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Posso lavorare durante la Cigo?

21 Maggio 2020
Posso lavorare durante la Cigo?

Lo Stato sostiene il reddito dei lavoratori ai quali il datore di lavoro abbia ridotto o sospeso l’attività lavorativa.

Durante i periodi di crisi economica si torna a parlare di ammortizzatori sociali. Si tratta di strumenti di protezione sociale messi in campo dallo Stato per evitare che, di fronte ad una contrazione momentanea del lavoro, le imprese procedano al licenziamento dei propri dipendenti. Considerando il licenziamento come extrema ratio, da evitare fin quando possibile, le imprese che attraversano un periodo di difficoltà possono richiedere la fruizione della cassa integrazione guadagni al fine di ridurre o sospendere l’attività lavorativa dei dipendenti senza privare gli stessi del reddito. Non sempre, tuttavia, è chiaro al lavoratore messo in cassa integrazione cosa può fare e cosa non può fare durante la fruizione dell’ammortizzatore sociale.

Per questo spesso ci si chiede: posso lavorare durante la Cigo? Come vedremo, non esiste un divieto assoluto di esercitare qualsiasi forma di attività lavorativa durante il periodo di cassa integrazione. Tuttavia, occorre comunque prestare molta attenzione alle regole previste per la cumulabilità tra attività di lavoro e Cigo.

Cos’è la cassa integrazione guadagni?

Possono essere molteplici i fattori che producono una riduzione dell’attività lavorativa dell’impresa. Il calo dell’attività può essere determinato da fattori di mercato, emergenze sanitarie, eventi climatici, provvedimenti delle autorità, cattiva gestione da parte del management, etc. In queste situazioni, il rischio è che il datore di lavoro, per ridurre i costi sostenuti dall’impresa, proceda al licenziamento del personale, con le ben note conseguenze sociali che la perdita del lavoro comporta.

Per ammortizzare il rischio sociale della crisi d’impresa, lo Stato mette a disposizione di imprese e lavoratori gli ammortizzatori sociali, ossia, degli strumenti di protezione sociale di cui la cassa integrazione guadagni è uno degli istituti principali. Nel nostro ordinamento, ci sono diverse tipologie di cassa integrazione, che riguardano distinte platee di beneficiari.

Ogni impresa, quando riceve la matricola Inps, viene assegnata ad una determinata gestione degli ammortizzatori sociali sulla base del settore merceologico in cui opera e del numero di dipendenti addetti.

Possiamo, dunque, distinguere tra:

  • Cassa integrazione guadagni ordinaria (Cigo);
  • Cassa integrazione guadagni straordinaria (Cigs);
  • Fondo di integrazione salariale (Fis);
  • Fondi di solidarietà bilaterali;
  • Cassa integrazione guadagni in deroga (Cigd).

Al di là delle peculiarità delle singole tipologie elencate, in generale, la cassa integrazione guadagni prevede l’erogazione, da parte dell’Inps, di un trattamento di integrazione salariale ai lavoratori il cui orario di lavoro sia stato sospeso o ridotto da parte del datore di lavoro.

In questo modo, il datore di lavoro può ridurre sensibilmente il costo della manodopera senza che, dal punto di vista sociale, questo si traduca in un azzeramento o in una forte riduzione del reddito percepito dai lavoratori, i quali riceveranno l’indennità economica da parte dell’Inps.

Cos’è la Cigo?

Tra i vari ammortizzatori sociali, la Cigo, acronimo di cassa integrazione guadagni ordinaria, è la tipologia di cassa integrazione pensata per il settore industriale e della trasformazione dei prodotti agricoli. La cassa integrazione guadagni ordinaria [1] viene gestita, sia dal punto di vista amministrativo che con riferimento all’erogazione dall’Inps.

La Cigo consente al datore di lavoro di sospendere o ridurre l’attività lavorativa dei dipendenti, al ricorrere delle causali che prevede la legge [2], e cioè:

  • mancanza di lavoro/commesse e crisi di mercato;
  • fine cantiere, fine lavoro, fine fase lavorativa, perizia di variante e suppletiva al progetto;
  • mancanza di materie prime o componenti;
  • eventi meteo;
  • sciopero di un reparto o di altra impresa;
  • incendi, alluvioni, sisma, crolli, mancanza di energia elettrica, impraticabilità dei locali, anche per ordine della pubblica autorità;
  • sospensione o riduzione dell’attività per ordine della pubblica autorità per cause non imputabili all’impresa o ai lavoratori;
  • guasti ai macchinari – manutenzione straordinaria.

Cigo: quanto spetta ai lavoratori?

I lavoratori ricevono dall’Inps un trattamento di integrazione salariale volto a compensare la retribuzione persa a causa della riduzione/sospensione dell’orario. L’ammontare dell’integrazione salariale è pari all’80% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate, comprese fra le ore zero e il limite dell’orario contrattuale.

Il trattamento di integrazione salariale viene calcolato tenendo in considerazione l’orario di ciascuna settimana, indipendentemente dal periodo di paga.

Nel caso in cui la riduzione dell’orario di lavoro sia effettuata con ripartizione dell’orario su periodi ultrasettimanali predeterminati, l’integrazione è dovuta, nei limiti di cui ai periodi precedenti, sulla base della durata media settimanale dell’orario nel periodo ultrasettimanale considerato.

In ogni caso, i lavoratori con un reddito medio-alto non percepiranno effettivamente l’80% della retribuzione persa. Infatti, l’assegno Cigo è corrisposto entro un limite massimo fissato annualmente dall’Inps con una propria circolare (si tratta del cosiddetto massimale Cigo).

Cigo: la procedura

Prima di fare domanda di accesso alla Cigo il datore di lavoro deve esperire una procedura di informazione e consultazione sindacale.

In particolare, il datore di lavoro è tenuto ad inviare una comunicazione preventiva alle rappresentanze sindacali aziendali o alla rappresentanza sindacale unitaria, se esistenti, nonché alle articolazioni territoriali delle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale.

Nella predetta comunicazione preventiva, devono essere indicate le seguenti informazioni:

  1. le cause di sospensione o di riduzione dell’orario di lavoro;
  2. l’entità e la durata prevedibile;
  3. il numero dei lavoratori interessati.

Trattandosi di procedura di informazione e consultazione, non è, dunque, necessario sottoscrivere un accordo con le organizzazioni sindacali ma è obbligatorio informare il sindacato della volontà dell’azienda di utilizzare la Cigo, delle ragioni che determinano tale esigenza, del numero di lavoratori coinvolti e della durata del trattamento.

Pur non essendo obbligatorio, l’accordo con il sindacato è possibile e, in un certo senso, auspicabile al fine di garantire una gestione condivisa dell’ammortizzatore sociale.

Posso lavorare durante la Cigo?

Dal punto di vista operativo, il lavoratore messo in Cigo può stare a casa, senza recarsi al lavoro, essendo legittima la sua assenza, stante la decisione aziendale di sospendere la sua attività di lavoro.

Nonostante l’assenza di una prestazione di lavoro, come detto, il lavoratore riceve il trattamento di integrazione salariale erogato dall’Inps. Non sempre, tuttavia, il lavoratore è consapevole di quali sono le conseguenze della fruizione della Cigo.

In particolare, il lavoratore si chiede: posso lavorare durante la Cigo? Innanzitutto, occorre chiarire che il lavoratore e il datore di lavoro che ne utilizza la prestazione, rischiano di incorrere in gravi sanzioni se, durante la Cigo, il lavoratore svolge lavoro irregolare, meglio noto come lavoro nero.

Fatta questa premessa, non sussiste un divieto assoluto di lavoro regolare durante la Cigo. Tuttavia occorre considerare che, nonostante la sospensione dell’attività di lavoro, il lavoratore deve restare sempre e comunque a disposizione del datore di lavoro che potrebbe decidere di convocare il dipendente per riprendere servizio anche prima della scadenza della sospensione programmata.

Inoltre, la legge prevede che il lavoratore che svolga attività remunerata durante la fruizione della Cigo non abbia diritto, nelle relative giornate, a fruire del trattamento di integrazione salariale essendosi procurato altrove il reddito. Ne consegue che lo svolgimento di lavoro regolare durante la Cigo non comporta, in sé, l’automatica decadenza dal trattamento ma, unicamente, la riduzione dell’indennità per le giornate di effettivo lavoro svolte [3].

Il lavoratore, al contrario, decade dal diritto al trattamento di integrazione salariale nel caso in cui non provveda a dare tempestiva comunicazione dello svolgimento dell’attività lavorativa alla sede territoriale Inps. Occorre, però precisare, che, ai fini di questa comunicazione, valgono anche le comunicazioni obbligatorie di assunzione rilasciate direttamente dal datore di lavoro [4].

Ovviamente, la situazione cambia se, durante la sospensione in Cigo, il lavoratore trova un nuovo impiego. In questo caso, il nuovo impiego a tempo pieno e indeterminato risulta incompatibile con la sussistenza del precedente rapporto di lavoro e determina, dunque, la perdita del diritto al trattamento di integrazione salariale.

È dunque ipotizzabile, durante la Cigo, una nuova occupazione a tempo determinato, per il periodo di sospensione in Cigo, fermo restando, come già evidenziato, che questo comporta la riduzione del trattamento di integrazione salariale per le giornate di effettivo lavoro svolte.

In ogni caso di occupazione durante la Cigo, il lavoratore è comunque tenuto a inviare una comunicazione preventiva al proprio datore di lavoro. Ovviamente, occorre poi prestare attenzione al vincolo di fedeltà che lega il lavoratore al datore di lavoro [5]. Anche se sospeso in Cigo, il lavoratore è sempre legato al suo datore di lavoro dal rapporto di lavoro dal quale deriva l’obbligo di fedeltà e non concorrenza.

Ne consegue che, anche se astrattamente possibile, non è consigliabile assumere un incarico di lavoro che possa sollevare dei profili di concorrenza con l’altro datore di lavoro. Infatti, in questo caso, il datore di lavoro potrebbe contestare al lavoratore la violazione degli obblighi di fedeltà e non concorrenza ed assumere dei provvedimenti disciplinari nei suoi confronti.


note

[1] Art. 10 ss. D.Lgs. 148/2015.

[2] D. Lgs. n. 95442 del 15.04.2016.

[3] Cass. sent. n. 12487/1992.

[4] Inps, Circolare n. 57 del 6.05.2014 .

[5] Art. 2105 cod. civ.


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