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Entrare nel profilo Facebook di un’altra persona è un reato grave

24 ottobre 2013


Entrare nel profilo Facebook di un’altra persona è un reato grave

> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 ottobre 2013



Accesso abusivo a sistema informatico e violazione della corrispondenza e della privacy: la legge punisce con pene che arrivano fino a tre anni di reclusione chi si intrufola nell’altrui account di un social network.

Facebook, e in generale tutti i social network, sono l’ultima evoluzione del web 2.0. e della comunicazione; ma non per questo si sottraggono all’applicazione delle tradizionali norme del diritto, nonostante queste ultime siano state create diversi decenni fa. Certo, la legge, quando nasce, non pensa a tutte le possibili sfumature e trasformazioni che la realtà può subire nel corso tempo. Proprio per questo ogni norma è “generale” e “astratta”: affinché possa essere applicata a infiniti casi concreti.

E così è anche con Facebook. Chi entra nel profilo utente di altri soggetti, procurandosi la password in modo illecito o forzando il sistema, molto probabilmente ignora che la sua condotta è già stata prevista da una norma del codice penale [1] e che, pertanto, sta commettendo un reato assai grave.

La leggerezza con cui, a volte, viene compiuta tale azione è anche imputabile all’opinione comune che l’ha quasi dipinta come un “gesto eroico”: rompere le serrature informatiche di un profilo è un’attività che non tutti sono in grado di compiere. E probabilmente si è diffuso in giro un certo rispetto per chi ha le chiavi di tale sapere. Prova ne è il timore reverenziale che si ha nei confronti di certe nebulose e quasi mistiche figure di hackers.

Ad ogni modo, l’accesso nel profilo sociale altrui è pur sempre un crimine, un reato grave che viola, peraltro, anche uno dei dettati della Costituzione: quello della segretezza della corrispondenza, se si pensa che, all’interno dell’account Facebook, si possono trovare i messaggi privati ricevuti e inviati con altri utenti.

La legge penale punisce in modo severo la condotta di chi si intrufola nel profilo altrui. Si tratta del reato di “accesso abusivo a sistema informatico” per il quale può scattare la pena della reclusione fino a ben tre anni. Addirittura, la pena può arrivare a cinque anni se il reo ha distrutto, danneggiato o interrotto i dati, le informazioni o quant’altro presente all’interno del profilo.

La legge [1], in questi casi, stabilisce che chiunque si introduca abusivamente in un sistema informatico o telematico, protetto da misure di sicurezza come una password, oppure vi si mantenga contro la volontà espressa o tacita del titolare, è punito con la reclusione fino a tre anni.

Il reato scatta a prescindere dalla finalità perseguita dall’intruso. Pertanto, potrebbe anche semplicemente trattarsi di un uomo che cerca, nel profilo della moglie, eventuali prove di infedeltà; oppure di un impulso di gelosia; o ancora di uno scherzo; o di un atto di hackeraggio senza ragioni.

Insomma, bisognerebbe prestare molta attenzione a ciò che si fa con il computer: non sempre ciò che consentito dalla tecnica lo è anche per il diritto.

note

[1] Art. 615 ter cod. pen.

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6 Commenti

  1. E pensare che ci sono sempre più persone che ci chiedono di commettere questi reati in loro nome e per loro conto, forse perchè convinti, grazie anche alla tv, che all’investigatore venga rilasciata una Licenza di Pubblica Sicurezza che gli consenta di fare qualsiasi cosa senza obblighi. In realtà, l’Investigatore ha quasi solo degli obblighi in più, rispetto al privato cittadino.
    Buona giornata a tutti.

  2. C’è sempre da risolvere un conflitto tra diritti costituzionali di pari rango. Il caso citato della violazione del marito/moglie al fine di avere prove di infedeltà, configurata violazione di corrispondenza, confligge con il diritto di pari, se non superiore, rango di potersene servire quale prova per dimostrare la violazione dei propri diritti/interessi. vale a dire che non essendo pacifico che il magistrato disponga di una indagine in tal senso affidata al perito/Escopost, il marito/moglie pur conoscendo la verità non potrebbe mai dimostrarla, con grave danno patrimoniale se non affettivo.

  3. Ho impostato il generatore di codici perché mi sono accorta che qualcuno entrava nel mio account facebook, quando il codice invece di essermi stato mandata dal solito numero di servizio me lo ha mandato un comune numero di cellulare, ho capito che il numero arrivava a qualcun altro che poi me lo rimandava. Convinta di avere le prove (numero di telefono) per risalire alla persona in questione sono andata dai carabinieri e mi hanno risposto che se non mi insultava non potevano fare niente, ho chiesto se non era una violazione della privacy e mi hanno risposto che solo Facebook e la loro regolamentazione interna poteva intervenire. Ho scritto ovunque in facebook ma non mi hanno mai risposto, ho dovuto alla fine cancellare il mio account facebook.

  4. BUONA SERA. QUALCHE GIORNO FA QUALCUNO E’ ENTRATO NEL MIO PROFILO FACEBOOK. VORREI SAPERE COME HA FATTO E CHI E’ STATO. COSA DEVO FARE? E’ POSSIBILE CHE SIA STATO UN CARABINIERE? ORA HO DOVUTO TOGLIERMI PER FORZA!
    ATTENDO UN VS RISCONTRO IN QUANTO NON SO A CHI RIVOLGERMI E VOGLIO ANDARCENE IN FONDO.
    GRAZIE.

  5. e se il profilo è di una persona che conosci ed era aperto su un computer a cui possono avere accesso tutti?

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