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Conte: «Non è tempo di party e movida»

21 Maggio 2020
Conte: «Non è tempo di party e movida»

Il peggio è alle spalle ma gli assembramenti potrebbero far risalire la curva dei contagi in alcune zone. Così il rispetto del distanziamento è fondamentale.

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte stamane è intervenuto alla Camera dei deputati per rendere l’informativa sulle misure adottate per la ‘fase 2‘ dell’emergenza Coronavirus.

Parlando del contenimento dei contagi, ha detto: “Mi rivolgo a tutti, ai giovani in particolare di cui comprendo l’entusiasmo: in questa fase più che mai rimane fondamentale rispettare le regole di distanziamento sociale e l’adozione di dispositivi di sicurezza. Non è il tempo della movida e degli assembramenti, bisogna fare attenzione perché esporre se stessi vuol dire anche esporre i proprio cari”.

In Aula, oggi, il premier ha ripetuto un’affermazione estemporanea pronunciata ieri all’uscita dal Senato, quando era stato fermato da una passante e a proposito della gestione della fase 2 aveva detto: “Chiariamolo: ora non è il tempo dei party o della movida. Abbiamo fatto saltare l’autocertificazione perché la curva epidemiologica è sotto controllo, però non è tempo dei party e degli assembramenti altrimenti la curva risale”.

Tornando all’intervento di stamane alla Camera, secondo il premier, ora “siamo in condizione di affrontare con fiducia e responsabilità il ritorno alla normalità. Tutti ora conosciamo meglio il virus, le misure idonee per tenerlo a bada”. Poi ha sottolineato: “Oggi possiamo dire che il peggio è alle nostre spalle lo dobbiamo ai cittadini, che hanno compiuto sacrifici e modificato le loro abitudini di vita. Ma in questa fase resta più che mai fondamentale il rispetto delle distanze di sicurezza e ove necessario l’uso delle mascherine“.

Sulle prospettive future, il presidente del Consiglio ha affermato: “Siamo consapevoli che la nuova fase potrà favorire l’aumento della curva del contagio in alcune zone. Lo terremo sotto osservazione e siamo pronti a intervenire. È un rischio calcolato, un rischio che dobbiamo accettare perché non possiamo fermarci in attesa di un vaccino“.


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