione o successivamente all’instaurazione del rapporto associativo, un rapporto di lavoro in forma subordinata
  • il personale artistico con rapporto di lavoro subordinato.

Sono esclusi, oltre dipendenti a tempo indeterminato degli enti pubblici, gli operai agricoli a tempo determinato (OTD) o indeterminato (OTI), destinatari dell’indennità di disoccupazione agricola, ed i collaboratori coordinati e continuativi, destinatari di un’altra indennità di disoccupazione, denominata Dis-coll.

I lavoratori in prova non sono esclusi dalla Naspi, ma per aver diritto all’indennità devono rispettare specifici requisiti.

Requisiti per la Naspi

Quali condizioni devono essere soddisfatte perché il lavoratore in prova e tutti i lavoratori subordinati in generale possano ottenere la Naspi?

Ecco i requisiti richiesti:

  • perdita involontaria dell’occupazione e riconoscimento dello stato di disoccupazione;
  • almeno 13 settimane di contributi contro la disoccupazione accreditati nei 4 anni precedenti la domanda;
  • almeno 30 giornate di lavoro nei 12 mesi precedenti la domanda di disoccupazione.

Perdita involontaria dell’occupazione

In quali casi l’occupazione si considera persa involontariamente, con conseguente diritto allo stato di disoccupazione e alla Naspi? Le ipotesi che danno diritto allo stato di disoccupazione e alla Naspi sono:

  • licenziamento per giustificato motivo oggettivo, soggettivo o disciplinare, compreso il licenziamento per giusta causa;
  • risoluzione consensuale del rapporto in sede protetta;
  • dimissioni per giusta causa o rassegnate dalla lavoratrice madre nel periodo tutelato;
  • cessazione del rapporto di lavoro per risoluzione consensuale in seguito al rifiuto, da parte del lavoratore, al proprio trasferimento ad altra sede della stessa azienda distante oltre 50 km dalla residenza del lavoratore o mediamente raggiungibile in 80 minuti o oltre, con i mezzi di trasporto pubblici;
  • vi è poi l’ipotesi del lavoratore impiegato con contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti che, dopo il licenziamento, accetti l’offerta economica avanzata dal datore di lavoro nell’ambito stragiudiziale della conciliazione volontaria agevolata.

Stato di disoccupazione e licenziamento durante la prova

Perché a un lavoratore sia riconosciuto lo stato di disoccupazione, in base alla legge in materia [1], occorre che:

  • abbia perso l’impiego involontariamente;
  • dichiari, in forma telematica al sistema informativo unitario delle politiche del lavoro, la propria immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa (Did) e alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro concordate con il centro per l’impiego.

Ma il licenziamento durante il periodo di prova si considera come un’ipotesi di perdita involontaria dell’impiego?

Qualsiasi tipologia di licenziamento dà diritto allo stato di disoccupazione e, qualora si rispettino gli ulteriori requisiti richiesti, alla Naspi.

Questo, in quanto il licenziamento è una tipologia di recesso ad opera del datore di lavoro, che non dipende dalla volontà del dipendente: pertanto, il lavoratore licenziato durante la prova è considerato aver perso l’impiego involontariamente.

Non rileva, ai fini del diritto allo stato di disoccupazione ed alla Naspi, il fatto che per il licenziamento nel periodo di prova non sia dovuto alcun preavviso e che il recesso sia libero, senza particolari requisiti di forma e motivazione.

Stato di disoccupazione e dimissioni durante la prova

Se invece è il dipendente a rassegnare le dimissioni durante il periodo di prova, questa tipologia di recesso si considera come un’ipotesi di perdita involontaria dell’impiego?

Le dimissioni volontarie, in quanto appunto dipendenti dalla volontà del lavoratore, non danno né la possibilità di fruire dello stato di disoccupazione, né della Naspi, anche se rassegnate durante il periodo di prova.

Ci si può comunque dimettere per giusta causa: le dimissioni per giusta causa sono considerate una tipologia di recesso che non dipende dalla volontà del dipendente: pertanto, il lavoratore dimissionario per giusta causa durante la prova è considerato aver perso l’impiego involontariamente.

Qui le ipotesi di Dimissioni per giusta causa.


note

[1] D.lgs. 150/2015.


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2 Commenti

  1. Buongiorno, vorrei porre un quesito:
    Il 9 di questo mese ho dato le dimissioni volontarie telematiche con decorrenza per il13/03/2021 riguardo un contratto a tempo indeterminato, giorno 15/03 sono stato assunto da un agenzia lavoro con un contratto da un mese, la sera mi chiamano e mi dicono che non sono andato bene, e mi lasciano a casa per “non superamento della prova”, il 16 faccio richiesta naspi, con licenziamento per prova non superata, il 18 mi viene respinta con questa causale (Considerato che l’ultimo rapporto di lavoro non si è concretizzato per mancato superamento del periodo di prova, la precedente causa di cessazione dell’attività lavorativa (dimissioni) non consente l’accesso alla Naspi. Ecco il motivo per cui è stata respinta la domanda . Cordiali saluti )
    la mia domanda è: ho i requisiti per accedere alla naspi, visto che mi hanno licenziato dopo un giorno, ed avendo maturato 4 anni pieni di contributi, posso fare ricorso?
    Premetto che anche se mi hanno licenziato subito, la ditta appare nella schermata di richiesta naspi.

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