Coronavirus, i diabetici sono più vulnerabili

22 Maggio 2020
Coronavirus, i diabetici sono più vulnerabili

La conferenza stampa dell’Organizzazione mondiale della sanità, occasione per fare il punto sull’andamento della pandemia.

“Le persone con diabete sono vulnerabili allo sviluppo di malattie gravi da Covid-19 e lottano con problemi quotidiani dovuti all’interruzione dell’accesso a farmaci, attrezzature e assistenza sanitaria”. Lo ha sottolineato il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus, in conferenza stampa a Ginevra.

Ci eravamo già soffermati sul maggior rischio per i diabetici, in tema di Coronavirus. Potete approfondire leggendo questo articolo: Coronavirus, quali rischi ci sono per chi ha il diabete. “Vorrei ringraziare Novo Nordisk – ha proseguito il dg dell’Oms – per la donazione di insulina e glucagone, che contribuiranno al trattamento delle persone con diabete in cinquanta Paesi a basso e medio reddito. Questa è la prima donazione nella storia dell’Oms di un farmaco per una malattia non trasmissibile e arriva in un momento critico. Le iniziative per garantire la fornitura di medicinali essenziali per il diabete sono molto apprezzate e rafforzano i molti modi in cui il settore privato può essere coinvolto nella promozione della solidarietà globale”.

La conferenza è stata, come al solito, l’occasione per fornire dati sulla circolazione del virus in tutto il mondo. Vediamoli.

I numeri della pandemia

Tedros Adhanom Ghebreyesus ha fornito i numeri dell’emergenza, dei quali ci mette al corrente, come sempre, l’agenzia di stampa Adnkronos: nel mondo sono stati superati i 5 milioni di casi. “Riconosciamo l’importanza di costruire unità e solidarietà globale per imparare gli uni dagli altri e sconfiggere il virus ovunque. Una parte fondamentale della risoluzione dell’Assemblea mondiale di questa settimana è stata quella secondo la quale, oltre a combattere Covid-19, i governi devono anche garantire che vengano mantenuti i servizi sanitari essenziali. Quando i sistemi sanitari sono sopraffatti, i decessi per epidemie e malattie prevenibili e curabili aumentano notevolmente”.

Il dg si riferisce alle vaccinazioni contro malattie come la poliomielite, il morbillo, la difterite. La copertura è a rischio in 68 Paesi del mondo e questo espone 80 milioni di bambini al pericolo di ammalarsi (leggi l’articolo: Vaccini mancati, 80 milioni di bambini in pericolo).

Il Brasile è il Paese più colpito

“Il Sudamerica è il nuovo epicentro della malattia, e il Brasile è il Paese più colpito”. Lo ha affermato Mike Ryan, capo del Programma di emergenze sanitarie dell’Oms. “Il Brasile ha circa 300mila casi confermati, con 19mila morti, e la maggioranza dei casi intorno a San Paolo”, ha ricordato Ryan, assicurando che l’Oms sta seguendo da vicino la situazione, e in particolare le condizioni delle popolazioni indigene dell’Amazzonia.

E se il ministero della Sanità del Brasile ha raccomandato l’uso dell’idrossiclorochina per il trattamento dei casi meno gravi di Covid-19, l’esperto dell’Oms ha invitato alla prudenza, ricordando che ancora non ci sono dati definitivi sull’efficacia di questa terapia. Quelli non definitivi, invece, sono tutt’altro che confortanti: uno studio pubblicato proprio oggi sulla prestigiosa rivista The Lancet ne sconsiglia l’uso, documentando percentuali di rischio mortalità molto più elevate nei pazienti Covid che hanno usato questo antimalarico per curarsi (leggi l’articolo: Coronavirus, perché clorochina e idrossiclorochina fanno male).

Meno vittime del previsto in Africa

Una nota positiva riguarda la situazione in Africa, il continente per il quale c’era più preoccupazione, viste le enormi difficoltà della sanità, specialmente in alcuni paesi: c’è chi non ha nemmeno un posto letto di terapia intensiva, per dirne una. Il quadro, dicono dall’Oms, è variegato. Ma è già una buona notizia, rispetto alla carneficina che si temeva. “In alcuni paesi i casi sono in aumento, in altri in calo. Ma finora non abbiamo registrato un numero importante di decessi“, ha detto Ryan.

I giornalisti chiedevano in particolare dell’Uganda, dove, per ora, non c’è alcun caso di Coronavirus. Un dato “positivo e sorprendente”, ha commentato Ryan, parzialmente spiegabile con il fatto “che in questo continente c’è una popolazione molto giovane, l’età media è molto bassa”, e i giovani sono colpiti meno duramente dal virus. L’Africa inoltre “ha accumulato una forte esperienza” nell’affrontare le epidemie. Ma la cautela è d’obbligo: “In Africa ci sono gruppi vulnerabili, dai rifugiati ai bambini malnutriti, quindi è importante non abbassare la guardia. Questo virus può sorprendere – ha avvertito Ryan – anche perché, se il sistema di sorveglianza africano è solido, c’è un gap nelle terapie intensive“.



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