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Correggere la dichiarazione dei redditi: tre soluzioni per eliminare sviste ed errori

30 Luglio 2014
Correggere la dichiarazione dei redditi: tre soluzioni per eliminare sviste ed errori

Se il contribuente deve correggere o integrare la propria dichiarazione: ecco le modalità per eliminare sviste o errori, che possono costare molto cari, specie in rapporto alle entità economiche in discussione, a partire dal ravvedimento e dalla dichiarazione integrativa per poi analizzare le novità legate al visto di conformità e alle sanzioni.

Sbagliare in campo fiscale è la cosa più facile che possa capitare. Farlo in sede di dichiarazione annuale dei redditi può comportare grossi fastidi ai contribuenti, perché gli errori sono intercettati dal Fisco e scattano i controlli automatizzati e formali degli uffici e gli accertamenti degli stessi uffici dell’agenzia delle Entrate.

Capita anche che alcune dimenticanze dei contribuenti siano automaticamente sanate dall’Agenzia delle Entrate. Può essere il caso, ad esempio, di un acconto eseguito regolarmente con il modello F24, che il contribuente però dimentica di indicare nella dichiarazione annuale.

In questi casi, il sistema di controllo automatizzato del Fisco segnala, a seguito di comunicazione di irregolarità (l’avviso bonario), che esiste un maggior credito a favore del contribuente che, però, deve essere confermato e convalidato presso un qualsiasi ufficio delle Entrate.
I rimedi
Per fortuna, è anche possibile rimediare ad alcune sviste o dimenticanze commesse nella dichiarazione annuale dei redditi, dell’Irap o dell’Iva, che possono essere oggetto di correzioni, integrazioni o ravvedimenti.

La correzione si distingue dalle integrazioni, per la ragione che la dichiarazione correttiva è quella che può essere presentata entro i termini ordinari di scadenza, mentre le dichiarazioni integrative, sia a favore del contribuente, sia a suo sfavore, si presentano dopo la scadenza del termine. In questi casi, nella seconda facciata del modello Unico 2014 persone fisiche subito dopo l’indicazione del codice fiscale, si deve specificare il tipo di dichiarazione che si presenta, barrando la relativa casella.

Per presentare una dichiarazione integrativa, sono previste tre caselle:

1. la prima riguarda la dichiarazione integrativa a favore;

2. la seconda riguarda la dichiarazione integrativa a sfavore del contribuente;

3. la terza serve solo per modificare l’originaria richiesta di rimborso (entro 120 giorni).

Scaduti i termini per la presentazione della dichiarazione, il contribuente può rettificare o integrare la stessa presentando, secondo le stesse modalità previste per la dichiarazione originaria, una nuova dichiarazione completa di tutte le sue parti, su modello conforme a quello approvato per il periodo d’imposta cui si riferisce la dichiarazione.

Presupposto per presentare la dichiarazione integrativa è che sia stata validamente presentata la dichiarazione originaria. Per quanto riguarda quest’ultima, si ricorda che è considerata valida anche la dichiarazione presentata entro 90 giorni dal termine di scadenza, fatta salva l’applicazione delle sanzioni.

I ravvedimenti
I contribuenti possono regolarizzare gli omessi o tardivi versamenti dei tributi. Per queste regolarizzazioni, sono disponibili quattro tipi di perdono, che possono ridurre la sanzione del 30%:

1. il ravvedimento “sprint”,

2.  il ravvedimento “breve”,

3. il ravvedimento “trimestrale”

4. il ravvedimento “lungo” o “annuale”.

Oltre alle somme dovute e alle sanzioni, sono dovuti gli interessi legali del 2,5% annuo fino al 31 dicembre 2013 e dell’1% annuo dal 1° gennaio 2014.

La documentazione che riguarda i dati indicati nelle dichiarazioni annuali di redditi, Iva o Irap, deve essere conservata dal contribuente ed esibita a richiesta degli uffici.

Il contribuente che, a seguito di richiesta, non è in grado di esibire la documentazione per deduzioni, detrazioni, ritenute, crediti di imposte o per versamenti eseguiti, rischia di subire il disconoscimento dei benefici fiscali con conseguente richiesta di imposte, sanzioni e interessi.

Gli avvisi di accertamento devono essere notificati, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione.

