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Casa comprata coi soldi dei suoceri: va restituita?

21 Maggio 2020
Casa comprata coi soldi dei suoceri: va restituita?

Con la separazione va restituito l’immobile comprato con i soldi della donazione dei genitori dell’ex coniuge. 

Nel 2018, la Cassazione ha spiegato che la casa comprata da uno dei due coniugi con i soldi ricevuti in donazione dai genitori entra in comunione dei beni [1]. Questo significa che, se un figlio riceve dal padre un bonifico sul conto corrente e, in regime di comunione con la moglie, acquista poi un immobile, tale bene appartiene per il 50% anche alla donna, la quale ne potrà pertanto rivendicare la proprietà in caso di separazione. Ne avevamo già parlato nell’articolo Casa comprata coi soldi dei genitori: entra in comunione?

Ma che succede se i soldi vengono invece regalati al genero o alla nuora? La casa comprata coi soldi dei suoceri va restituita?

Anche questo aspetto è stato risolto dalla Suprema Corte [2]. Commenteremo la pronuncia qui di seguito partendo, come sempre, da un esempio pratico per rendere ancor più chiari i termini della questione. 

Immaginiamo che una donna, in vista dell’imminente nascita dei nipoti, versi sul conto della cognata un consistente importo di denaro, affinché questa compri la casa ove andrà a vivere con il marito e i bambini. La donazione non viene fatta al figlio per ragioni fiscali (questi è, infatti, già proprietario di una prima casa).

Senonché la coppia, dopo qualche anno, decide di separarsi. La moglie pretende di mantenere la proprietà della casa, acquistata a suo tempo con il frutto di una donazione ormai irrevocabile. I suoceri, invece, rivorrebbero indietro quantomeno il denaro. Chi ha ragione? La casa comprata coi soldi dei suoceri va restituita? Ecco qual è la soluzione offerta dalla Cassazione.

La donazione è irrevocabile

In linea generale, la donazione è un atto irrevocabile. Non si può, quindi, pretendere la restituzione di un bene – mobile o immobile che sia – ormai regalato. 

Anche un bonifico sul conto, eseguito a titolo di contributo per l’acquisto di uno specifico bene (ad esempio, una casa), può definirsi una donazione, o meglio una donazione indiretta. Anzi, la donazione indiretta, per quanto remunerativa possa essere, non richiede mai l’intervento del notaio come invece la donazione diretta. 

Quindi, se un padre regala al figlio 100mila euro affinché questi li spenda come meglio crede, è necessario l’atto pubblico notarile. Se, invece, il padre regala al figlio 100mila euro affinché questi compri una casa, l’atto notarile non è più necessario. 

La donazione può essere revocata solo per sopravvenienza di figli – ovvero se il donante non aveva o ignorava di avere figli al tempo della donazione – o per ingratitudine, come nel caso di ingiuria o calunnia (leggi Revoca della donazione per ingratitudine).

I suoceri possono chiedere la restituzione della casa donata al genero o alla nuora?

In forza di quanto abbiamo appena detto, la Cassazione ha stabilito in passato che, una volta donata la casa al genero o alla nuora, questa non va restituita neanche in caso di separazione tra i coniugi. Secondo la Corte, non si può revocare una donazione anche se l’intento del donante era, indirettamente, quello di dare un tetto al proprio figlio. Del resto, come abbiamo appena detto, una donazione può essere revocata solo nei due casi indicati dal codice civile (v. sopra). 

Per un commento più approfondito della pronuncia leggi Donazione del suocero, si può revocare se c’è separazione?

Casa comprata coi soldi dei suoceri: va restituita? 

A questo punto, ci si aspetterebbe che anche la casa comprata coi soldi dei suoceri, frutto di una donazione indiretta al genero o alla nuora, vada restituita se la coppia decide di separarsi. E, invece, a sorpresa, questa volta la Cassazione dà risposta negativa. Ciò perché mancherebbe l’intento liberale, ossia la volontà di realizzare una vera e propria donazione. È invece indubbio – almeno nel caso deciso dai giudici supremi – che l’intento dei nonni è quello di dare un tetto ai nipoti o al figlio/figlia appena sposato e non quello di arricchire l’affine (ossia il coniuge del figlio/figlia).

Dunque, i presunti donanti – che evidentemente tali non sono – possono esperire nei confronti del genero o della nuora la cosiddetta «azione di arricchimento ingiustificato». 

Insomma, dal semplice fatto di aver ricevuto un bonifico sul proprio conto corrente non si può presumere l’esistenza della volontà di una donazione. 


note

[1] Cass. ord. n. 19537/18 del 24.07.2018.

[2] Cass. ord. n. 9379/20 del 21.05.2020.


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