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Scrivere insulti con le dita su una macchina sporca è illegale?

24 Maggio 2020
Scrivere insulti con le dita su una macchina sporca è illegale?

Si può parlare di diffamazione per chi offende una persona con una scritta sui vetri dell’auto sporca?

Dopo una settimana in cui è piovuta incessantemente acqua mista a terra, hai trovato, sulla carrozzeria della tua auto, una scritta a caratteri cubitali, ricavata proprio dalla sporcizia e fatta con il polpastrello di un dito. L’anonimo ti ha insultato in modo esplicito, offendendo la tua moralità con la scusa del sudiciume dei vetri. Chissà quante persone, del tuo stesso condominio, prima di te, hanno letto questa frase e ti avranno magari preso in giro o avranno nutrito dubbi sulla tua moralità.

Nei giorni successivi, sei riuscito a scoprire l’autore del “misfatto” e, trattandosi di un soggetto a te già noto per alcune liti durante le assemblee condominiali, hai deciso di agire contro di lui. Prima però ti chiedi se scrivere insulti con le dita su una macchina sporca è illegale. Cosa rischia chi, magari con la scusa di fare uno scherzo, rende pubblica un’offesa? Lasciare sulla carrozzeria o sui vetri di un’auto delle frasi che possono essere un pregiudizio alla reputazione può essere una diffamazione? Cerchiamo di capire cosa dice in proposito la legge.

Scrivere con le dita su una macchina sporca non è certamente fonte di un danno estetico all’auto, già pregiudicata dagli agenti atmosferici o dalla scarsa cura del suo stesso proprietario. Peraltro, si tratta di un fastidio minimo, che può essere facilmente rimosso con un po’ d’acqua.

Nel 2008, peraltro, la Cassazione ha specificato che i “piccoli fastidi della vita quotidiana” non possono essere oggetto di un risarcimento del danno morale, ma vanno tollerati. Del resto, è impossibile pensare di vivere in un mondo perfetto, dove non c’è chi non sbagli un taglio di capelli, dove non si rompe mai un tacco in un tombino comunale o non si subisce il ritardo di un mezzo pubblico.

Tali danni, però, non devono arrivare a ledere diritti costituzionali (ad esempio, la salute) o scaturire da reati nel qual caso, invece, è possibile chiedere un risarcimento. Si pensi, nel primo caso, al tacco che si spezza a causa di una buca stradale ma che, subito dopo, provochi la caduta a terra della donna, causandone gravi ferite. Oppure si pensi, nel secondo caso, a un’offesa che possa determinare una lesione della reputazione.

Proprio a riguardo delle offese possiamo affrontare il caso di chi scrive con le dita su una macchina sporca. Se anche, come abbiamo detto in apertura, tale condotta non costituisce in astratto alcun illecito (civile o penale), se tuttavia la frase rappresenta – alla stregua del comune sentire dell’uomo medio – un insulto può scattare il reato di diffamazione.

Perché mai la diffamazione? La diffamazione è qualsiasi offesa rivolta in pubblico a una persona ed in assenza di questa.

La frase non deve essere per forza scritta (ad esempio, su un giornale o sulla pagina di un social network), ma può anche essere proferita a voce, come nel caso delle maldicenze. A tal fine, però, affinché scatti il reato, è necessario che a udire o leggere l’offesa siano almeno due persone.

Ebbene, la scritta su un’auto può integrare il reato di diffamazione nella misura in cui:

  • il veicolo si trovi in una strada pubblica o aperta al pubblico, in modo tale che almeno due o più persone possano leggere il contenuto della frase;
  • la grafia sia chiaramente visibile e comprensibile (uno scarabocchio non potrebbe avere alcun significato);
  • il tenore dell’offesa non sia un semplice scherzo (come potrebbe essere «lavami, sporcaccione») ma un attacco alla moralità del titolare del veicolo, tale cioè da ledere la sua reputazione e dignità;
  • la scoperta della frase offensiva deve avvenire dopo un congruo termine, tale da dare il tempo anche ad altre persone di leggerla. Pertanto, se il proprietario giunge non appena la frase è stata scritta, non è più possibile parlare di diffamazione.

La parte più difficile è denunciare chi scrive sulla macchina sporca perché chiaramente servono le prove per un eventuale processo. Se tali prove non sono costituite da testimonianze oculari di terzi, potranno essere dei filmati di una eventuale videosorveglianza.

La giurisprudenza ha sdoganato l’uso di una telecamera puntata dal balcone verso l’auto a scopi difensivi, a condizione però che non riprenda anche la strada e le parti condominiali comuni.



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