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Assegno: ha una scadenza?

21 Maggio 2020
Assegno: ha una scadenza?

Termine per usare un assegno o per riscuoterlo: la differenza tra assegni circolari e bancari. 

Quanto tempo può rimanere nel cassetto un blocchetto degli assegni senza che sia consumato? E quanto tempo hai per incassare un assegno che ti è stato dato a pagamento di un credito? Insomma, l’assegno ha una scadenza? Cerchiamo di fare il punto della situazione. 

Qui di seguito, in particolare, analizzeremo il problema sotto due differenti prospettive. Vedremo innanzitutto se c’è una data di scadenza al libretto degli assegni e se, quindi, è possibile utilizzare uno di questi titoli a pagamento di un debito dopo molti anni da quando la banca ha rilasciato il carnet. In secondo luogo, spostandoci sulla prospettiva del creditore, vedremo quanto tempo ha questi per recarsi in banca e versare l’assegno sul conto o chiedere i contanti. Inizieremo proprio da questo secondo aspetto. 

Quanto tempo c’è per incassare un assegno bancario?

Il tema della scadenza dell’assegno è diverso a seconda che si tratti di:

  • assegno bancario: è il caso del correntista che chiede un blocchetto di assegni “appoggiato” sul proprio conto. Spetta al correntista controllare, ad ogni emissione dell’assegno, che lo stesso sia “coperto” da sufficiente provvista depositata sul conto;
  • assegno circolare: è il caso dell’assegno che viene emesso dalla banca previo deposito, da parte del richiedente, della somma necessaria alla copertura del titolo. A differenza dell’assegno bancario, quello circolare garantisce pertanto sempre il suo pagamento.

Partiamo dal primo caso.

In teoria, si può incassare un assegno bancario in qualsiasi momento, anche a distanza di diversi mesi da quando è stato rilasciato. 

Tuttavia, bisogna tenere conto del fatto che, se incassato immediatamente, l’assegno non può essere revocato dal titolare del conto, cosa che invece può avvenire una volta spirati i seguenti termini previsti dalla legge. In particolare:

  • per gli assegni da incassare nella stessa città del luogo di emissione dell’assegno (riportato in alto a sinistra sul titolo medesimo), c’è un termine di 8 giorni per l’incasso. È il cosiddetto assegno su piazza;
  • per gli assegni da incassare in una città diversa rispetto al luogo di missione, c’è un termine di 15 giorni. È il cosiddetto assegno fuori piazza.

Quindi, in buona sostanza, il possessore dell’assegno sa che, nei primi 8 o 15 giorni, il debitore non potrà chiedere alla banca di bloccare il pagamento dell’assegno o, qualora dovesse farlo, la banca non potrà accontentarlo. 

Viceversa, se il debitore dovesse chiedere alla banca il blocco dell’assegno dopo tale termine, quest’ultima sarà tenuta a rispettare la richiesta e non potrà più dare i soldi al possessore dell’assegno. 

Cosa succede se si blocca un assegno?

Se anche, come abbiamo appena detto, si può bloccare un assegno dopo 8 o 15 giorni (a seconda che si tratti di assegno su piazza o fuori piazza), non è in questo modo che il titolare del conto corrente si libera dal proprio debito. Con questa mossa, infatti, egli priva il creditore del diritto di chiedere i soldi direttamente alla sua banca. Ma quest’ultimo potrà ugualmente difendere i propri diritti rivolgendosi alla giustizia.

Cerchiamo di spiegarci meglio con un esempio.

Nicola chiede a Mario di fargli dei lavori in casa. All’ultimazione delle opere gli consegna un assegno di 5.000 euro. Mario, per un grave problema di salute, porta l’assegno all’incasso dopo dieci mesi. Nel frattempo, Nicola revoca alla banca l’ordine di pagamento dell’assegno perché si accorge che i lavori non sono stati eseguiti correttamente. In questo caso, Mario si rivolgerà al tribunale per ottenere un decreto ingiuntivo contro Nicola. È verosimile che tra i due sorga una controversia per l’accertamento dell’esenzione del contratto d’opera. 

Come visto, dunque, la revoca dell’ordine di pagamento dell’assegno non cancella il debito ma obbliga il creditore ad adire le vie legali.

Cosa fare se il debitore blocca l’assegno?

Se il debitore blocca l’assegno, il creditore ha:

  • 6 mesi di tempo per agire direttamente con un pignoramento. Non c’è bisogno, quindi, di intraprendere una causa. Difatti, l’assegno, entro i primi sei mesi dall’emissione, costituisce un “titolo esecutivo”, ossia un documento equiparato a una condanna del giudice. Il debitore, però, potrà fare opposizione all’esecuzione qualora dovesse ritenere di non dover pagare;
  • scaduti i 6 mesi, e comunque entro il termine di prescrizione del diritto di credito, il possessore dell’assegno può richiedere al giudice un decreto ingiuntivo, ossia un ordine di pagamento da notificare al debitore. Non c’è, quindi, bisogno di instaurare una causa. Il debitore dovrà pagare entro i successivi 40 giorni dalla notifica del decreto o, in alternativa, fare opposizione a mezzo del proprio avvocato. In tal caso, si instaura un regolare processo civile durante il quale sarà il creditore a dimostrare l’esistenza del proprio diritto. 

Data scadenza assegno bancario

Sintetizzando quanto abbiamo appena detto, possiamo concludere che non esiste una data di scadenza dell’assegno. Il creditore non subisce alcun rischio se incassa l’assegno entro 8 giorni (se la sua banca è nella stessa città del luogo di emissione dell’assegno) o 15 giorni (se si trova in una città diversa). Ma se fa scadere questo termine rischia che il debitore possa bloccare l’assegno (il che rende l’assegno anche non protestabile). Ma non è detto che ciò avvenga e, anche se dovesse succedere, resterebbe il fatto che l’assegno è una prova scritta del debito che, peraltro, per i primi sei mesi consente di avviare un pignoramento senza neanche una causa. Dopo i sei mesi, invece, è possibile procedere con il decreto ingiuntivo che, di certo, è una procedura più rapida del normale processo civile.

Data scadenza assegno circolare

Diversa è, invece, l’ipotesi dell’assegno circolare. 

In questo caso, il diritto a ottenere il pagamento dalla banca che ha emesso il titolo si prescrive nel termine di tre anni dall’emissione. Una volta trascorso il termine triennale, il beneficiario non potrà più ottenere il pagamento dell’assegno.

Data scadenza blocchetto assegni

Non esiste una data di scadenza del blocchetto assegni a meno che non sia la banca a chiedere al proprio correntista di restituire il carnet perché ormai vecchio.

Le uniche condizioni per emettere un assegno sono:

  • avere ancora un conto corrente attivo presso la banca;
  • avere la copertura sul conto corrente per pagare l’assegno. L’emissione di assegni a vuoto costituisce illecito amministrativo e comporta la revoca del blocchetto e il divieto all’emissione di altri assegni.


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