Coronavirus, perché clorochina e idrossiclorochina fanno male

22 Maggio 2020
Coronavirus, perché clorochina e idrossiclorochina fanno male

La pillola che il presidente americano Donald Trump ha incautamente detto di prendere una volta al giorno aumenta il rischio mortalità, secondo una ricerca scientifica.

Forse il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, adesso, ci penserà meglio, prima di assumere un farmaco a scopo preventivo del Coronavirus, in un momento in cui non ci sono dati certi sulla sua efficacia. Parliamo dell’idrossiclorochina (e anche della clorochina), antimalarico che l’inquilino della Casa Bianca ha detto di prendere una volta al giorno per non farsi venire il Covid-19. Sappiamo – l’Agenzia italiana del farmaco e il suo omologo europeo, l’Agenzia europea per i medicinali, ce lo ricordano a cadenza regolare – che non c’è ancora una medicina sicura al 100% per trattare questa grave infezione polmonare. E sappiamo anche che il dibattito sui benefici e sulle controindicazioni di clorochina e idrossiclorochina è ancora aperto.

C’è, però, uno studio, di cui ci parla l’Adnkronos, che invita a diffidare per i gravi e letali effetti collaterali. I ricercatori sostengono che i pazienti ricoverati con Covid-19 e curati con clorochina o idrossiclorochina hanno un più alto rischio di mortalità rispetto a chi non è stato curato con l’antimalarico e il suo derivato, promossi non solo da Trump ma anche dal presidente brasiliano Jair Bolsonaro. Lo studio, una beffa totale per i due presidenti, è stato condotto su 96mila persone in tutto il mondo: Lancet lo ha pubblicato oggi.

La differenza tra i due farmaci

Preliminarmente c’è da dire che idrossiclorochina e clorochina si differenziano in particolare per un dato, come ha spiegato in un’intervista rilasciata al Tempo il ricercatore dell’Istituto superiore di sanità Andrea Savarino: “L’idrossiclorochina è identica strutturalmente alla clorochina ma con un atomo di ossigeno in più. Questo atomo di ossigeno conferisce proprietà di distribuzione nell’organismo un po’ diverse alle due molecole. Nella terapia della malaria 800 mg di idrossiclorochina corrispondono a 1000 mg di clorochina. Questo fa sì che, nelle linee guida italiane, l’idrossiclorochina sia prescritta a un dosaggio equivalente inferiore a quello cui è prescritta la clorochina per la stessa indicazione”. Ma lo studio di cui vi parliamo identifica – e quantifica – almeno un’altra significativa differenza che sta in un preoccupante incremento del pericolo di morte.

Di quanto aumenta il rischio mortalità

Lo studio si basa sull’analisi delle cartelle cliniche di pazienti positivi al Covid-19 e ricoverati in 671 strutture diverse in tutto il mondo, fra il 20 dicembre dello scorso anno e il 14 aprile. L’età media dei pazienti è di 54 anni e il 53% sono uomini. Sono stati esclusi i pazienti aiutati da ventilatori o curati con remdevisir. Su 96mila malati, 15mla sono stati trattati con clorochina o idrossiclorichina da sole o con l’aggiunta di antibiotici come azitromicina o claritromicina, a 48 ore dalla diagnosi. La differenza fra questi 15mila e gli altri, si legge, è stata impressionante. Per chi ha ricevuto idrossiclorochina il rischio di morire è aumentato del 34% e del 137% quello di avere una aritmia grave. Per chi ha preso idrossiclorochina associata a una terapia antibiotica le percentuali sono aumentate rispettivamente del 45% e del 411%. Con la clorochina, l’aumento del rischio di decesso è del 37% e di aritmia severa del 256%. Per clorochina associata ad antibiotico, i valori sono rispettivamente +37% e +301%.

Una croce sulla possibilità che siano efficaci

Come abbiamo visto poche righe fa, lo studio dice che, per i pazienti trattati con questi farmaci, aumentano significativamente anche le probabilità di un’aritmia che può portare a morte per arresto cardiaco improvviso. Lo dimostrano i dati raccolti da Mandep Mehera, dell’università di Harvard e del Brigham and Women’s Hospital, insieme ai colleghi di altri istituti internazionali, anche europei.

“Se c’è mai stata speranza in questo farmaco, questo studio ci mette una croce sopra. Non c’è alcuna ragione di essere ottimisti sulla possibilità che possa essere usato nella prevenzione o nella cura del Covid-19“, ha commentato David Maron, direttore di cardiologia preventiva alla Facoltà di medicina dell’università di Standford.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube