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Conducente non proprietario: spetta il risarcimento per l’incidente?

21 Maggio 2020
Conducente non proprietario: spetta il risarcimento per l’incidente?

Incidenti stradali: chi non è il proprietario dell’auto ma si è fatto male durante lo scontro ha diritto a chiedere i danni all’assicurazione?

Potrebbe succedere – e anzi, avviene spesso – che il conducente dell’auto non sia il suo effettivo proprietario. Ciò capita, ad esempio, quando il veicolo viene dato in prestito o viene condiviso da più persone nella stessa famiglia. Potrebbe anche essere l’ipotesi in cui l’auto venga venduta ma il passaggio di proprietà non riceva la dovuta trascrizione presso il Pra (trascrizione che, come noto, deve avvenire entro i successivi 60 giorni) per cui, formalmente, la stessa resta intestata ancora al vecchio proprietario. 

In tutte queste ipotesi, cosa succede se il conducente non proprietario fa un incidente? Gli spetta il risarcimento? 

La questione è stata analizzata da una recente ordinanza della Cassazione [1]. Nel commentare tale pronuncia proveremo a fornire una risposta alle domande più comuni che, di solito, in casi del genere si pongono. 

Si può guidare un’auto non propria?

Prima di spiegare se al conducente non proprietario che fa un incidente spetta il risarcimento, dobbiamo verificare se è lecito guidare un’auto non propria.

Il proprietario di un’auto può darla in prestito a chi vuole senza bisogno che vi sia un contratto di mutuo. È del resto ciò che succede nella quotidianità di tutte le famiglie e che non vieta che la medesima situazione si verifichi anche tra amici.

Quindi, se la polizia dovesse fermare un conducente e, dal libretto di circolazione dovesse accorgersi che questi non è il proprietario, non può contestargli di averla rubata, ma tutt’al più potrà chiedergli spiegazioni delle ragioni del possesso. Questo, però, non è un motivo per elevare una multa.

C’è un solo obbligo previsto dall’attuale legge: se l’utilizzo dell’auto altrui avviene per oltre 30 giorni di seguito in modo esclusivo e personale (nel senso che, nello stesso tempo, il mezzo non è utilizzato anche da altri soggetti), il possessore è tenuto a far annotare il proprio nominativo sul libretto di circolazione dell’auto. La comunicazione, che va fatta alla Motorizzazione (Dtt, dipartimento trasporti terrestri) anche tramite un’agenzia di pratiche auto, può essere fatta, anche, dal proprietario dell’auto. 

In caso di violazione di tale obbligo è prevista una multa da un minimo di 516,46 euro a un massimo di 2.582,28 euro oltre al ritiro della carta di circolazione. 

Tale obbligo, però, non vale per i familiari conviventi come, ad esempio, i coniugi, i genitori e i figli. Leggi anche Posso circolare con un’auto intestata a mio marito o mia moglie?

Che succede se si firma una polizza “solo conducente”?

Alcune polizze assicurative prevedono una limitazione di responsabilità nei confronti del solo assicurato (ossia il proprietario del veicolo). Cosa succede, in tali circostanze, qualora dovesse verificarsi un incidente stradale mentre è alla guida un’altra persona? Se la colpa del sinistro è di quest’ultima, ossia del conducente “non proprietario” e quindi non assicurato, la compagnia pagherà comunque il risarcimento al danneggiato, ma potrà rivalersi nei confronti del proprio assicurato. Quest’ultimo, a sua volta, potrà chiedere il risarcimento al conducente responsabile del sinistro. Maggiori informazioni nell’articolo L’assicurazione auto copre il conducente se non è proprietario?

Conducente non proprietario: ha diritto al risarcimento per l’incidente stradale?

Fuori dai casi di limitazione di responsabilità prevista dalla polizza, la legge non prevede alcuna esclusione del risarcimento per l’incidente stradale nei confronti del conducente non proprietario. È chiaro però che quest’ultimo potrà pretendere solo i danni fisici ossia le lesioni personali. Invece, i danni al veicolo possono essere pretesi unicamente dal titolare dello stesso. Un esempio chiarirà meglio come stanno le cose.

Luigi presta l’auto all’amico Fabio. Fabio fa un incidente per colpa di un’altra auto che attraversa col rosso. In conseguenza dello scontro, Fabio si rompe un braccio, così si rivolge all’assicurazione di Luigi per ottenere il risarcimento. L’assicurazione gli nega i soldi appigliandosi al fatto che Fabio non fosse proprietario del veicolo. In questo caso, però, se Fabio dovesse trascinare la compagnia in tribunale vincerebbe la causa: a lui, infatti, spetta il risarcimento per le (sole) lesioni fisiche riportate. Invece, spetterà a Luigi chiedere, sempre alla propria assicurazione, il risarcimento per la riparazione della macchina danneggiata.

Secondo la pronuncia della Cassazione qui in commento, anche se, al momento del sinistro stradale, il conducente non era il proprietario del veicolo, questi ha diritto al risarcimento. Risarcimento che viene comunque subordinato alla prova dei seguenti elementi:

  • il sinistro deve essere avvenuto realmente e, dunque, bisogna dimostrare il fatto e le modalità dello stesso; 
  • al momento del sinistro, la persona che ha presentato richiesta di risarcimento doveva trovarsi davvero a bordo del veicolo coinvolto nell’incidente: anche di ciò bisognerà fornire le prove con l’eventuale rapporto delle autorità intervenute in occasione dello scontro;
  • il conducente deve aver subito lesioni personali: in tal caso, la prova sarà fornita dal certificato di pronto soccorso e dalle successive attestazioni mediche.

note

[1] Cass. ord. n. 9192/20 del 19.05.2020.

Corte di Cassazione, sez. III Civile, ordinanza 18 novembre 2019 – 19 maggio 2020, n. 9192

Presidente Vivaldi – Relatore Rossetti

Fatti di causa

1. Nel 2003 To. Cr. convenne dinanzi al Tribunale di Nocera Ca. An. e la HDI Assicurazioni s.p.a. (d’ora innanzi, “la HDI”), chiedendone la condanna in solido al risarcimento dei danni patiti in conseguenza di un sinistro stradale avvenuto il 9 settembre 2002.

Espose che in tale data Ca. An., effettuando un’azzardata manovra di sorpasso alla guida di un motociclo, urtò il veicolo da lui condotto, provocandone lo sbandamento e l’urto contro un muro di cemento. Aggiunse di avere subito danni materiali per 26.776,79 Euro, oltre che lesioni personali.

2. Il Tribunale di Nocera con sentenza 12 ottobre 2009 n. 1273 rigettò la domanda, rilevando che l’attore, al momento del sinistro, non era affatto proprietario del veicolo danneggiato, ma lo diventò soltanto due mesi dopo.

La sentenza venne appellata dal soccombente.

3. La Corte d’appello di Salerno, con sentenza 21 febbraio 2018 n. 231 rigettò il gravame.

Anche la Corte d’appello ritenne che l’attore non avesse affatto fornito la prova di essere proprietario del veicolo danneggiato al momento del sinistro.

Rilevò che l’attore non aveva mai depositato alcuna prova di avere stipulato un contratto di acquisto dell’autoveicolo danneggiato; che si era limitato a depositare una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà del 5 agosto 2002, nella quale lui stesso dichiarava di avere acquistato il veicolo da tale Al. An.; che tale documento era insufficiente a dimostrare la proprietà del veicolo; che il suddetto Al. An., interpellato dal consulente tecnico di ufficio nominato dal Tribunale, negò di avere acquistato il suddetto veicolo in Belgio, al contrario di quanto riferito dall’attore.

4. La sentenza d’appello è stata impugnata per cassazione da To. Cr. con ricorso fondato su sei motivi.

Ha resistito con controricorso la HDL

Ragioni della decisione

1. Il primo motivo di ricorso.

1.1. Col primo motivo il ricorrente lamenta la nullità della sentenza per violazione dell’articolo 342 c.p.c.

Nell’illustrazione del motivo il ricorrente sostiene che, a suo avviso, la Corte d’appello avrebbe reputato “generico” il suo atto di impugnazione e che tale valutazione sarebbe erronea.

1.2. Il motivo è inammissibile, perché censura una statuizione che la sentenza impugnata non contiene: la Corte d’appello, infatti, ha esaminato e rigettato l’appello nel merito, ma non l’ha affatto dichiarato inammissibile per aspecificità, ai sensi dell’art. 342 c.p.c.

2. Il secondo motivo di ricorso.

2.1. Col secondo motivo il ricorrente invoca la nullità della sentenza impugnata, ai sensi dell’articolo 132, comma secondo, n. 4 c.p.c.

Sostiene che la Corte d’appello, dopo avere ritenuto in fatto che egli al momento del sinistro non era il proprietario del veicolo danneggiato, ha rigettato altresì la sua domanda di risarcimento del danno alla salute, e dunque con motivazione del tutto disancorata dalla fattispecie concreta.

2.2. Il motivo è fondato.

Una volta escluso che l’attore fosse il proprietario del veicolo coinvolto nel sinistro, la Corte d’appello avrebbe comunque dovuto stabilire se un sinistro era davvero avvenuto; se al momento del sinistro l’attore si trovava davvero a bordo del veicolo coinvolto in esso; se in conseguenza di tale sinistro l’attore avesse subito lesioni personali.

Per contro, la motivazione adottata dalla Corte d’appello è, su questo aspetto, totalmente inintelligibile: essa infatti si riduce in un vero e proprio entimema, secondo cui chi non dimostra di essere proprietario del veicolo su cui viaggia, non ha diritto al risarcimento del danno alla persona.

3. Il terzo, il quarto, il quinto ed il sesto motivo di ricorso.

3.1. Gli ultimi quattro motivi di ricorso possono essere esaminati congiuntamente, perché pongono questioni analoghe.

Con tutti e quattro i suddetti motivi il ricorrente lamenta in buona sostanza che la Corte d’appello avrebbe erroneamente valutato le prove, erroneamente valutato gli indizi, e malamente motivato la propria decisione con cui ha escluso che l’attore fosse proprietario del veicolo danneggiato.

3.2. Tutti e quattro i motivi sono inammissibili, in quanto censurano il modo in cui il giudice di merito ha valutato le prove offerte, per pervenire alla conclusione che il veicolo danneggiato non fosse di proprietà dell’odierno ricorrente.

Ma una censura di questo tipo contrasta col consolidato e pluridecennale orientamento di questa Corte, secondo cui non è consentita in sede di legittimità una valutazione delle prove ulteriore e diversa rispetto a quella compiuta dal giudice di merito, a nulla rilevando che quelle prove potessero essere valutate anche in modo differente rispetto a quanto ritenuto dal giudice di merito (ex permultis, Sez. L, Sentenza n. 7394 del 26/03/2010, Rv. 612747; Sez. 3, Sentenza n. 13954 del 14/06/2007, Rv. 598004; Sez. L, Sentenza n. 12052 del 23/05/2007, Rv. 597230; Sez. 1, Sentenza n. 7972 del 30/03/2007, Rv. 596019; Sez. 1, Sentenza n. 5274 del 07/03/2007, Rv. 595448; Sez. L, Sentenza n. 2577 del 06/02/2007, Rv. 594677; Sez. L, Sentenza n. 27197 del 20/12/2006, Rv. 594021; Sez. 1, Sentenza n. 14267 del 20/06/2006, Rv. 589557; Sez. L, Sentenza n. 12446 del 25/05/2006, Rv. 589229; Sez. 3, Sentenza n. 9368 del 21/04/2006, Rv. 588706; Sez. L, Sentenza n. 9233 del 20/04/2006, Rv. 588486; Sez. L, Sentenza n. 3881 del 22/02/2006, Rv. 587214; e così via, sino a risalire a Sez. 3, Sentenza n. 1674 del 22/06/1963, Rv. 262523, la quale affermò il principio in esame, poi ripetuto per sessant’anni: e cioè che “la valutazione e la interpretazione delle prove in senso difforme da quello sostenuto dalla parte è incensurabile in Cassazione”).

4. Le spese.

Le spese del presente giudizio di legittimità saranno liquidate dal giudice del rinvio.

Per questi motivi

la Corte di cassazione:

(-) rigetta il primo, il terzo, il quarto, il quinto ed il sesto motivo di ricorso;

(-) accoglie il secondo motivo di ricorso, cassa in relazione ad esso la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Corte d’appello di Salerno, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

 


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