Superbonus 110%: come utilizzare il credito d’imposta

22 Maggio 2020 | Autore:
Superbonus 110%: come utilizzare il credito d’imposta

Il decreto Rilancio, oltre alla cessione a terzi e allo sconto in fattura, dà la possibilità di trasformare la detrazione in crediti compensabili.

Come noto, il decreto Rilancio dà la possibilità a chi deve ristrutturare una casa di fare praticamente gratis i lavori volti a garantire un miglioramento energetico dell’edificio, attraverso la realizzazione del cappotto termico o la sostituzione dell’impianto di riscaldamento con una caldaia a pompa di calore o a condensazione. Lo stesso vale per chi ha in mente degli interventi antisismici. Ciò è possibile grazie al superbonus del 110%, che consente sia il trasferimento a terzi (comprese le banche o l’impresa che effettua i lavori) del credito d’imposta sia lo sconto in fattura.

Ma c’è una terza possibilità offerta dal decreto ed è la trasformazione delle detrazioni Irpef o Ires in crediti d’imposta compensabili dallo stesso contribuente nel modello F24. In pratica, per determinate detrazioni fiscali sostenute nel 2020 e nel 2021, il contribuente, anziché utilizzarle direttamente tramite lo scomputo nel 730 dalla stessa tipologia d’imposta, può scegliere tra:

  • trasformare l’importo in credito d’imposta, compensandolo direttamente, «con facoltà di successive cessioni ad altri soggetti, ivi inclusi istituti di credito e altri intermediari finanziari»;
  • un «contributo, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto fino ad un importo massimo pari al contributo stesso, anticipato dal fornitore» e da «quest’ultimo recuperato sotto forma di credito d’imposta, con facoltà di successiva cessione del credito ad altri soggetti, ivi inclusi istituti di credito e altri intermediari finanziari».

Queste opzioni possono essere fatte sui crediti generati da:

  • recupero del patrimonio edilizio che oggi gode della detrazione Irpef del 50%, ma che nel 2021 tornerà al 36%;
  • risparmio energetico «qualificato», con detrazioni Irpef e Ires del 50-65-70-75-80-85-110%;
  • tutti gli interventi antisismici «speciali», con detrazioni Irpef e Ires del 50-70-75-80-85-110%;
  • bonus facciate, con detrazione Irpef e Ires del 90%;
  • impianti fotovoltaici e i sistemi di accumulo, con detrazione del 50% (36% dal 2021) o del 110%;
  • colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici, con detrazione del 50-110%.

Dopo che la detrazione è trasformata in credito d’imposta (con la possibilità di cederlo a terzi) o sia stata scontata dall’impresa che realizza i lavori, il beneficiario, oltre a cedere il credito, può utilizzarlo in compensazione orizzontale in F24, in base alle «rate residue di detrazione non fruite».

Va sottolineato che la detrazione diretta comporta la ripartizione del bonus in 5 o 10 anni. Ma c’è il rischio di perdere il beneficio in caso di incapienza. La trasformazione in credito d’imposta e la successiva cessione oppure lo sconto in fattura, invece, consente di monetizzare subito l’agevolazione grazie al prezzo della cessione o allo sconto sui lavori.

Qual è il vantaggio di trasformare il credito d’imposta senza cederlo a terzi? Il contribuente può utilizzarlo per compensare altre imposte come l’Imu, l’Irap, i contributi Inps. Quello che non può fare, in base al decreto, è usufruire negli anni successivi dell’eventuale quota di credito non utilizzata nell’anno. E nemmeno chiedere il rimborso di quello che non ha utilizzato in compensazione. Insomma: in questi casi, il bonus si perde.



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