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Nonno invadente: che fare?

21 Maggio 2020
Nonno invadente: che fare?

Il diritto di instaurare e mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni presuppone comunque un clima costruttivo e di collaborazione con i genitori.

«Tra moglie e marito non mettere dito»: un adagio che vale per gli estranei quanto per gli stessi familiari. E, invece, specie quando si tratta di discutere sull’educazione dei bambini, i nonni hanno sempre il loro bel dire. Nonni che, se da un lato, vantano il sacrosanto diritto di mantenere relazioni affettive stabili coi nipoti, anche nel caso di separazione dei genitori, dall’altro non possono dettare regole sull’educazione e sulle scelte relative alla prole. Dette decisioni spettano, per natura, solo al padre e alla madre in quanto titolari della cosiddetta potestà genitoriale.

Ed allora, che fare col nonno invadente? La domanda è stata posta di recente alla Cassazione [1] chiamata a giudicare sulla vicenda di un nonno i cui atteggiamenti rischiavano di pregiudicare il già labile rapporto tra i genitori separati di un bambino. 

Secondo la Corte, il giudice può disporre lo stop o rallentare gli incontri fra nipoti e nonni quando gli anziani sono invadenti e mettono bocca sull’educazione creando dissidi con il padre e la madre del minore.

Per i Supremi giudici, i contrasti fra il nonno – o entrambi i nonni – e i genitori del piccolo in relazione alle divergenze e agli atteggiamenti critici e invadenti degli anziani, sull’educazione e la gestione, creano un pregiudizio al minore. 

Risultato: il giudice può ridurre o addirittura escludere gli incontri tra nonni e nipoti (ossia il cosiddetto diritto di visita che viene garantito in presenza di una coppia di genitori separati o divorziati).

È vero, l’articolo 317-bis del codice civile – che può considerarsi una norma chiave del sistema familiare – sancisce i diritti dei nonni verso i nipoti. La disposizione, in particolare, stabilisce quanto segue: «Gli ascendenti hanno diritto di mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni». E poi: «Il nonno a cui è impedito tale diritto può ricorrere al giudice del luogo di residenza abituale del minore affinché siano adottati i provvedimenti più idonei nell’esclusivo interesse del minore». 

In buona sostanza, in presenza di una coppia di genitori separati, se uno dei due impedisce ai nonni dell’ex coniuge i vedere il nipote, questi ultimi possono ottenere un provvedimento di condanna da parte del tribunale che ripristini il loro diritto di vista.

Ma la norma non è improntata a garantire il diritto dei nonni di vedere i minori ma quello dei minori di vedere i nonni: è principalmente per il bene dei nipoti infatti che il rapporto deve rimanere stabile, forte e duraturo. 

Anche se le aspirazioni dei nonni sono degne di apprezzamento, perché dettate dall’amore, il giudice è chiamato a verificare solo ed esclusivamente l’interesse del bambino [2].

Il diritto degli ascendenti non ha quindi un carattere incondizionato, ma il suo esercizio è subordinato ad una valutazione del giudice avente di mira esclusivamente la salute psicofisica del minore. Ne consegue che tale diritto può essere escluso o assoggettato a limitazioni qualora non risulti funzionale ad una crescita serena ed equilibrata per il minore o quando la frequentazione con i nonni comporti per lo stesso un turbamento e disequilibrio affettivo. 

Il piccolo ha, del resto, il diritto di crescere in un ambiente sano ed equilibrato. E ciò richiede anche una fruttuosa cooperazione tra i nonni e i genitori per l’adempimento dei loro obblighi educativi tale da consentire un sano sviluppo della personalità del minore.

Se invece mutano i rapporti tra genitori e nonni, sicché viene a mancare la sana cooperazione tra gli adulti, tanto da rendere non produttiva o addirittura pregiudizievole per il minore la frequentazione del nonno, il tribunale può modificare le modalità di esercizio del diritto dell’ascendente precedentemente riconosciute.

La Corte ha così concluso: benché le dinamiche che segnano l’evoluzione delle vicende all’interno di un nucleo familiare allargato non sono mai interamente ascrivibili alla condotta di una sola delle parti, è necessario, in una situazione di conflitto, conferire sempre la prevalenza all’interesse dei minori a crescere in un clima di serenità e ciò anche a costo di un parziale sacrificio del rapporto con il nonno. 


note

[1] Cass. ord. n. 9145/20 del 19.05.2020.

[2] Sul punto la Cassazione ha infatti chiarito che in quanto ispirata all’interesse esclusivo delle minori, consacrato dalla Carta dei diritti fondamentali dell’UE e dall’art. 3 della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo, resa esecutiva con legge Z7 maggio 1991, n. 176, come criterio informatore delle decisioni del giudice in subiecta materia, e specificamente richiamato dall’art. 317-bis, secondo comma, cod. civ, in tema di riconoscimento del diritto degli ascendenti a mantenere rapporti significativi con i nipoti, la predetta valutazione resiste alle critiche mosse dai ricorrenti, i quali, nell’insistere sulla divergenza tra la disciplina dettata dal decreto impugnato e le richieste formulate dalle parti, non tengono conto del carattere non vincolante delle stesse nei confronti del giudice, dotato di poteri officiosi che, come già detto in precedenza, gli consentono di confermare i propri provvedimenti secondo le modalità ritenute più idonee a garantire la soddisfazione delle esigenze educative e relazionali del minore.


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