Nei casi di omessa presentazione della dichiarazione o di presentazione di dichiarazione nulla, l’avviso di accertamento può essere notificato fino al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione si sarebbe dovuta presentare. Questo significa che il 31 dicembre 2014 scadrà il termine per l’accertamento nei confronti dei contribuenti che hanno presentato nei termini, nell’anno 2010, la dichiarazione dei redditi, dell’Iva o dell’Irap, relativa all’anno 2009, modello 730/2010 o modello Unico 2010.

I PUNTI CHIAVE

Il ravvedimento spontaneo

Le dichiarazioni annuali dei redditi, dell’Iva o dell’Irap possono essere oggetto di correzioni, integrazioni o ravvedimenti. I contribuenti che omettono o eseguono tardivamente adempimenti o versamenti, o commettono irregolarità nelle dichiarazioni annuali dei redditi, dell’Irap, dell’Iva e dei sostituti d’imposta (modello 770), possono infatti valersi del ravvedimento. Quelli che si pentono fruiscono delle riduzioni automatiche delle sanzioni applicabili, a condizione che le violazioni oggetto di regolarizzazione non siano state già constatate e comunque non siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di accertamento (inviti di comparizione, questionari, richiesta di documenti) delle quali il contribuente abbia avuto formale conoscenza. Il perdono deve essere insomma spontaneo.

L’integrativa

Tre le caselle da compilare per presentare una dichiarazione integrativa: la prima riguarda la dichiarazione integrativa a favore, la seconda è per la dichiarazione integrativa (ossia quella a sfavore del contribuente), la terza serve invece solo per modificare l’originaria richiesta di rimborso per scegliere la compensazione (entro 120 giorni). Scaduti i termini per la presentazione della dichiarazione, il contribuente può rettificare o integrare la stessa presentando, secondo le stesse modalità previste per la dichiarazione originaria, una nuova dichiarazione completa di tutte le sue parti, su modello conforme a quello approvato per il periodo d’imposta cui si riferisce la dichiarazione. Il presupposto per presentare la dichiarazione integrativa, è che sia stata validamente presentata la dichiarazione originaria.

Il visto di conformità

In generale, come per le persone fisiche, se un’impresa, prima della scadenza di presentazione, intende rettificare o integrare una dichiarazione già presentata (Irap, Iva, redditi, 770), può presentarne una nuova (compilata in tutte le sue parti), barrando la casella “correttiva nei termini”. Per i tributi derivanti da Unico e dal modello Irap, si può presentare una dichiarazione integrativa entro il 28 gennaio dell’anno successivo all’invio del modello, per rinunciare alla richiesta di rimborso degli stessi e per chiederne l’utilizzo in compensazione. Per il modello Iva, invece, la modifica che si presenta più di frequente riguarda l’inserimento del visto di conformità in una dichiarazione precedentemente priva dello stesso, ai fini della compensazione in F24 del credito annuale Iva che supera i 15mila euro.

Il bilancio

Le imprese, nel redigere il modello Unico 2014, devono verificare l’esistenza di costi iscritti in bilancio fuori competenza e la connessa possibilità di recuperare le deduzioni non effettuate in anni precedenti, presentando una dichiarazione integrativa a favore. I costi non di competenza devono essere iscritti, per le imprese che redigono i bilancio secondo il Codice civile, tra gli oneri straordinari (sopravvenienze passive), trattandosi della correzione dei erronee applicazioni dei principi contabili. Sorge in questi casi un problema fiscale, che coinvolge due distinti aspetti: il trattamento del componente rilevato a seguito della correzione dell’errore e il regime del componente originario, con riferimento all’esercizio in cui esso avrebbe dovuto essere contabilizzato.

La contabilità

In senso tecnico errore contabile è una impropria o mancata applicazione di un principio contabile, ad esempio il principio di competenza, se al momento in cui l’operazione viene rivelata erano disponibili le informazioni che avrebbero portato ad una corretta rilevazione del fatto economico. Al contrario, non costituisce errore l’imputazione di un certo dato, poi rivelatosi non corretto, se tale imputazione è stata eseguita sulla base di informazioni in quel momento detenute, fermo restando che nel raccogliere le stesse informazioni si sia usata una dovuta diligenza.
La disciplina delle correzione degli errori contabili, dal punto vista civilistico, è contenuta nel documento Oic 29, che va integrato con la versione in consultazione di prossima applicazione.

