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Cosa fare se la banca non concede il mutuo

16 Agosto 2020 | Autore:
Cosa fare se la banca non concede il mutuo

Ci sono dei motivi per vedersi rifiutare un finanziamento. Ma se una ragione apparente non c’è o si fano delle false illusioni al cliente, a chi rivolgersi?

Hai trovato la casa che cercavi per staccarti dai genitori e mettere su famiglia. Ma per acquistarla hai bisogno di un finanziamento. Ti informi su quelli più convenienti e, quando lo trovi, presenti la domanda allegando la documentazione richiesta. La risposta, però non è quella che ti aspettavi: il finanziamento ti viene rifiutato perché, secondo l’istituto di credito, non hai i sufficienti requisiti per ottenerlo. Cosa fare se la banca non concede il mutuo? Devi rassegnarti e cercare una nuova possibilità altrove?

Questa possibilità ce l’hai. Tuttavia, è sempre utile perché la banca non concede un mutuo. Forse l’errore è stato tuo, forse hai sbagliato qualcosa che si può riparare, prima di ripetere la procedura daccapo o di rivolgerti all’Arbitro bancario finanziario, altro probabile interlocutore che, però conviene tenersi come ultima spiaggia.

Partiamo, dunque, da qui per poi vedere cosa fare se la banca non concede il mutuo.

Mutuo: perché la banca non lo concede?

Motivi finanziari, legali, di opportunità. Ci sono diverse ragioni per cui la banca non concede il mutuo. Non sempre a causa della situazione reddituale o patrimoniale del richiedente, ma anche per le caratteristiche della casa che si vuole acquistare o ristrutturare.

La situazione lavorativa del richiedente

Tra i motivi più comuni c’è, sicuramente, la situazione lavorativa dell’aspirante mutuatario. La precarietà di un contratto a tempo determinato può indurre l’istituto di credito a tentennare, se non addirittura a rifiutare la concessione del finanziamento. La banca vorrebbe certezze circa la capacità del richiedente di corrispondere le rate mensili e di riuscire a restituire il debito senza dare troppi problemi.

In questo caso il lavoratore precario deve valutare se ha altre garanzie da offrire, come ad esempio un bene mobile o immobile oppure la figura di un garante disposto a provvedere per lui al pagamento della mensilità in caso di difficoltà.

Il rapporto rata-reddito

Legato a questo problema c’è un’altra ragione per cui la banca non concede il mutuo, vale a dire il rapporto rata-reddito. In pratica, il richiedente può sì avere un contratto subordinato a tempo determinato, ma avere uno stipendio così modesto che gli consenta di arrivare «al pelo» alla fine del mese, considerando le spese per mangiare, vestirsi, andare al lavoro, pagare le bollette, ecc. Molto vuol dire, da questo punto di vista, se all’interno del suo nucleo familiare ci sono altre persone che lavorano e che portano a casa dei soldi e a quanti deve provvedere economicamente ogni mese.

Di solito, la banca ritiene che il rapporto tra rata e reddito non debba superare il 35%, anche se qualche istituto si spinge oltre ed arriva al 50%. Significa, quindi, e giusto per fare un esempio, che su uno stipendio di 1.500 euro la rata del mutuo non dovrebbe superare i 525 euro. Il calcolo della banca, ovviamente, può essere fatto al contrario: se il finanziamento richiede una rata mensile di 525 euro, il richiedente avrà un reddito mensile di almeno 1.500 euro? E con quel che gli resta, riesce a mantenere sé stesso e la famiglia?

Considera che la banca tiene conto solo dei redditi dichiarati e dimostrabili: inutile presentarsi dicendo che si ha un appartamento in affitto senza registrare e che entra ogni mese qualche centinaio di euro: l’istituto di credito farà finta di non avere sentito.

La lista nera dei cattivi pagatori

Terzo motivo per cui può essere rifiutato un mutuo: il passato del richiedente. Chi deve erogare un finanziamento, prima di muovere qualsiasi altra pedina, per prima cosa si informa se il cliente ha già avuto altri finanziamenti ed ha restituito diligentemente fino all’ultimo euro. In altre parole, se si tratta o meno di un cattivo pagatore. Ci sono diverse banche dati, a cominciare da quella della Banca d’Italia o da quella di Crif, che è il principale punto di riferimento tra i privati per sapere se una persona o una società hanno avuto alle spalle dei problemi di questo tipo. Se il tuo nome compare in una delle liste nere dei cattivi pagatori, cioè di quelli che non hanno versato qualche rata o le versano sistematicamente in ritardo, è molto probabile che né quella né un’altra banca ti conceda il credito.

Le caratteristiche del richiedente

Circa la persona che chiede un mutuo, la banca non guarda soltanto la sua busta paga ma altre caratteristiche, alcune imposte dalla legge ed altre legate a questioni di opportunità.

È possibile che un finanziamento venga rifiutato se il cliente:

  • non ha 18 anni;
  • non è cittadino italiano o straniero residente in Italia;
  • con c’è coerenza tra l’età del richiedente e la durata del mutuo. Difficilmente viene concesso un mutuo a chi ha più di 75 anni, per ovvi motivi.

Le caratteristiche ed i vincoli dell’immobile

Ultimo, ma non ultimo, il motivo legato alle caratteristiche dell’immobile offerto in garanzia. La banca farà certamente una perizia della casa e valuterà il suo reale valore commerciale. Va da sé che se si chiede un mutuo di 250mila euro e si presenta come garanzia un immobile che, volendo venderlo, non vale più di 150mila euro, è probabile che la richiesta del mutuo venga rifiutata.

Inoltre, raramente viene concesso un mutuo se la casa è pignorata, è oggetto di impugnazione o di revoca oppure ha delle irregolarità da un punto di vista edilizio che richiedano una sanatoria.

Mutuo: cosa fare se la banca lo nega?

Come abbiamo visto, ci sono diversi motivi per vedersi negare un mutuo dalla banca. Tuttavia, l’istituto di credito non può dire di no con molta disinvoltura. Ci sono alcuni vincoli, anche da un punto di vista legale, che devono essere rispettati.

Ad esempio, la banca non può avviare una trattativa e poi tirarsi indietro rifiutando la richiesta senza un motivo apparente, cioè violando l’obbligo di correttezza e buona fede imposto dalla legge [1]. Non può nemmeno ignorare la sua mission, cioè il suo ruolo a tutela del sistema creditizio e finanziario, attraverso una sana e prudente gestione della sua attività [2]. Infine, la banca deve ricordarsi del fatto che la legge definisce «cliente» non solo chi ha già un rapporto in essere con l’istituto, ma anche chi sta per avviare una trattativa [3]. Se ne deduce che in entrambi i casi deve mostrare lo stesso tipo di atteggiamento e di tutela.

Se la banca non concede il mutuo ed il cliente (o potenziale tale) si accorge che non è stato rispettato qualcuno di questi princìpi, è possibile rivolgersi all’Arbitro Bancario e Finanziario (l’Abf). Il quale, peraltro, ha precisato che la mancata concessione di un finanziamento senza apparente motivo, dopo avere dato al cliente l’impressione di un esito positivo della trattativa, espone la banca a responsabilità e al relativo risarcimento [4].


note

[1] Così ha chiarito anche Banca d’Italia, v. disposizioni del 29.07.2009, sez. I, premessa, 1.3.

[2] Art. 5 Dlgs. n 385/1993.

[3] Art. 1 lett. a) della deliberazione CICR 28.07.2008.

[4] Responsabilità precontrattuale ai sensi dell’art. 1337 cod. civ.: così ABF Roma decisione n. 437/2010; ABF Milano, decisione n. 445/2010.


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