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Querela per diffamazione: risarcimento

13 Agosto 2020
Querela per diffamazione: risarcimento

Offese all’onore e alla reputazione: come difendersi?

Immagina una situazione di questo tipo: Paolo si trova al bar e, mentre prende un caffè, chiacchiera con gli amici Marco, Saverio e Nicola. Parlando del più e del meno, Paolo afferma falsamente che un loro conoscente, tale Giulio, ha passato tutti gli esami universitari unicamente perché raccomandato da suo padre, personaggio molto influente nel mondo accademico. Ebbene, in tal caso, Giulio può presentare una querela per diffamazione e ottenere il risarcimento del danno. In questo articolo vedremo, in particolare, cos’è la diffamazione e cosa fare per difendere l’onore e la reputazione dagli attacchi altrui. L’argomento ti interessa? Allora ti invito a proseguire nella lettura.

Diffamazione: cos’è?

Nel nostro ordinamento, la diffamazione è un reato e sussiste tutte le volte in cui qualcuno, chiacchierando con almeno due soggetti, offende la reputazione e l’onore di una persona assente. Ti faccio subito un esempio per farti capire di cosa stiamo parlando. 

Tizio non sopporta il collega Caio, quindi decide di scrivere sul proprio profilo Facebook la seguente frase “Caio è incompetente e senza cervello”.

È chiaro, quindi, che il reato di diffamazione [1] presuppone che:

  • l’offesa sia rivolta all’onore e alla reputazione altrui;
  • la vittima sia assente;
  • l’offesa venga comunicata ad almeno due persone.

Diffamazione: quando è reato?

A questo punto, vorrai sapere praticamente quando e come si commette il reato di diffamazione. Ti faccio due esempi.

Tizio invia un messaggio a Caia su WhatsApp, scrivendole che il suo ragazzo è un donnaiolo senza scrupoli.

Il giornalista Sempronio scrive un articolo sul giornale, dove accusa il politico Mevio di essere un boss mafioso e di aver chiesto il pizzo ad alcuni imprenditori della città.

Ebbene, come puoi notare, nel primo esempio non si tratta di diffamazione, in quanto il messaggio non è stato diffuso o comunque non è stato comunicato a due persone; nel secondo esempio, invece, si tratta di un classico caso di diffamazione a mezzo stampa.

Quindi, ricapitolando, la diffamazione è reato nel momento in cui l’espressione offensiva (la maldicenza per intenderci), rivolta ad una persona determinata, venga percepita da due o più persone. Ti faccio un altro esempio.

Tizio scrive sul proprio profilo Twitter che i fascisti sono stati la rovina dell’Italia.

In quest’ultimo esempio, non vi è diffamazione perché l’offesa non è diretta a qualcuno in particolare, ma ad un gruppo di persone non individuato o comunque non individuabile (Tizio, infatti, si rivolge ai fascisti in generale).

Querela per diffamazione: risarcimento

Partiamo subito con un esempio.

Tizio invia una mail a tutti i dipendenti dell’azienda in cui lavora, scrivendo che il collega Caio si reca al mare con l’amante durante l’orario lavorativo.

Ebbene, la prima cosa che può fare Caio è quella di presentare subito una querela per diffamazione alle autorità competenti (e cioè ai carabinieri, alla polizia oppure direttamente alla Procura della Repubblica). Tizio, infatti, spinto da gelosie professionali ha inviato una mail dal contenuto chiaramente diffamatorio, in quanto l’offesa all’onore e alla reputazione di Caio è stata percepita da tutti i dipendenti dell’azienda in cui lavora.  

Pertanto, se anche tu ritieni di essere vittima di una condotta diffamatoria hai tre mesi di tempo (da quando sei venuto a conoscenza delle dichiarazioni diffamatorie) per presentare una querela e mettere in moto la macchina della giustizia. Ciò significa che, per attivare le indagini, è necessario che la vittima manifesti chiaramente la volontà di procedere penalmente contro il responsabile.

Ovviamente, devi avere in mano delle prove sia della diffamazione che del danno subito (per tornare all’esempio di prima, probabilmente Caio è stato licenziato a causa della mail inviata da Tizio).

Una volta instaurato il processo penale, hai la possibilità di costituirti parte civile per chiedere e ottenere (in caso di condanna del colpevole) il risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale. Attenzione però: devi provare sia la consapevolezza nel presunto autore sia il danno patito. In caso di condanna, il colpevole rischia la reclusione fino ad 1 anno e la multa fino a 1.032 euro. La pena è aumenta con la reclusione da 6 mesi a 3 anni e la multa non inferiore a 516 euro se il reato è aggravato (pensa, ad esempio, alla diffamazione commessa a mezzo stampa oppure su Facebook).

Infine, il diritto al risarcimento può essere fatto valere anche nel giudizio civile. Anche in tal caso, bisogna provare che dalla diffamazione sia derivato un danno alla propria reputazione.  

Diffamazione e calunnia: quali sono le differenze?

Sgombriamo subito il campo da equivoci: la diffamazione e la calunnia sono due reati molto diversi tra loro. Dato che spesso si tende a fare un po’ di confusione, vediamo insieme quali sono le principali differenze:

  • la diffamazione, come già spiegato, consiste nell’offesa alla reputazione di una persona quando questa non è presente. Sussiste il reato solo quando l’offesa (commessa mediante la parola, le immagini, lo scritto e qualsiasi altra forma comunicativa idonea a ledere la reputazione altrui) viene percepita da almeno due soggetti;
  • la calunnia scatta quando chiunque incolpa una persona di un reato pur sapendola innocente. Come incolpare un innocente? Presentando all’autorità giudiziaria una denuncia, una querela, ecc. oppure simulando, a suo carico, le tracce di un reato.  

Per concludere, ti faccio due esempi per farti capire bene la differenza tra la diffamazione e la calunnia [2].

Tizia pubblica sul proprio profilo Instagram una foto che ritrae l’amica Caia completamente ubriaca. La foto è accompagnata dalla didascalia “Caia è una stupida alcolizzata”.

Sempronio presta la sua motocicletta all’amico Mevio. Successivamente, si reca dai carabinieri per denunciare Mevio per il furto del veicolo.

Come vedi, nel primo caso c’è diffamazione, quindi la lesione all’onore e alla reputazione a causa di una maldicenza (non importa che sia vera o falsa), nel secondo caso, invece, sussiste la calunnia, ossia l’accusa di un reato rivolta nei confronti di un innocente.


note

[1] Art. 595 cod. pen.

[2] Art. 368 cod. pen.


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