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Videosorveglianza nei condomini: vademecum

13 dicembre 2013


Videosorveglianza nei condomini: vademecum

> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 dicembre 2013



In condominio telecamere decise a maggioranza: le riprese dovranno rispettare la disciplina sulla privacy; immagini conservabili al massimo per 24-48 ore.

La riforma del condominio si occupa, per la prima volta, della videosorveglianza nei condomini. Vediamo quali sono le novità in questa materia

Quale maggioranza per l’approvazione?

L’assemblea condominiale, con la maggioranza degli intervenuti che rappresentino almeno metà dei millesimi, può deliberare l’installazione di videocamere sulle parti comuni dell’edificio.

C’è telecamera e telecamera

Sono due le finalità di riprese che le telecamere nei condomini possono realizzare:

– le riprese svolte dai singoli condomini a scopi personali;

– quelle che invece vengono effettuate dal condominio per controllare le sue parti comuni.

Vediamole singolarmente.

Le riprese private dei singoli proprietari

È il caso in cui il condomino intende sorvegliare la propria porta di casa oppure il posto auto. Dato che le immagini non verranno diffuse né comunicate a terzi, non si applica il Codice della privacy. Quindi, per esempio, non c’è l’obbligo di segnalare con un cartello la presenza della videocamera. L’importante è che il sistema di videosorveglianza sia installato in modo tale che l’obiettivo della telecamera riprenda unicamente la porta d’ingresso e non il pianerottolo, così come la videocamera posta nel box auto dovrà riprendere unicamente il proprio posto auto e non l’intero garage.

Telecamere condominiali per riprendere le parti comuni

Invece, nel caso di telecamere poste dal condominio per sorvegliare le parti comuni, dovranno essere adottate tutte le misure e le precauzioni previste dal Garante, cioè:

– le persone che transiteranno nelle aree sorvegliate dovranno essere informate con appositi cartelli delle presenza delle telecamere;

– nel caso di impianti collegati alle forze dell’ordine, sarà necessario apporre uno specifico cartello che lo evidenzi;

– le immagini registrate potranno essere conservate per un periodo limitato, cioè sino a un massimo di 24-48 ore, fatte salve specifiche esigenze, come la chiusura di esercizi oppure di uffici che hanno sede nel condominio, o di ulteriore conservazione in relazione ad indagini della polizia o comunque di natura giudiziaria;

– le telecamere condominiali dovranno riprendere solo le aree comuni da controllare, evitando la ripresa di luoghi circostanti quali strade, altri edifici, edifici commerciali eccetera;

– i dati raccolti dovranno essere protetti con idonee e preventive misure di sicurezza, in modo da consentirne l’accesso solo alle persone autorizzate oppure al titolare o al responsabile del trattamento dei dati (che ben potrà essere anche lo stesso amministratore del condominio).

Il mancato rispetto di queste prescrizioni, a seconda dei casi, comporterà:

– l’inutilizzabilità dei dati personali trattati [1];

– l’adozione di provvedimenti di blocco o divieto del trattamento disposti dal Garante [2];

– l’applicazione delle sanzioni amministrative o penali ed esse collegate [3], oltre ovviamente ad eventuali richieste di risarcimento da parte di eventuali soggetti danneggiati.

Lo stesso si può dire in relazione ai videocitofoni che rilevano immagini, talvolta anche tramite registrazione.

Se il sistema è installato esclusivamente a fini personali e le immagini non sono destinate alla comunicazione sistematica o alla diffusione, il Garante non interviene.

note

[1] Art. 11, comma 2, del Codice della privacy.

[2] Art. 143, comma 1, lettera c del Codice privacy.

[3] Art. 161 e seguenti del Codice privacy.

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