Le compensazioni

Dal 2014 sono in vigore nuove regole per le compensazioni: è divenuto obbligatorio il visto di conformità anche per la compensazione di imposte dirette per importi over 15mila euro e l’importo massimo annuo compensabile in F24 è salito a 700mila euro per ciascun tributo. La norma relativa al visto di conformità riguarda tutti i crediti maturati a partire dall’anno di imposta in corso al 31 dicembre 2013, relativamente alle imposte sui redditi (Irpef e Ires), nonché le relative addizionali, le ritenute alla fonte e le imposte sostitutive di queste e l’imposta regionale sulle attività produttive (Irap). I soggetti competenti a rilasciare il visto sono quelli previsti dall’articolo 35 del Dlgs 241/1997, ma a oggi l’agenzia delle Entrate non ha ancora fornito i chiarimenti sulle modalità e sulle procedure per l’apposizione del visto.

I falsi crediti

Per i falsi crediti e le indebite compensazioni nel modello F24 sono applicabili sanzioni variabili dal 100 al 200%, inapplicabili in caso di ravvedimento spontaneo del contribuente. La cancellazione delle sanzioni deriva dal fatto che, sia in caso di ravvedimento, sia in caso di liquidazione automatizzata delle dichiarazioni, la base di riferimento sulla quale calcolare gli sconti è sempre quella del 30 per cento. Perciò, sui falsi crediti e sulle indebite compensazioni, se sanate spontaneamente, si potranno pagare le mini-sanzioni dello 0,2% giornaliero fino a 14 giorni di ritardo, del 3% se il ravvedimento è eseguito dal quindicesimo giorno successivo, ma entro 30 giorni dalla violazione, o del 3,75% se il ravvedimento è eseguito dopo il trentesimo giorno, ma entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno in cui si è commessa la violazione.

I controlli automatizzati

Il controllo formale delle dichiarazioni è finalizzato alla verifica della correttezza degli adempimenti posti a carico dei contribuenti. Si possono distinguere due tipologie di controllo: sulla liquidazione delle imposte, dei contributi, dei premi e dei rimborsi dovuti in base alla dichiarazione dei contribuenti o dei sostituti di imposta; sul formale contenuto vero e proprio delle dichiarazioni presentate. La prima deve avvenire entro l’inizio del periodo di presentazione delle dichiarazioni relative all’anno successivo, sulla base dei dati e degli elementi direttamente desumibili dalle dichiarazioni presentate e di quelli in possesso dall’Anagrafe tributaria.
Nel controllo formale, il controllo trova la sua principale ragion d’essere nell’intervenuta soppressione dell’obbligo di allegare alla dichiarazione le copie dei documenti giustificativi delle spese sostenute.

Gli avvisi bonari

Prima di procedere all’iscrizione a ruolo delle somme derivanti da liquidazioni automatiche e da controlli formali, l’agenzia delle Entrate deve inviare ai contribuenti il cosiddetto avviso bonario, propedeutico al contraddittorio preventivo con il contribuente e al versamento delle somme dovute con l’applicazione delle sanzioni ridotte. Il contribuente può decidere di procedere al pagamento delle somme richieste, entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione, oppure dalla data rideterminata in autotutela, in ipotesi di parziale accoglimento a seguito di contraddittorio con l’ufficio. Per gli avvisi bonari telematici, il contribuente ha invece 90 giorni per regolarizzare la comunicazione. A seguito del pagamento di quanto richiesto, viene inibita la successiva procedura di iscrizione a ruolo

Le sanzioni

L’entità delle sanzioni è legata alla tipologia di violazione. Per le violazioni di tipo formale la sanzione è fissa e variabile da un minimo di 258 euro ad un massimo di 2.065 euro. Nel caso di violazioni che provocano una dichiarazione infedele, la sanzione ordinaria prevista dal Dlgs 471/1997 va dal 100% al 200% della maggior imposta o della differenza del credito. In caso di omesso o carente versamento dipendente da errori materiali o di calcoli rilevabili in sede di liquidazione o di controllo formale delle dichiarazioni, la sanzione è più mite e in particolare pari al 30% delle somme non versate. Quest’ultima è ridotta, rispettivamente al 10% ed al 20%, se le somme dovute siano pagate entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione o della comunicazione.



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1 Commento

  1. Nel 2013 il consulente ha messo x errore un fabbricato locato ed ho versato irpef non dovuta cosa posso fare x recuperare la somma

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