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Coronavirus: la vera cifra dei morti secondo l’Inps

22 Maggio 2020 | Autore:
Coronavirus: la vera cifra dei morti secondo l’Inps

Uno studio dell’Istituto smentisce i dati della Protezione civile: non si tiene conto dei decessi avvenuti in casa, ci sono quasi 15mila vittime in più.

Che l’epidemia di coronavirus sia stata un massacro lo sapevamo già. Ma, a stare a sentire l’Inps, quella che stiamo vivendo da tre mesi a questa parte è una vera catastrofe. Uno studio dell’Istituto di previdenza – e stiamo parlando, quindi, di una fonte ufficiale che ha a che fare molto direttamente con la situazione sociale degli italiani – smentisce i dati della Protezione civile sulle vittime del Covid. Per difetto: all’Inps risulterebbero quasi 15mila morti in più. Le vittime, dunque, sarebbero molte di più rispetto alle 32mila di cui parlano gli ultimi bollettini.

Da dove salta fuori questo numero? «La quantificazione dei decessi per coronavirus – spiega l’Istituto –, condotta utilizzando il numero di pazienti deceduti positivi fornito su base giornaliera dal dipartimento della Protezione civile è considerata poco attendibile, in quanto influenzata non solo dalla modalità di classificazione della causa di morte, ma anche dall’esecuzione di un test di positività al virus». Per farla breve: i bollettini della Protezione civile non tengono conto dei decessi avvenuti in casa. Ed è proprio nei domicili e tra le persone mai sottoposte ad un tampone dove, secondo l’Inps, si starebbe consumando un massacro parallelo a quello ufficiale.

L’istituto ha preso in considerazione la media dei decessi tra gennaio ed aprile degli ultimi cinque anni e li ha confrontati con quelli del 2020. A gennaio e febbraio ce ne sono stati 10mila in meno. Ma poi è arrivato il picco: tra marzo e aprile sono morte 46.909 persone in più. Di queste, secondo la Protezione civile, circa 32.300 (dato comunicato ieri sera) di coronavirus. Mancano all’appello, dunque 14.500 decessi.

E per l’Istituto non è difficile collegare quest’ultima cifra al Covid. Non a caso, fa notare l’Inps, «la distribuzione territoriale dei decessi è strettamente correlata alla propagazione dell’epidemia e la maggiore mortalità registrata degli uomini rispetto alle donne è coerente con l’ipotesi che la sovra-mortalità sia dovuta a un fattore esterno, in assenza del quale una eventuale crescita di decessi dovrebbe registrare delle dimensioni indipendenti sia dal territorio che dal sesso».


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