Il condominio può vietare il distacco dal riscaldamento centralizzato?

21 Maggio 2020
Il condominio può vietare il distacco dal riscaldamento centralizzato?

Vediamo in quali casi il regolamento può condizionare il proprietario di un immobile che voglia dotarsi di una caldaia autonoma.

Sono molti i condomini che dispongono di un impianto di riscaldamento centralizzato. La caldaia, in questo caso, è unica e serve tutti gli appartamenti del palazzo. Contrariamente, l’impianto singolo prevede un’unica caldaia autonoma, non in comune con gli inquilini delle altre abitazioni. Le due soluzioni hanno vantaggi diversi: la prima, un minor costo di manutenzione, perché condiviso tra tutti gli abitanti del palazzo; la seconda, accendere i riscaldamenti a proprio piacimento, quando e per quanto tempo si vuole, con un maggiore risparmio energetico. È possibile che tu stia pensando di realizzare un impianto autonomo. E se il regolamento condominiale non lo prevede? Vediamo cosa può succedere.

Quando il divieto è valido

Due sono le circostanze che possono verificarsi, qualora esista, da parte del tuo condominio, un divieto di distacco dall’impianto centralizzato: o il divieto è valido o è nullo. È valido solo quando si accerta che, dal distacco, derivano notevoli squilibri di funzionamento o aggravi di spesa per gli altri condomini. In pratica, se il tuo desiderio di avere un impianto di riscaldamento tutto tuo arreca danni a chi vive nello stesso stabile, la modifica alla caldaia in comune può essere bloccata con una delibera dell’assemblea di condominio.

È la Cassazione, sezione civile [1], che ci dà tutte le risposte con un’ordinanza. I giudici, infatti, hanno esaminato il caso di un privato che, volendo installare un impianto di riscaldamento autonomo, si è scontrato con l’opposizione degli altri inquilini e il divieto del condominio. Ha perso in primo grado e in appello. La Cassazione, invece, ha accolto il suo ricorso – anche se la questione dovrà risolverla la Corte d’appello – perché l’altra situazione che si può verificare è che il divieto del condominio sia nullo.

Quando il divieto è nullo

Se il distacco non comporta né danni all’impianto originario, né maggiori spese per gli altri residenti nel palazzo, puoi procedere senza problemi. Il divieto infatti, in questo caso, è nullo perché, per tanti motivi non ci può essere un veto a prescindere da parte del condominio. Uno è il tema del risparmio energetico come interesse collettivo, privilegiato anche dal nostro ordinamento [2], oltre che da direttive europee [3]. Ma pesano anche i diritti del condomino: dal principio di solidarietà alle prerogative che chi risiede in una casa di proprietà può dover vantare sulla propria abitazione e sull’impianto condominiale. Quanto alle spese, chi opta per la caldaia autonoma dovrà comunque versare quelle di manutenzione, ma naturalmente non quelle di consumo, non usufruendo più dell’impianto centralizzato.

Nel caso del ricorso del padrone di casa che voleva distaccarsi dalla caldaia in comune, la Cassazione ha mandato gli atti di nuovo in Corte d’appello: i giudici dovranno valutare se la sua caldaia abbia creato problemi a quella condominiale.

note

[1] ordinanza Cass. civ. n. 9387 del 21/05/2020;

[2] Cass. civ. sez. II 02/11/2018 n. 28051; Cass. civ. sez. II 12/05/2017 n. 11970; Cass. civ. sez. II 29/09/2011 n. 19893.

[3] d.l. 104/2014 in attuazione della direttiva europea 2012/27.


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